Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post

lunedì 13 gennaio 2020

Hammamet, il bianco e la morte


Il film mi ha fatto una grande impressione. Mi è sembrata una delle opere più interessanti degli ultimi anni. Non vorrei soffermarmi sulla prestazione di Favino, semplicemente superlativa. È qualcosa che capita poche volte, credo, nella carriera di un attore. In un’altra epoca sarebbe passata alla storia. Craxi ci apparso davanti, nella sua concretezza umana. Favino non ha imitato Craxi, è diventato Craxi.
Che importanza potrebbe avere la storia di un politico in totale declino, alla fine del secolo scorso, se non quella di trasmettere un messaggio di cui la gente dell’ormai inoltrato XXI secolo ha un bisogno inconfessato? E di cosa la gente ha bisogno oggi, a vent’anni di distanza dagli eventi narrati? Perché ci interessa Craxi?
Non è la storia di un successo, roba così tanto in voga oggi, ma quella di una catastrofe, senza riscatto. Cosa ci attira in essa? Forse il sentimento che nel dolore si diventa veri: nel dolore immedicabile, nella sconfitta, nel peccato, all’ombra della morte, nella polvere, si diventa umani, ci si avvicina umili al mistero. E noi abbiamo bisogno di abbassarci, in quest’epoca, un bisogno inconfessabile, di cui abbiamo vergogna. Abbiamo bisogno di guardare in faccia la verità che non vogliamo vedere, cioè che da tanti anni noi poggiamo i piedi sul vuoto e questo vuoto ci spaventa ma nello stesso tempo ci attrae. Perché portare avanti ciò che è disumano è troppo doloroso.
In una Tunisia livida, che sembra malata quanto il protagonista, si consuma l’ultima stagione di uno dei più potenti uomini politici italiani del dopoguerra. Autoesiliato per sfuggire alla prigione, Craxi mantiene intatta la sua arroganza e la sicurezza di essere nel giusto, fino alla fine, eppure ci appare capace ancora di generosità, di gentilezza, come pure di furori improvvisi. Il film non indugia sulle motivazioni politiche, non indaga sui torti e le ragioni. È come vedere gli ultimi giorni di Napoleone a Sant’Elena, quando ogni cosa è perduta e restano solo piccole vestigia di un potere antico, ombre di antichi privilegi. Craxi passa le sue giornate nella noia, nei disagi fisici, circondato dai familiari, una moglie che sembra perennemente in vacanza, una figlia che si dedica completamente a un padre che ama morbosamente, un nipotino in sovrappeso e non troppo intelligente, una servitù autoctona e spettrale.
Il vuoto riempie i grandi spazi bianchi, il cielo bianco, il deserto, i fichi d’India, I muri bianchi delle case, tutto bianco, un bianco che sottolinea l’approssimarsi della morte.
E questo mi pare il motivo nascosto di tutto il film: la morte, la sua attesa, il tempo sospeso della condanna, il desiderio di espiazione, mischiato a quello di rendersi vittima sacrificale, di andare fino in fondo al proprio destino. Craxi è una figura tragica, il che costituisce un’eccezione notevole nel panorama italiano. L’italiano, come si sa, rifugge dalla tragedia e riversa in commedia ogni cosa, che poi quasi puntualmente sfocia nella farsa. Craxi sembra, consapevolmente o no, volersi sottrarre a questo italico destino.
Figura di decisionista così atipico tra i politici italiani, ha voluto accentrare su di sé il potere e vuole, coerentemente, accentrare su di sé anche le conseguenze che la perdita di questo potere comporta. Uomo libero, pur nella sua arroganza e nel suo egocentrismo, non accetta di sottoporsi a un giudizio che ritiene ingiusto. Perché deve pagare solo lui, per una consuetudine (il finanziamento illecito ai partiti) che è sempre andata bene a tutti? Non è innocente, Craxi. Lui ha abusato del potere, lo ha conosciuto e vissuto in tutti i suoi meandri, se ne è abbeverato, ha fatto della sua vita strumento stesso del potere. E il potere lo ha risucchiato e sputato via.
Allora quello che gli resta da fare è morire. Craxi ingaggia la sua partita con la morte. Quando potrebbe tornare in Italia e farsi operare da medici validi rifiuta. Gioca con la sorte, si fa operare in Tunisia. L’operazione va bene, ma è troppo tardi. Craxi se l’è giocata fino in fondo. Nel sogno finale ritorna il ragazzino che per puro capriccio prendeva a fiondate i vetri del collegio: per pura ribellione, per puro gioco, per puro desiderio di mettersi alla prova e fare di sé il proprio destino.
Non è cattolico come Andreotti, Craxi: egli attinge più alla tragicità greca.
Si fa autore del proprio destino e va incontro all’hybris.
Andreotti si attacca al cristianesimo e cavalca tutte le ere, arrivando a tardissima età.
Craxi e Andreotti, sono due possibilità inerenti all’animo italiano: Craxi e del tipo meno diffuso e si può stare certi che è quello che finirà sempre male. È il tipo mussoliniano. Stuzzicare la bestia italiana è molto pericoloso. Dalla commedia si passa alla farsa e dalla farsa si passa alla macelleria, quando meno ce lo si aspetta.  
Non è possibile giustificare quello che in fin dei conti è stato un politico controverso e assai discutibile. Il film però non può fare a meno di renderci un personaggio notoriamente poco simpatico, sgradevole e arrogante, uno di noi: e cioè un complicato, irrisolto, dolente essere umano di fronte alla propria mortalità e all’incomprensibile mistero di un cielo bianco che ci sovrasta.

