Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)
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venerdì 21 dicembre 2012

Ogni giorno è buono per la fine del mondo




Si fottano i Maya. Erano un popolo tutto sommato atroce, beota, schiavista e dedito ai sacrifici umani. No, i Maya con i loro calendari sono già giustamente fottuti da secoli. Fottiamoci noi, con il nostro continuo, esasperato ed esasperante bisogno di crearsi miti, profezie, manie religiose, superstizioni e allucinazioni di massa.
La razza umana è, nel complesso, allucinata: vive cioè in uno stato di continua allucinazione. Il sistema capitalista stesso non è forse una folle chimera che costringe miliardi di esseri a correre come automi su e giù per una astrazione come il denaro?
Senza rivelazioni strepitose non sappiamo vivere. Cerchiamo catastrofi che ci tolgano il sonno, o di cui possiamo ridere, inferni a cui sfuggire affidandoci a tutti i tipi di déi, e non vediamo la catastrofe reale che stiamo preparando con le nostre mani: sovrappopolazione e cambiamenti climatici saranno i protagonisti veri di questo XXI secolo.
Ma noi, da bravi animali addomesticati dall’abitudine, andiamo avanti come se nulla fosse. In questo non siamo tanto diversi dai gorilla, con i quali condividiamo, dopotutto, il 95% del genoma.
Eppure, senza una chiara consapevolezza di cosa siamo, che ruolo abbiamo in un universo inesprimibile, immenso, inospitale, senza capire cosa possiamo fare, non possiamo dirci umani: siamo solo un’occasione mancata.
In questo senso è vera la frase stampata sulla maglietta di quel ragazzo che qualche anno fa fece una strage di ragazzini all’interno di una scuola finlandese: Humanity is overrated, l’umanità è sopravvalutata.
Purtroppo l’impotenza genera questo tipo di rabbia e frustrazione incontrollabile.
Le masse si stanno avviando, giorno dopo giorno, a un simile livello di impotenza autodistruttiva. È il sistema stesso allucinatorio che le conduce. L’allucinazione conduce alla distruzione, inevitabilmente.
L’allucinazione non è una caratteristica solo delle masse: le élite stesse sono allucinate.
Non esiste complotto più grande della stupefacente idiozia di chi comanda, altro che NWO o stronzate simili … ciechi che sfruttano altri ciechi.
È difficile uscire dall’impasse. La consapevolezza è un’ardua conquista, che ai più non interessa, in quanto implica una solitudine feroce, glaciale. Niente superuomini che salvano il mondo, solo qualche migliaio di sfigati dietro a uno schermo e una tastiera, sprizzano scintille di luce nella notte del web, in compagna dei grandi del passato, ridotti a fantasmi digitali.
Mentre fuori dalla stanza il mondo continua la sua corsa indifferente, si cerca di classificare e riordinare in sempre nuovi schemi di percezione quello che si crede di aver compreso.
Nella stra – abusata frase di Marx, che più che comprendere il mondo si tratta di cambiarlo, c’è celato il seme della nostra impotenza.
Noi crediamo di comprendere il mondo molto più di quanti i nostri nonni o bisnonni comprendessero: quello che è venuto a mancare completamente è la possibilità di creare di una società diversa, più giusta, umana ed equa. Il popolo televisivo vive nell’allucinazione collettiva che basterebbe apportare alcuni cambiamenti perché le cose come stanno funzionino.
Ma il fatto è che questo non è vero e non sarà mai vero. Le cose come stanno sono maligne, mal funzionanti strutturalmente, inumane. Sono ontologicamente sbagliate.
Il vero schiavo, si dice, è chi acconsente incondizionatamente alla propria schiavitù.
Chi non acconsente, chi sa, pur se schiavizzato, non è schiavo. Una scintilla c’è ancora nei suoi occhi.
Non c’è possibilità imminente di una rivoluzione. Nemmeno si è in grado di capire come potrebbe essere questa rivoluzione. Forse non accadrà mai.
Eppure, per chi sa, ogni giorno è buono per la fine del mondo. Chi sa, vive, al massimo delle sue percezioni, resta più umano che può. Anche se costretto a una parte indigesta nel teatro di questa società, rimane vigile, pronto, nell’incessante attesa che tutto crolli come deve crollare.

lunedì 19 novembre 2012

La rivolta degli Straccioni



Il venti maggio 2014, una folla di migliaia e migliaia di persone inferocite, unite dall’unico pensiero che i politici abbiano colpa di tutte le loro sofferenze, un pensiero del resto non molto lontano dal vero, marcia compatta, come si dice, verso il palazzo del governo.
A nulla serve che la polizia spari lacrimogeni ad altezza d’uomo, a nulla serve che decine di morti rimangano a coprire di sangue l’asfalto delle strade, a nulla serve qualsiasi tipo di discorso dei leader dei partiti.
Noi vogliamo quello che ci avete tolto, urlano gli Straccioni.
Noi vogliamo quello che avete voi.
Noi vogliamo la felicità che voi avete solo perché l’avete tolta a noi.
Voi ci avete condannato all’inferno.
Noi vi condanneremo ad assaggiarlo questo inferno. Così urlano dai megafoni gli Straccioni e subito dopo entrano nel palazzo del governo e massacrano indiscriminatamente, come si dice, tutti quelli che trovano.
In quel terribile giorno di maggio duecentoquindici deputati di tutte le fazioni politiche e tredici uscieri vengono trucidati a colpi di ascia, spranghe, coltelli, pistole, alcuni vengono impiccati ai lampioni del cortile interno, altri gettati dalle finestre e solo verso sera l’esercito ha ragione degli Straccioni a colpi di cannone e mitragliatrice.
Il risultato di una simile giornata è la cifra di seicentotrentotto vittime, tra deputati e rivoltosi. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’esercito americano, assieme ai membri del governo superstiti assumono il comando provvisorio di emergenza del paese e  proclamano la legge marziale. In nessun caso è possibile permettere che quello che è successo in Italia possa estendersi e dilagare in qualche altro paese europeo o del mondo. Tutto deve finire qui e ora. E la punizione per i ribelli deve essere esemplare.
Cominciano gli interminabili processi agli