giovedì 5 luglio 2018

Contro la rete contro i media contro tutto e il suo contrario

Youtubers di ogni tipo (che però tendono pericolosamente a somigliarsi) si schierano in fazioni che si combattono tra loro sputtanandosi. Il contendere verte su: è giusto sostenere immigrazione, non è giusto farlo, con corollario di: 1) è vero che X fa Y e provoca Z, 2) non è vero, Y ha provocato Z che ha reagito producendo X che 3) a sua volta è una imitazione di W come viene evidenziato in questo video. Subscribe, please.
Poi c’è la forsennata questione dei media mainstream che mentono come respirano (un media non respira, è solo una metafora) tutti tesi a sostenere i propri padroni a ogni costo. Poi si scopre che anche certe informazioni in rete sono pilotate, certi opinionisti youtubers sono evidentemente prezzolati e si urla allo scandalo, poi si scopre che è una fake news. E si ricomincia daccapo.
La Gabbanelli è informazione mainstream per cui, mentre sembra spiegare bene le collusioni di T con K in realtà mostra solo un pezzo del discorso in quanto si scopre che K è nemico giurato di H che ha tutto l’interesse a che T venga quanto meno ridimensionato. Le Iene fanno lo stesso sputtanando certi maghi e incensandone altri e così pure Otto e mezzo e La gabbia e Piazza pulita sono tutti rigorosamente contro il neo governo, così come erano tutti rigorosamente a favore del governo precedente. Tutta l’informazione mainstream è fatta da programmi che in fondo tutelano gli interessi del loro padrone, cioè il sistema capitalistico finanziario. Nel frattempo si scopre però che lo stesso sistema capitalistico ecc, finanzia anche Google e Facebook lasciando non pochi dubbi su quanto l’informazione web possa essere libera.
Le opinioni, le teorie, le rivelazioni, le notizie, le contro notizie si accavallano e si intrecciano senza fine, come strani animali vermiformi che pullulano nell’oceano virtuale del Sistema.
Nessun idealista tedesco, nemmeno nei suoi più elevati sogni (o deliranti incubi) avrebbe potuto prevedere che un giorno un intero pianeta sarebbe assurto al livello delle Idee platoniche digitalizzate.
In questo oceano l’indifferenziato cerca di incarnarsi goffamente. Agire significa intorbidare ancora più le acque, illudersi di fare la differenza, ma è solo un’altra opinione che erutta dal fondo.
Si scopre dunque che la carne fa bene e la pasta male, e che le malattie non esisterebbero se l’uomo vivesse ancora nelle caverne. Salvo smentita dalla scienza ufficiale, ma si sa che la scienza ufficiale, è tutta al servizio del grande capitale, e anche sull’evoluzione ormai ci sono grossi dubbi, in quanto anche Darwin è al servizio del grande capitale poiché la teoria dell’evoluzione avalla il più spregiudicato neoliberismo. Gli scienziati cercano di spiegare che la teoria di Darwin è complessa e sottoposta ormai a numerose revisioni, nonostante il suo nucleo essenziale rimanga inalterato. Darwin non ha mai veramente detto che l’evoluzione è basata sulla sopravvivenza del più forte, bensì del più adatto, e che oltre a meccanismi di sopraffazione, la natura mette anche in atto meccanismi di cooperazione. Ma la scienza, mente quasi al pari dell’informazione mainstream. L’unico vero scienziato è rimasto Zichichi, si sa.
L’obbiettivo del demone della dialettica, in questo marasma quotidiano, è che ognuno scelga la sua opinione e con essa si trastulli, la utilizzi come bambola gonfiabile con cui galleggiare nel mare dell’indifferenziato e ogni tanto sfogare i propri istinti.
Se un essere di un altro pianeta cercasse di capire qualcosa della specie umana immergendosi nel bailamme chiamato informazione contemporanea, a un primo impatto si troverebbe in mezzo a un tornado di cose che gli ronzano intorno e addosso. Sembrerebbe impossibile riuscire a destreggiarsi lì in mezzo. Poi il nostro essere ultraterreno comincerebbe a capire lo schema. Si accorgerebbe che ogni discorso, sebbene apparentemente complesso, verte intorno a un nucleo centrale costituito dall’interesse personale di chi lo esprime. Per interesse personale si può intendere, più in generale l’interesse del gruppo di cui fa parte chi fa il discorso.
La verità contenuta nel discorso stesso è ininfluente. Ci possono essere discorsi in cui la percentuale di verità (cioè di riscontro con la realtà fattuale esterna al discorrente) è molto elevata, ma non è questo che si ricerca, quanto piuttosto la preservazione e, ove possibile, l’incremento sociale del proprio gruppo di appartenenza.
Se questo essere ultra terreno, per uno strano effetto sinestetico che noi umani non possiamo neppure immaginare, “vedesse” le varie informazioni, queste le apparirebbero come vorticanti macchie di colori diversi tutte tendenti a inglobare macchie di altri colori, senza tuttavia mescolarsi quasi mai. A volte una macchia riesce a inglobarne un’altra e il colore di quest’ultima si mescola con quella più potente: ma in questo modo anche l’identità della prima macchia, pur vittoriosa, è cambiata per sempre. Questa nuova entità si scontra con altre macchie formando schemi di colori senza limiti.
È un gioco come quello di Krishna che crea l’universo. Trastulli. Il movimento delle macchie è creato dal frangersi continuo dei colori nel mare della volontà di potenza. Espansione, contrazione, spiegazione, colorazione, tutto virerebbe verso il bianco se cessasse di agitarsi.
Vedere questo schema generale è come vedere il gioco di Dio. Non c’è verità se non fuori dallo schema. Chi è dentro lo schema non è dentro la verità, ma dentro a una macchia colorata che lotta per inglobarne un’altra.
“Il senso del mondo giace fuori di esso.” Wittgenstein.

venerdì 22 giugno 2018

Populismi 4: ancora su destra e sinistra

Affermare che destra e sinistra sono involucri svuotati di senso, non significa affatto che le istanze (le aspirazioni, le idee) dietro a questo concetti siano venute meno. C’è bisogno di ritrovare una certa identità comunitaria, di popolo (destra), come c’è bisogno di prendersi cura degli svantaggiati, degli ultimi (sinistra). C’è bisogno di redistribuzione delle ricchezze in senso egalitario (sinistra), come c’è bisogno di riconoscere che l’uguaglianza può diventare una trappola (destra). C’è assoluto bisogno che i diritti umani di base siano rispettati (sinistra), come c’è altrettanto bisogno del più lucido realismo nel giudicare gli eventi (destra). C’è bisogno, insomma di un nuovo modo di ripensare la realtà sociale nel senso di un superamento del capitalismo (sinistra) che tenga però anche conto che alcune pulsioni umane sono incancellabili e vanno gestite (destra).
Gli aspetti oscuri della destra (razzismo, violenza, intolleranza), si sono scagliati contro gli aspetti oscuri della sinistra (classismo, violenza, intolleranza). L’errore degli ultimi duecento anni (errore terribile, foriero delle più grandi tragedie) è aver visto come opposti dei fenomeni che sono complementari.
In buona sostanza la destra può essere vista come “esistenziale”, cioè propugna una natura umana immutabile, individuale, gerarchica, territoriale, tradizionale, che va mantenuta, “conservata”. La sinistra è “normativa” afferma che la natura umana ha un’origine nei rapporti socio economici e può essere dunque corretta, e va corretta, in senso collettivistico, dinamico, tecnico, extraterritoriale, sganciato dalle pastoie di qualsivoglia “tradizione” e che il “progresso sociale e tecnologico” è la direzione sulla quale puntare la barra del timone.
Forse sarebbe un’ambizione troppo grande puntare a una unione di queste forme complementari? Sì, probabilmente sì. L’uomo non è pronto a fare questo salto. Non è pronto a unire compassione e grazia e giustizia, dentro di sé. Libertà, uguaglianza, fraternità. Troppa libertà disgrega. Troppa uguaglianza soffoca. Fu per questo che Robespierre, illustre carnefice e vittima della libertà e dell’uguaglianza, fece aggiungere agli obiettivi primari della Rivoluzione la fraternità, unica forza che può impedire i massacri. Unica forza che può unire le forze complementari. Unica forza che non entra mai in campo se non raramente e per brevi, intensissimi momenti che però ci hanno consentito finora di non spazzarci via dal pianeta.
È così. La destra non sarà mai sconfitta. E nemmeno la sinistra. Esse esistono come forze complementari dell’animo umano.
I “populismi” di quest’ultimo decennio sono un mescolamento di destra e sinistra, una polverizzazione, un omogeneizzato di tutto quello che è stato il conflitto sociale degli ultimi cento anni. A tratti, nel pulviscolo, si riconosce qualcosa, ma tutto resta essenzialmente indistinto. Questo omogeneizzato di destra – sinistra è il risultato della distruzione sistematica della coscienza individuale nel capitalismo liberista. Dato che il cittadino consumatore deve solo tutelare i propri vantaggi di consumo e niente altro, le politiche sociali ed economiche, sono sempre più schematiche. Nel voto “di pancia” che ha fatto vincere in Italia e in altre zone dell’Europa i “populismi”, giace la sofferenza dell’irrisolto, il tentativo estremamente goffo dell’individuo di riprendersi una sorta di collettivo che la società liberista ha fatto letteralmente sparire.
Bisogna fare attenzione a non sottovalutare il bisogno di “populismo” che ha l’uomo medio di questo tempo. Può essere criticabile, puerile, mediocre, ma il dolore che sottende questi movimenti, è reale, è anzi, l’unica cosa reale rimasta.
Siamo tutti orfani di qualcosa, in quest’epoca. Ci curiamo con dei surrogati. Giochiamo con concetti svuotati perché non abbiamo la forza di tornare umani, o diventare veramente tali, una buona volta.
Che significa diventare “umani”? Significa compiere in sé quella totalità, la fraternità, che ci sfugge sempre e che in quest’epoca non è nemmeno più un miraggio, accecati come siamo dai fantasmi della libertà e dell’uguaglianza. 
(continua)

sabato 16 giugno 2018

Populismi 3: destra e sinistra

“Ciò che mi obbliga a scrivere, penso, è la paura di diventare pazzo.”
Georges Bataille

Destra e sinistra sono concetti ormai superati. Questa affermazione, indipendentemente da chi la fa, suscita invariabilmente reazioni che vanno dalla perplessità, se va bene, all’aggressività, se si incontra la persona sbagliata.  Chi dice che destra e sinistra sono concetti superati è per forza di cosa uno che è di destra e non lo vuole ammettere. Perché essere di destra nel 2018, naturalmente, è una cosa molto brutta. Al che si potrebbe ribattere che chi crede che queste categorie non si possano in nessun modo trasformare è sicuramente di sinistra. Per quelli di destra essere di sinistra, sempre nel 2018,  è ovviamente una cosa molto brutta. Il superamento delle categorie destra – sinistra, è ancora più inaccettabile per chi si sente legato alla sinistra che è la categoria più visibilmente vicina all’estinzione delle due. È dunque una forma ininterrotta di nostalgia. Qualcuno potrebbe ribattere che il mondo è prevalentemente e tragicamente di destra, ormai, visti i risultati dele elezioni dimolti paesi del mondo, ma non coglierebbe il punto. Le istanze di sinistra non sono affatto sparite. Sono mescolate con quelle della destra in modo indissolubile. D’altra parte il mescolamento dei due fronti non è cosa nuova, accade fin da quando esistono. Ma vediamo un po’.
In primo luogo destra e sinistra sono, nel 2018,  categorie emotive/spirituali, non ideologiche o politiche.
 Nati con la Rivoluzione francese, i concetti di destra e sinistra hanno subito mutevoli variazioni, tutti ruotanti grosso modo intorno a uno stesso asse: destra reazionaria, conservatrice e nazionalista, portatrice delle istanze delle classi dominanti; sinistra rivoluzionaria, progressista e internazionalista, portatrice delle istanze delle classi dominate. Lo schemino da terza media, con tutte le variazioni possibili, può essere riprodotto fino al 1989.
Già prima di questa data però, due notevoli infiltrazioni invasero i campi rendendo le cose ancora più confuse. Nazional socialismo e fascismo nacquero entrambi come fenomeni in cui alcune istanze di sinistra (la difesa delle classi lavoratrici dallo strapotere padronale e bancario) con alcune istanze di destra (il nazionalismo) erano indissolubilmente mescolate. Non si possono scindere fenomeni come il nazismo e il fascismo senza tenere conto della profonda adesione popolare che ebbero. Entrambi i totalitarismi europei si identificarono con la destra in funzione anti comunista, ma le radici di tutti questi movimenti (comunismo, fascismo, nazismo) sono le stesse. Sono tutti frutti della pianta socialista. Il socialismo era naturalmente di sinistra, poiché era internazionalista e propugnava l’abbattimento delle disuguaglianze sociali. Continuando con lo schemino da terza media si vede facilmente che fenomeni evidentemente di destra e fenomeni di sinistra, lungi dall’essere completamente opposti, sono per lo meno contigui. Il demone del nazionalismo, a destra, sfociò nella difesa della “patria”, che poi divenne “razza” che poi divenne razzismo e più che altro antisemitismo. L’origine dell’antisemitismo è molto complessa e non la posso certo trattare qui. La cosa curiosa è che pogrom antisemiti avvennero anche in URSS che avrebbe dovuto essere la patria dell’internazionalismo socialista. Insomma lati oscuri del razzismo e del patriottismo erano presenti nei due opposti schieramenti, sia pure in misura differente.
In buona sostanza destra e sinistra si sono fronteggiati per ben due secoli. Tuttavia, come accade sempre, il nemico lo si odia e lo si combatte senza accorgersi che in qualche misura ci fa sempre da specchio.
A livello più profondo si potrebbe tranquillamente affermare che destra e sinistra sono categorie spirituali che appartengono all’individuo moderno/post moderno. Istanze conservatrici, istanze libertarie, istanze comunitarie, istanze progressiste, rivoluzionarie, esistenziali, normative: tutto questo è contenuto nel nostro oscuro animo e viene alla luce secondo i movimenti che i popoli e le élite fanno in quella tragicomica sequenza di insensatezze che chiamiamo storia (rigorosamente minuscolo).
Quello che è accaduto dopo il 1989, con lo spalancarsi delle frontiere e lo scatenarsi del libero mercato, è che ognuna di queste istanze rimaneva nella sua legittimità, ma le carte si sono completamente mescolate. I vecchi partiti della sinistra hanno pensato bene di rimodernarsi in senso liberista: in questo caso ha prevalso l’internazionalismo di sinistra con un camuffamento che è tra i trasformismi più beceri della storia. E' subentrato l’internazionalismo delle merci, cioè una identificazione assoluta con il Capitale e le sue esigenze. Non si è mai vista una resa più totale dal punto di vista ideologico.
La destra dal canto suo, ha da un lato radicalizzato le istanze di protezione borghese perdendo nel contempo quell’impulso anticapitalista che aveva in comune con la sinistra, sia pure con prassi diverse. Man mano che il capitalismo finanziario liberista e neo liberista prendeva piede in occidente e in Europa, l’erosione del potere d’acquisto delle classi medie, di fatto il sensibile impoverimento di chi prima poteva a buon titolo definirsi “borghese”, ha fatto sì che i partiti della destra più popolare potessero fare da cassa di risonanza per il malumore generale.
“Un milione di posti di lavoro” era lo slogan berlusconiano, ma anche i destrorsi del resto d’Europa cercavano di fare promesse simili.
Il trionfo del capitalismo liberista non ha dunque cancellato le istanze che avevano segnato la nascita della dicotomia destra sinistra, si è limitato a spostarle da un campo all’altro. È stata la cosiddetta destra a fare le veci della sinistra nella difesa (o almeno della sua promessa) delle cosiddette classi subalterne. Naturalmente lo ha fatto nel senso del tradizionalmente destrorso concetto di “patria”, “nazione”, “difesa del territorio”, “sicurezza”, tutte per altro rivendicazioni legittime: lo erano anche quelle di Hitler e Mussolini all’inizio. Stando così le cose si era avuto un ribaltamento totale rispetto al passato pre-1989: la destra attirava di più il popolo in difficoltà, la sinistra le classi medio alte, imprenditori a capo delle medie e grosse imprese.
L’Italia, in cui la guerra civile post 1945 non è mai veramente finita, è stato uno dei paesi dove maggiormente la tifoseria ideologica si era accanita. Dopo il 1989, con la scomparsa del PCI e l’avvento di Berlusconi, destra e sinistra sono implose e hanno cominciato ad avvicendarsi al governo del paese senza che qualcosa di veramente essenziale li distinguesse. E tuttavia i “popoli” di destra e sinistra continuavano a guardarsi in cagnesco e pretendevano gli uni sugli altri una superiorità morale che la realtà si incaricava di smentire ogni volta.
Con il finire del primo decennio del XXI secolo questa contrapposizione sempre più stanca, sempre più indistinguibile, è stata spazzata via dai movimenti cosiddetti “populisti”. Allora sì che i vecchi concetti destra – sinistra hanno mostrato definitivamente la corda, peggio, si sono completamente fusi. I movimenti “populisti” piaccia o no, sono la redde rationem della dicotomia destra – sinistra.
Ecco che destra e sinistra appaiono ormai involucri svuotati di senso. Le istanze che li animavano però restano, perché sono umane e dunque in linea di massima le stesse nei secoli, più o meno. (continua)

mercoledì 13 giugno 2018

Populismi 2

Il demone della dialettica produce, direi meglio, secerne, una specie di immaginario collettivo che rende qualunque tipo di soluzione intrapresa in qualsivoglia campo una questione prima di tutto emotiva. E le questioni emotive, si sa, hanno tutte i loro corollari di esagerazioni, omissioni, remissioni, revisioni, malafede, ipocrisia e scambio di opinioni antitetiche senza che si venga mai a capo di qualcosa di definitivo. In questo il demone della dialettica ci sguazza. Il suo compito è creare in primo luogo confusione.
Un primo aspetto della confusione è non vedere i rapporti di forza nella loro realtà e non percepire l’essenziale che giace al di sotto di ogni situazione.
Razionalmente parlando mi sembra più che giusto e direi anzi, normale, che l’enorme problema dell’emigrazione sia gestito collettivamente a livello europeo e non sempre dai soliti. È per questo che credo che il governo italiano abbia agito in modo conforme alle sue prerogative. Forse tutto questo suona semplicistico. La colpa di tutto, si sa, è del turbo capitalismo, l’euro, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’accumulo di capitale in poche mani e una redistribuzione a dir poco allucinante delle ricchezze, la povertà del continente africano, gli sfracelli del colonialismo, lo sfruttamento delle multinazionali, la caduta del saggio di profitto, il razzismo strisciante di frasi tipo “aiutiamoli a casa loro”. Tutto vero, tutto ovvio. Tuttavia il governo ha agito in base alle proprie prerogative. E non è nemmeno vero che i porti sono stati chiusi. Ed è talmente stupefacente vedere il governo italiano decidere qualcosa per conto proprio, che si rimane un po' sbigottiti. Non ci siamo abituati, ecco. Dai tempi di Craxi e Sigonella non si vedeva qualcosa del genere. Non so se è un buon auspicio per il governo, sappiamo che fine ha fatto Craxi.
Molti cittadini italiani sentono preoccupazione per la marea montante della destra che ha invaso il paese. Altrettanti e forse più sentono soddisfazione per lo stesso motivo. Quello che ha poco senso è temere per la perdita delle proprie libertà democratiche faticosamente conquistate: queste libertà sono già state estinte con la collaborazione attiva e fattiva dei governi di sinistra degli ultimi 25 anni. A che serve temere qualcosa che è già avvenuto?
Le élite si alternano nel tempo, un po’ come i poliziotti buoni e quelli cattivi negli interrogatori.
È il demone della dialettica che ride e continua a trascinarci per i capelli, giù nell’oscurità dell’inconsapevolezza.
Le élite si alternano, dicevo prima. Ora abbiamo al governo una élite “populista” che ha vinto le elezioni proprio perché si è schierata contro l’élite politica e finanziaria che spadroneggia in Europa. Questo governo “populista” però ha in sé alcuni elementi legati alla élite finanziaria: un nome tra tutti è Paolo Savona, membro del comitato esecutivo dell’Istituto Aspen Italia, cioé quanto di meno anti globalista si possa immaginare. Insomma, il dubbio che siamo di fronte al solito "cambiare tutto per non cambiare nulla" viene.
Staremo a vedere, non possiamo per ora fare altro.
Fa sorridere vedere come i più ferventi sostenitori dei diritti umani avallino un sistema che li calpesta sistematicamente e si fanno venire la lacrimuccia indignata di fronte allo spettacolo dei poveri cristi sull'Aquarius, ma nessuna lacrima, tranne quelle della Fornero nel 2012, per le conseguenze dell'impoverimento sistematico di milioni di italiani, come se una cosa non fosse conseguenza dell'altra. Lacrimucce a comando.
Al popolo non resta che la tifoseria per calmare gli ardori e smorzare la frustrazione di non contare mai un cazzo e di essere essenzialmente un gregge di pecore che cambia solo padrone. Possiamo  manifestare simpatia o antipatia per questa nuova élite gialloverde, trovarli innovativi o gattopardeschi, vomitare bile quando li si vede in TV oppure sentire fremere il cuoricino quando li si sente parlare o quando Salvini fa la voce grossa in Europa. Va tutto bene, è tutto uguale per il peone: la storia non passerà mai da lui. La storia la fanno le élite, siano liberiste o marxiste, gialloverdi, rossobrune, o color piccione in fuga.
Il fascismo è eterno diceva Eco, ma lo è proprio nella misura in cui in esso destra e sinistra sono indissolubilmente legate. E così il popolo sceglie in libere elezioni dei fascismi di varia natura, qualcuno più teconologico e neoliberale, qualcun altro più ruspante e casareccio, qualcuno più digitale e virtuale, qualcuno più ecologico. C'è un fascismo per tutti i gusti.
Diceva Vilfredo Pareto “Illusione è credere che di fronte alla classe dominante stia, al presente, il popolo; sta, ed è una cosa ben diversa, una nuova e futura aristocrazia, che si appoggia sul popolo.”
Ma naturalmente Pareto faceva parte di una élite il cui scopo era preservarsi. E così il gioco continua di opinione in opinione e il demone della dialettica ci divora il cuore.
(continua)

lunedì 11 giugno 2018

Populismi 1

Da molti anni ho superato le ubbie politiche. Ho smesso di fremere perché qualche tipo di “verità” venisse alla luce per beffare i suoi detrattori; ho smesso di pensare che le elezioni democratiche potessero realmente servire a cambiare le sorti dei consorzi civili nei quali noi omini consumatori del XXI secolo portiamo avanti in qualche modo le nostre ominidi vite. Ho smesso di credere nella dicotomia destra – sinistra. La sinistra è progressista, la destra conservatrice/reazionaria, secondo la vulgata. La realtà si è incaricata di stravolgere questa concezione più e più volte, senza che chi possiede un senso di appartenenza a una delle due versioni della vita mutasse anche solo di un po’ le sue credenze. Poiché di credenze si tratta, null’altro, forse anche meno, tifoserie, più che altro.
Nessuna verità politica, nessuna ideologia ha resistito al vaglio della storia (minuscola d’obbligo).
Nessuna concezione storicista, dialettica, nichilista, relativista, religiosa, economica, resiste allo sfrenato correre del divenire verso l’orizzonte degli eventi oltre il quale scompare spandendo solo un debole riverbero all’indietro. Noi viviamo sull’accumulo di tutto quello che è stato creduto, sperato, pensato, agito, senza che questo ci impedisca di alzarci la mattina, sederci sulla tazza e cagare, magari ascoltando la radio o guardando sullo smartphone le infinite news del giorno, infinite e sempre le stesse: un paradosso dei nostri tempi.
(continua)

giovedì 31 maggio 2018

Siamo nella preistoria

Lega - M5S ci riprovano? C'è già un sapore di vecchio in questo. Si era già pronti per un nuovo capitolo della saga, ormai, si sa, cose della settimana scorsa sono preistoria. Questo lunedì è già  passato remoto, il treno dell'avvenire sfreccia veloce portandoci attraverso paesaggi sempre uguali e sempre nuovi, in un eterno ritorno delle novità. Una cosa appena passata è già bruciata, non interessa più alla labile memoria del consumatore. Quello che conta è continuare a correre come criceti sulla ruota.
Vera rivoluzione sarebbe fermarsi. Per questo non accadrà mai.

lunedì 26 maggio 2014

Non c'è molto da dire





Non c'è molto da dire. Quello che penso sull'ennesima elezione all'italiana, viene spiegato molto meglio di come saprei fare io qui.

venerdì 23 maggio 2014

L'intelligenza del fanatismo



Elezioni europee. Strilli di scimmie sugli spalti. Pro e contro. Tutto nel pallido miraggio di un cambiamento che non potrà mai avvenire da quei pulpiti. Grillo, devo ammetterlo, mi è simpatico, da sempre. Molto di quel che dice, è condivisibile. Anche quel che non è condivisibile, comunque, va sempre visto in una prospettiva che non è mai fissa.

Quel po’ di carica rivoluzionaria presente nel M5S fa raddrizzare i peli sulla schiena dei puristi: quelli che hanno depositato il copyright della rivoluzione da qualche parte. Alt, dicono. Tizio (o caio) ha scritto che la rivoluzione è questo e quest’altro.

Certo la “rivoluzione” grillina non va a toccare i modi di produzione. Niente al mondo lo può fare. Per ora.

È qualcosa, però, di cui non si è mai visto l’eguale finora. I tentativi di assimilare il M5S al fascismo del 1919, al Partito dell’Uomo Qualunque, al nazismo, al comunismo, non riescono. È sempre la vecchia tendenza di vedere l’oggi con gli occhi di ieri. Vedere la storia come un fenomeno che si ripete mi sembra una fallacia logica. C’è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che appartiene solo al presente.

Mi piace il M5S perché è una delle risposte del XXI secolo alla merda novecentesca. È un prodotto odierno, nato dall’oggi, destinato a navigare a vista verso il domani. Niente futuri radiosi, niente sol dell’avvenire: soltanto gente che si mette insieme a rimestare sulle macerie dell’adesso per provare a trarne qualcosa di diverso, un pragmatismo fiabesco.

È l’utopia del presente, la sola possibile in quest’epoca.

Intendiamoci, nonostante ribadisca la mia simpatia per il M5S, so quasi per certo che è destinato a fallire, sia che vinca, sia che perda: non credo, in altre parole, che potranno realmente cambiare la sostanza delle cose. È però un grande tentativo. È bello che succeda proprio in Italia, paese ormai completamente cinico e ottenebrato.

L’Italia è il laboratorio dei più grandi esperimenti sociali, diceva il solito Debord (cosa non ha anticipato quel povero alcolista suicida? Si dovrebbe studiare nelle scuole e invece è rimasto solo un nome che fa figo pronunciare, di solito senza averlo letto).

Ripeto, qualunque cosa accada, il M5S è destinato al fallimento, o alla trasformazione in qualcosa di altro. Ma nonostante tutto quello che possono dirne i detrattori, la vita lì dentro pulsa, stranamente in controtendenza con i tempi.

È proprio questo che fa incazzare e allarmare tutti, sentire l’alito del possibile sul collo.

Sentire che c’è qualcuno che si muove, a tentoni, sbagliando, fuori dagli schemi, da profano, tutto quello che si vuole: è intollerabile, mi rendo conto.

Meglio pensare che il M5S sia solo una banda di accoliti di un guru pazzo e incazzoso, dei lobotomizzati, dei poveri di spirito plagiati.

Io ho fatto parte di una setta, nella mia vita passata. I meccanismi della psicologia di gruppo, li ho dapprima vissuti sulla mia pelle e poi, quando a fatica me ne sono staccato, studiati.

Le dinamiche gruppali sono molto simili tra di loro. Dentro al M5S, si è ancora nella fase in cui c’è molta attenzione alla purezza iniziale del messaggio e c’è una forte coesione intorno al messaggio stesso, molto più che intorno al personaggio Grillo. Si fa attenzione, si coltivano capacità individuali.

Hanno resistito al fuoco di sbarramento ininterrotto di tutti i media nazionali, tesi a screditare il loro movimento. Si sono fatti largo nella palude di menzogne o peggio, mezze verità, che avvolgono la coscienza civile di questo paese. Non si sono mescolati, errore che gli italiani, avvezzi al compromesso, ancora non gli perdonano.

Ci vuole intelligenza e fanatismo per fare questo. Il fanatismo dell’intelligenza: quella percentuale di intransigenza che se è proiettata verso scopi “nobili” può essere motore di trasformazione.

Resta solo da vedere quando il fenomeno comincerà a degenerare.

Hanno dalla loro parte il fatto di essere circondati in ogni direzione solo da esempi negativi. Questo è un grande sprone a cercare di fare qualcosa di meglio.

Dubito che saranno eletti. Dubito anche (sono costretto a ripeterlo ancora), qualora lo fossero, che riusciranno a fare molte delle cose che si prefiggono, ma è importante che qualcosa del loro movimento rimanga. Quello che non potranno fare adesso, lo farà qualcun altro magari tra venti o trent’anni.

L’astuzia della ragione, l’ha sempre messo nel culo a tutti, a partire da Hegel stesso, per finire a Marx, Gramsci, Hitler, Stalin, Roosevelt, Gandhi, King, Pippo Baudo, Berlusconi, Madre Teresa, Jovanotti, Renzi … e anche Grillo.  

mercoledì 10 luglio 2013

Abbozzo di una antropologia politicamente scorretta



(Avvertenza: il contenuto di questo post può dare luogo ad alcuni fraintendimenti. Avviso subito che qui destra, sinistra, sessismo o razzismo non hanno luogo. Si tratta di semplici considerazioni che potranno trovare consensi o essere rifiutate in blocco: per l'autore non c'è problema)

Si arriverà, inevitabilmente, all’approvazione delle cosiddette nozze gay. I tempi sono maturi ed è totalmente inutile cercare di opporsi. Non che, personalmente, avrei qualcosa da opporre al matrimonio gay. Avrei qualcosa da opporre al matrimonio in generale, ma questo è un altro discorso.
Tutto sta cambiando. Il futuro sarà camaleontico, tutto sarà “normale”.
Ma non si creda che questo aumento della libertà di espressioni di “genere”, corrisponda a un aumento effettivo della libertà in generale. Si tratta, sostanzialmente, soltanto di “riconfigurare” l’aspetto esteriore del cittadino consumatore, ampliarne bisogni, ridisegnare il mercato su questi nuovi bisogni, compreso il mercato delle adozioni di bambini, nuove nevrosi, nuovi complessi, e poi naturalmente, alcuni censi saranno favoriti rispetto ad altri.
L’uomo “nuovo” che si andrà configurando sarà in parte il proseguimento di quello di adesso: apparentemente aperto mentalmente, più per noncuranza che per vero rispetto, consumatore e turista finché ce n’è. Superficialmente informato, tecnologicamente equipaggiato, privo delle inquietudini del pensiero critico, pieno delle inquietudini generate dal vuoto di non avere pensiero critico, gaudente e annoiato nello stesso tempo, ospedalizzato e medicalizzato, assicurato e beneamato: chi può permetterselo, naturalmente.
Ho motivo di credere che le nozze gay verranno all’inizio celebrate tra professionisti o comunque persone di ceto e livello di istruzione medio alto. Saranno una minoranza privilegiata. Con il tempo il fenomeno si estenderà, tutti a caccia della pensione di reversibilità, finché sarà possibile riceverla.
Tutto ruoterà intorno alla idolatria del “bambino” e alla idolatria del “rapporto”.
Forse si ridisegnerà l’uomo del futuro: questi bambini non diverranno né troppo maschi né troppo femmine, se non per le pulsioni biologiche di origine genetica: un giusto mix ormonale che non dà fastidio a nessuno. 
La “nuova” famiglia sarà un semplice “stare insieme” senza gerarchie, o con gerarchie basate su nuovi fattori, con pochi doveri semplici: potrebbe anche non essere un male.
Cosa definirà, nel futuro, l’identità dell’individuo? Forse solo il tipo di lavoro.
Quando anche il lavoro sarà sempre più latitante cosa resterà? Il livello di censo.
Nella più povera società del futuro, che valore avrà essere etero o omosessuali? Nessuno.
In un’epoca in cui diverrà fatalmente fondamentale limitare le nascite, l’omosessualità potrebbe anzi essere  favorita. Saranno possibili intere comunità, più adatte, forse, alla sopravvivenza e alla cura dei bambini.
L’orientamento sessuale non sarà più determinante  per identificare un individuo. Già adesso non lo è.
In definitiva, la demolizione della supremazia eterosessuale, nel mondo occidentale, non comporterà particolari svantaggi alla società nel complesso.
I cambiamenti climatici e il futuro incerto verso cui andiamo incontro potrebbero addirittura favorire i comportamenti omosessuali. Sta già succedendo.
Andiamo verso una trasformazione dei ceti medio alti: diverranno sempre più meticci e omosessuali, faranno da cuscinetto verso la degradante miseria dei ceti bassi, disoccupati, poveri, immigrati di varie etnie, senza alcuna speranza, afflitti da ben più gravi problemi che quelli del genere, ma ancora in grado di alimentare rancori e rabbie razziste o sessiste.
I ceti alti, i veri padroni di tutto, faranno esattamente quello che vorranno. In altre parole, stiamo andando verso una élite sessualmente onnivora e meticcia, che regnerà su una massa informe di disperati e li terrà a bada con le armi feroci e spietate della democrazia.
Non sto esprimendo critiche. Non esprimo giudizi morali. Non so se nel 2100 il 58% degli umani sarà omosessuale o no. Difficile, finché esisterà l’Islam. Non so e non mi importa se entro il 2100 i biondi diverranno una specie protetta (può anche darsi che non succeda e anzi, i biondi andranno talmente di moda che il gene diverrà da recessivo a dominante).
Non ho attaccamenti nei confronti di razze o generi finora supposti come dominanti. I bianchi, per quanto mi riguarda, possono anche sparire totalmente nel futuro prossimo. Sempre per quanto mi riguarda la società può diventare matriarcale in tutto e per tutto, non sposta nulla nel campo dell'indagine.
Tutto cambia. Perché aggrapparsi a queste cose?
Quello che mi interessa è capire come si sta riconfigurando il Potere. Il Potere non ha razza né sesso, li possiede entrambi. Il Potere decide quale razza o assenza di razza, sesso o assenza di sesso, sopravvivrà.
Quello che è iniziato come movimento di liberazione di minoranze o razze o generi, ingiustamente oppressi, è diventato Potere che si muove e riconfigura la razza umana.
È diventato Potere, nella misura in cui favorisce e alimenta il mantenimento del Potere stesso. Il Potere ha tutto l’interesse nell’avere dalla sua parte minoranze oppresse, sì, ma fino a un certo punto. Minoranze trasversali, cui manca la vera minaccia: la povertà. Minoranze che non vogliono in nessun modo rovesciare il Potere costituito, ma farne parte, entrando dalla porta principale della “normalità”.
È normale tutto ciò che diventa lecito. E, guarda caso, si tende a non fare diventare lecito tutto ciò che potrebbe agire contro il Potere: tipo un inasprirsi dei conflitti sociali.
L’uomo, meticcio o no, omosessuale o no, è e rimane un essere forgiato dalla Volontà di Potenza. La Volontà di Potenza si configura come Collaborazione o Oppressione, secondo i momenti e le situazioni storiche. Le maiuscole sono retoriche, ma sono utili per capire che ci troviamo di fronte a forze extraindividuali.
È per questo che il cosiddetto “terrorismo islamico” è stato visto come una minaccia.
Il massiccio afflusso di immigrati di religione islamica è un vero e proprio argine per l’élite occidentale che si sta creando.
Ne vedremo delle belle. L’unico modo per assorbire l’islamismo è renderlo consumista.
È un’impresa ardua in un mondo chiuso in una feroce crisi globale.
Finché l’élite mantiene il possesso dei modi di produzione, per i movimenti migratori islamici non c’è possibilità di espandersi più di tanto. Ma attenzione: dalla loro parte hanno il numero.
Ne vedremo veramente delle belle. O delle brutte.
La demografia, in un mondo come quello islamico, ferocemente omofobo, gioca a loro vantaggio.
Uomo nuovo occidentale e Islam, da una parte, Cina e India dall’altra, se la giocano nel XXI secolo. Chiunque vinca, una cosa è sicura: l’essere umano della fine di questo secolo sarà molto diverso da quello che abbiamo conosciuto fin qui.

Tornando a oggi: è verissimo che i diritti gay non tolgono nulla ai diritti dei “normali”.
È curioso però, lo slancio con il quale i partiti cosiddetti di sinistra difendono i diritti delle cosiddette minoranze e la perenne esitazione nel tutelare le fasce più povere. È dunque evidente che queste minoranze non coincidono, o coincidono in piccola parte, con i veri emarginati, di cui, fondamentalmente, i partiti democratici se ne fottono.
I veri emarginati hanno poco a che vedere con le minoranze che si suppongano emarginate. Se, per qualche motivo omosessualità e povertà coincidessero, l’omosessualità verrebbe combattuta ferocemente, altro che tutela dei diritti. Verrebbe definita una perversione nata dalla miseria. Questo è un ragionamento al limite, ma racchiude una verità. Ci si concentra su alcune cose, per lasciarne perdere volutamente altre.
Questo è quello che si potrebbe definire un ragionamento di “destra”. Invece è solo una presa di coscienza della fenomenale ipocrisia di certa sinistra progressista, che getta benzina sul fuoco alimentando polemiche con i cosiddetti conservatori.
Personalmente trovo ridicoli quelli che tuonano contro i gay, almeno quanto i partecipanti ai gay pride: figure quasi ottocentesche, grottesche maschere di carnevale, sia gli uni che gli altri.
Gli uni si affannano per avere il diritto di sentirsi "normali", "naturali", quando la logica insegna che "normalità" e "natura" sono due cose distinte, gli altri si affannano a trattenere un senso dell'identità e della normalità che sembrava immutabile e invece era solamente storico.

Intanto la miseria di chi è in miseria si approfondisce. 
E la società viene modellata sui desideri delle élite. 

venerdì 26 aprile 2013

Fascismo preventivo




Lucidissima definizione di Debord: il fascismo è l’arcaismo tecnicamente equipaggiato.
Siamo in un’epoca quanto mai tecnicamente equipaggiata. 
Il fascismo ha vinto su tutti i fronti, perché il disprezzo, l’ignoranza e l’illusione hanno sempre la vittoria facile. Anche armandoci dell’ardente pazienza di cui parla Rimbaud, quando incontreremo le città splendide? 
Il fascismo è il prevalere di un “indispensabile realismo politico”che poi è il realismo che permette a chi ha uno straccio di potere di continuare a mangiare il cibo degli altri. Foucault diceva che il potere è immanente a tutto e che non c’è una classe che ha il compito di trasformare le cose: un elegante modo alla francese per eludere Marx attraverso Marx. 
Il fascismo del ventunesimo secolo si potrebbe allora definire un arcaismo atomizzato tecnicamente equipaggiato via cavo e via satellite. 
Programmiamo la cottura dell’hamburger nel microonde mentre il sole esplode. 
È lecito evadere le tasse e gabbare il vicino, è lecito sentirsi cattolici solo perché intorno ci sono sempre più mussulmani. È lecito proteggere il proprio giardino facendo indossare collari elettronici ai giardinieri. 
È lecito pagare una badante sette euro l’ora e un operaio cinque euro l’ora, ma non è lecito usare gli embrioni per fare ricerche contro le malattie genetiche, neanche se sono semplici embrioni di operaio: le stirpi si devono preservare, le caste sono sacre e intoccabili, le banlieu esistono solo in Francia. 
Il popolo acquisterà coscienza solo quando gli cadrà un meteorite sulla testa, solo allora si solleverà e spazzerà via una delle più ignobili e ignave classi politiche mondiali degli ultimi trecento anni.
Naturalmente sto parlando di un videogame compatibile con PS3.
Si chiama Debord-on-Demand-in-Neverland.

lunedì 11 marzo 2013

Millenarismo per tutti



Io credo al primato della psicologia sulla politica. 
In altre parole, ritengo che gli strumenti più utili per osservare i fenomeni sociali siano quelli della psicologia politica, branca della psicologia sviluppata in Italia dal compianto Luigi De Marchi. 
Il millenarismo è congenito alla razza umana. La promessa del paradiso, di un futuro migliore, dell'abolizione delle classi sociali, la congiunzione nel seno del Padre, le 72 vergini del Corano, il marxismo - leninismo (non, si badi bene, l'analisi marxiana del capitalismo), il Popolo delle Libertà e, in ultima analisi, il Movimento 5 Stelle hanno tutti origine dalla Promessa Originaria, il Ritorno al Piacere Assoluto.
Si continuano a fare parallelismi tra l'ascesa (o discesa, secondo i gusti) in campo di Beppe Grillo e l'ascesa (o discesa s. g.) del fascismo. 
Attenzione, attenzione ci dicono, qui si tratta di pulsioni fortemente autoritarie. Ci troviamo di fronte a una nuova Marcia su Roma, la democrazia è in pericolo e bla bla bla bla. 
Io invece ritengo che siamo di fronte all'agitarsi di pulsioni psicologiche, assai diverse dal fascismo.
Il fascismo in quanto tale nasceva in un'epoca che considerava ancora la guerra dentro i confini dell'Europa un rischio accettabile e anche desiderabile, un'epoca nella quale il benessere delle masse, semplicemente non esisteva. Ora le vecchie stirpi che amavano la morte non esistono più. Ora è il culto della vita (sotto il quale viaggia camuffato l'impulso reazionario) a dirigere il gioco.
Il grillismo nasce da un curioso intreccio di tecnologia che risolve, residui del vecchio Sessantotto, new age, un  immaginario utopico creato interamente dentro la società dello spettacolo. 
Il M5S va oltre i limiti concettuali della vecchia destra e sinistra perché si rivolge a consumatori delusi, ai quali l'accesso al consumo è stato negato. Come reazione si cerca di recuperare una dimensione umana, che è soltanto l'immagine riflessa di un mondo tecnologicamente sostenibile.
Questo è tutto il millenarismo di cui può essere capace Grillo. La sua promessa utopica non si basa sulla supremazia di una razza o di una stirpe sull'altra (e in questo non può minimamente definirsi fascista) ma su una retorica della ricerca di armonia, onestà, etica e pulizia, opposte al marciume del mercato corrotto.
Il M5S vuole un mercato buono, entità che non esiste in natura.
Tuttavia non bisogna sottovalutare il movimento e la sua capacità di convogliare desideri profondi. Soprattutto non bisogna sottovalutare la sua capacità di cambiare e ricevere nuove proposte di cambiamento.
Il tema della decrescita, per esempio, che provoca furori nei conservatori, è essenziale e lo diventerà ancora di più, nel futuro. Decrescita ci sarà per forza, presto o tardi: e allora è meglio pilotarla. Meglio ancora accompagnarla alla decrescita della popolazione. 
Insomma, i grillini, a differenza di tutti gli altri vogliono toccare le leve della sala comandi. Le altre forze politiche vogliono solo spartirsi la torta e inchinarsi di fronte a chi le leve le ha sempre tirate. In questo, e solo in questo, possono essere equiparati al fascismo. O al comunismo, se è per questo. 
I grillini, ci credono, vogliono pasticciare con il quadro comandi e io spero che gli sia consentito.
Solo così, in questo fottuto paese succederà qualcosa di nuovo. Vedremo finalmente in faccia i veri padroni.
Avremo il privilegio di essere frustati direttamente da loro.
Il fallimento dei grillini rivelerà molte cose sulla natura del mondo che ci circonda. Un loro eventuale successo non può essere che effimero, perché è nella natura umana dividersi in padroni e schiavi. Questo è il terribile segreto che nessuno vuole vedere. La vita si rovescia nel suo contrario e viceversa, in un gioco incessante. 
Il pensiero utopico è la radice, l'origine e il fine dell'uomo. Ascesa in cielo e ritorno al grembo.
Origine è la Meta, diceva Adorno.
Finché esisterà, l'uomo dovrà tentare di costruire il paradiso in terra per tutti, l'Antica Promessa. 
Aprirà la strada a quello che deve accadere.


lunedì 19 novembre 2012

La rivolta degli Straccioni



Il venti maggio 2014, una folla di migliaia e migliaia di persone inferocite, unite dall’unico pensiero che i politici abbiano colpa di tutte le loro sofferenze, un pensiero del resto non molto lontano dal vero, marcia compatta, come si dice, verso il palazzo del governo.
A nulla serve che la polizia spari lacrimogeni ad altezza d’uomo, a nulla serve che decine di morti rimangano a coprire di sangue l’asfalto delle strade, a nulla serve qualsiasi tipo di discorso dei leader dei partiti.
Noi vogliamo quello che ci avete tolto, urlano gli Straccioni.
Noi vogliamo quello che avete voi.
Noi vogliamo la felicità che voi avete solo perché l’avete tolta a noi.
Voi ci avete condannato all’inferno.
Noi vi condanneremo ad assaggiarlo questo inferno. Così urlano dai megafoni gli Straccioni e subito dopo entrano nel palazzo del governo e massacrano indiscriminatamente, come si dice, tutti quelli che trovano.
In quel terribile giorno di maggio duecentoquindici deputati di tutte le fazioni politiche e tredici uscieri vengono trucidati a colpi di ascia, spranghe, coltelli, pistole, alcuni vengono impiccati ai lampioni del cortile interno, altri gettati dalle finestre e solo verso sera l’esercito ha ragione degli Straccioni a colpi di cannone e mitragliatrice.
Il risultato di una simile giornata è la cifra di seicentotrentotto vittime, tra deputati e rivoltosi. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’esercito americano, assieme ai membri del governo superstiti assumono il comando provvisorio di emergenza del paese e  proclamano la legge marziale. In nessun caso è possibile permettere che quello che è successo in Italia possa estendersi e dilagare in qualche altro paese europeo o del mondo. Tutto deve finire qui e ora. E la punizione per i ribelli deve essere esemplare.
Cominciano gli interminabili processi agli Straccioni che vengono trasmessi in diretta dalle TV di tutto il mondo. Viene invocata la pena di morte per i più irriducibili, come si dice, che sono neri, albanesi, rumeni, molti italiani disoccupati. Il novanta per cento di questa gente è di sesso maschile. Da qui nasce un’altra furibonda protesta sul fatto che la violenza ha sempre origine maschile e che il potere maschile non protegge abbastanza le donne. Nei disordini scoppiati dall’inizio dell’anno le vittime donne hanno superato il centinaio ma, nonostante nella maggior parte dei casi queste donne siano state uccise negli scontri con la polizia, la colpa di questa violenza maschile ricade sui rivoltosi sconfitti.
Quindi questi criminali nemici dell’umanità, questa macchia inaccettabile in una Europa pacificata da quasi settant’anni, come dice il capo del governo scampato miracolosamente al massacro, questi rimasugli di una sanguinosa epoca ideologica e maledetta, devono essere eliminati. Ci sono diversi problemi per realizzare questo obiettivo. Il primo problema è che la pena di morte non è più prevista dalla legge fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Occorre dunque fare una revisione totale del codice penale con il rischio di tornare indietro di un secolo nell’ambito dei diritti civili. Ci sono discussioni etiche interminabili, come si dice.
Ciò che resta del governo, però, vuole fare piazza pulita degli Straccioni. E anche la cosiddetta gente comune, che sotto sotto ci ha goduto nel vedere massacrati a colpi d’ascia e spranghe certe facce che per decenni sono apparse in televisione a dire sempre le stesse stronzate, anche la gente comune, ne ha abbastanza. Vuole pace e ordine. Vuole vedere sparire gli Straccioni. Vuole godersi le esecuzioni capitali in diretta da casa.
Troppa violenza per le strade, pensa la gente comune, ora basta, lo spettacolo è durato troppo. Il secondo problema è che molti dei rivoltosi sono  stranieri, per lo più senza permesso di soggiorno.
Il governo è inflessibile. Italiani o stranieri, devono essere puniti con la morte per quello che hanno fatto a un governo democratico di un paese democratico.
Attraverso una procedura paradossale, dovuta al timore che qualcosa di simile a quello che è successo il venti maggio possa ripresentarsi in qualsiasi altra democrazia europea, gli Straccioni vengono equiparati ai terroristi internazionali e processati da un tribunale internazionale per crimini contro l’umanità.
I governi dei paesi di appartenenza, non possono e non vogliono impedire il processo ai danni dei loro concittadini. Tutti i governi sono unanimi. Mai più, mai più si deve verificare la possibilità che la popolazione più povera e dunque moralmente più debole e influenzabile da ideologie distorte, come dice il presidente degli Stati Uniti, possa aggredire fisicamente un governo democratico. I governi romeno, albanese, senegalese, marocchino, filippino, peruviano, ecuadoreño accolgono la decisione del tribunale internazionale senza batter ciglio. Solo i governi scandinavi avanzano delle riserve ma non vengono minimamente ascoltati. L’unica condizione che viene posta dagli altri governi è che l’esecuzione deve avvenire in territorio neutro e che gli esecutori siano cittadini dei paesi coinvolti.
La cosa viene accordata in fretta. I governi democratici o meno democratici di Europa, Africa e Sud america si mettono d’accordo alla svelata.
I rivoltosi vengono tutti condannati a morte per fucilazione.
Alcuni rivoltosi italiani riescono a farsi convertire la pena dalla fucilazione all’ergastolo. Tutti quelli stranieri invece sono spacciati. La comunità internazionale grida all’ingiustizia ma la cosa viene messa presto a tacere con il pretesto che i fatti del venti maggio, anche se riguardano nello specifico il governo di un solo paese, sono in realtà una minaccia potenziale per qualunque governo del mondo e quindi di competenza internazionale.
Il governo più danneggiato ha la precedenza nel giudizio finale di clemenza. La polemica non si sgonfia così facilmente e anzi rischia di far mandare a monte tutta la faccenda e allora il governo italiano fa marcia indietro. Verranno risparmiati dall’esecuzione capitale solo dieci ragazzi e tre ragazze, tutti ancora minorenni. Gli altri italiani verranno fucilati assieme agli altri.
I membri dei diversi plotoni di esecuzione vengono presi dall’esercito albanese, rumeno, peruviano, ecuadoreño, senegalese. Per solidarietà anche il governo americano e perfino quello iraniano offrono plotoni di esecuzione per gestire la faccenda in maniera più neutra possibile. Il governo israeliano offre un plotone specializzato in esecuzioni per manifestare la solidarietà con la democrazia messa in pericolo dalle rivolte popolari.
È una vera rivoluzione sociale. Anche fazioni che si sono fatte la guerra fino a poche settimane prima, si riunisce in concordia per condannare a morte gli Straccioni.
Le TV di tutto il mondo riprendono i plotoni israeliano e iraniano fianco a fianco, mentre caricano i fucili, puntano e invece di mirare gli uni addosso agli altri, sparano contro i rivoltosi Straccioni legati ai pali.
Quando i corpi legati sobbalzano sotto i colpi e si afflosciano, un boato di applausi, come si dice, esplode nelle piazze dove sono allestiti i maxischermi che permettono a migliaia di persone di assistere all’evento.
La pace è finalmente scesa sul mondo. La democrazia del nostro paese e, di conseguenza, la democrazia di tutti i paesi del mondo, è salva. Il sangue dei rivoltosi viene velocemente ricoperto di segatura.

Quando i rivoltosi del venti maggio sono stati passati per le armi, una bella mattina di giugno, durante una diretta televisiva trasmessa dal cortile di una prigione in disuso nell’isola di Pianosa, il movimento degli Straccioni ha cominciato a mangiare sé stesso. Quando milioni di persone avevano visto sui loro schermi i plotoni di esecuzione scaricare pallottole su decine e decine di uomini legati ai pali, quando hanno visto le figure legate afflosciarsi a terra, hanno provato un doppio brivido dovuto all’eccitazione della morte violenta e al pensiero tremendo che dopo questo passo indietro di civiltà l’Europa e il mondo avrebbero fatto molta fatica a tornare a un livello accettabile di convivenza civile. Ma il terrorismo, la ferocia inaccettabile di chi usa la violenza per distruggere le fondamenta della nostra vita, deve essere combattuta con fermezza e senza inutili e fuorvianti sentimentalismi, ha detto il capo del governo.
Anche il Vaticano ha approvato tacitamente, come si dice, le esecuzioni, pur pregando per le anime irrequiete di queste persone che non hanno avuto, come dice il papa, rispetto per i ruoli sociali che sono la base della civiltà cristiana.
L’attaccamento alle cose materiali come il vile denaro, ha detto il papa apparso con il suo vestito bianco dalla sua solita finestra , l’attaccamento alle vuote aspettative del più vile consumismo, il mille volte sciagurato attaccamento a ideologie pseudo libertarie che la storia del novecento ha già ampiamente condannato e che niente hanno a che fare con la verità di Cristo, hanno portato a questa iattura che affligge oggi la società.
La civiltà come la conosciamo corre grave pericolo oggi, ha detto il papa. Non possiamo permetterci debolezze nel condannare il terrorismo ideologico, anche se bisogna implorare il perdono di Dio su queste povere anime.
Il presidente degli Stati Uniti ha approvato completamente le parole del papa e anche il presidente della Russia e quello della Francia e quello della Gran Bretagna e così via. E così il movimento degli Straccioni, passato alla più assoluta clandestinità, condannato agli occhi del mondo, si è dissolto nel nulla.
Nel giro di poche settimane i poveri hanno smesso di prendersela con i ricchi e hanno ricominciato a prendersela tra di loro, come è sempre stato.
L’ordine delle cose è stato ristabilito da adesso fino allo spegnimento del sole.
Il mio paese è diventato l’avanguardia di un nuovo movimento sociale nel quale i ruoli sono sacri e inviolabili.
Dio lo vuole. Il potere lo vuole. I poveri stessi lo vogliono.
Proteggeteci da noi stessi, dicono i poveri ai governanti.
Diteci cosa dobbiamo fare e lo faremo.
Per tutti i secoli dei secoli, amen. 

giovedì 28 giugno 2012

Modesta proposta per rivendicare un non diritto

Ci dica, gentilissima ministra del lavoro, chiaro e tondo e in mondovisione, quali sono i nostri diritti.
Il lavoro, Lei l'ha escluso: non è un diritto, non può esserlo.
Ok, il lavoro non è un diritto.
Ci può allora dire, gentilmente, a cosa abbiamo diritto?
Abbiamo diritto a cercarcelo, il lavoro? Certo, ma non a trovarlo. E ci mancherebbe. Che pretese.
Abbiamo i diritto di campare? Certo, nessuno ci ammazza, siamo in democrazia. Ma come campiamo sono cazzi nostri: se ce la facciamo bene, altrimenti, vuol dire che siamo inadatti a sopravvivere in democrazia. Lo diceva anche Darwin.
Abbiamo diritto alla salute? Certo, ma se ci ammaliamo e non abbiamo soldi sono cazzi nostri. Lo sapete voi quanti soldi si spendono perché un sacco di gente si fa prescrivere esami su esami che non gli servono? Questi pezzenti ipocondriaci si sono approfittati per troppo tempo della sanità pubblica. Quindi, se davvero stanno male, paghino, sennò, cazzi loro.
E poi, ministra, vediamo: a cosa abbiamo diritto?
Abbiamo il diritto di decidere della nostra vita? Certo, ma non possiamo morire quando ne abbiamo abbastanza. Altrimenti arriva Ferrara e ci bersaglia con centinaia di bottigliette d'acqua. Va a sapere perché.
Abbiamo il diritto di votare? Certo, ma senza nessuna scelta oggettiva, in quanto i politici sono sempre gli stessi da decenni e non li possiamo mandare via: è purtuttavia vero che molti, anche potendo mandarli via, tendono a rivotarli ogni volta, perché in Italia esistono due forze tettoniche invincibili: la pigrizia e il voto di scambio.
Abbiamo il diritto, tramite referendum, di scegliere a livello popolare cosa vogliamo, anzi, cosa non vogliamo? Certo, il referendum in Italia è montaliano. Peccato che quello che non vogliamo ce lo rifilano lo stesso.
Non vogliamo il nucleare: ecco il nucleare.
Non vogliamo il finanziamento pubblico ai partiti: ecco il finanziamento pubblico ai partiti.
Non vogliamo che l'acqua venga privatizzata: l'acqua viene privatizzata.
Cara ministra, è evidente che siamo pieni di diritti: dopotutto non viviamo in una democrazia?
I nostri diritti sono come le ferie segnate dentro la busta paga di una cooperativa: sono solo figurativi. Viviamo in uno Stato di diritto figurativo. Basta solo che ci sia scritto che c'è il diritto, mica ci deve essere davvero. Noi italiani mica facciamo storie.
Noi italiani, cara ministra, si è pieni di fantasia: ci basta pensare di avercelo un diritto e siamo tutti contenti. Se poi arriva qualcuno a dirci che non ce l'abbiamo, 'sto diritto, ce la si prende un po' ma poi ci passa. Basta che la Nazionale vinca stasera e tutto va a posto. Se perde ci arrabbiamo: ma mica con lei, ministra, non sia mai, con i giocatori e con l'allenatore.
Ci mancherebbe che ci arrabbiamo con lei, ministra. Anzi, io la capisco, ministra: lei è per l'emancipazione dell'uomo dalle tribolazione.
Lei lo sa che il lavoro non è un diritto, ma una sofferenza, una schiavitù, il tripalium da cui origina travaglio (la parola, non il giornalista). Nella sua lungimiranza lei vuole affrancarci tutti.
Lei è una utopista, ministra.
Che livello di pensiero. Lei passerà alla storia: la prima minstra del lavoro il cui compito è impedire alla gente di lavorare.
Io la vorrei premiare, ministra, per il suo splendido contributo.
Vorrei che lei non lavorasse più, mai più. Non che lei abbia mai veramente lavorato, ci mancherebbe, ma davvero, desiderei che la sua illustre persona venisse preservata da questo inutile scempio del dover lavorare, per sempre.
Ecco, lei non lavori più, lasci perdere.
Certo, dovrebbe anche rinunciare a quello che guadagna ... che dice, un piccolo sacrificio ci sta, no, ministra? Suvvia, il lavoro non è mica un diritto sancito dalla Costituzione (d'altra parte lei cosa ne sa della Costituzione?) ... è solo una seccante pretesa da parte di gente che non ha né arte, né parte ...
Lei è a un livello superiore. Eserciti il suo non diritto, ministra. Non lavori, non guadagni, non mangi, non abiti nelle sue cazzo di case (quante ne ha?). Viva in povertà, libera sotto il cielo del non diritto.
Ci dia l'esempio, ministra. Si lasci morire di fame in diretta. Quello che ci mette, ci mette. La seguiremo fino alla fine. Speriamo che molti suoi illustri colleghi seguano il suo luminoso esempio.
Le assicuro che gli applausi non mancheranno.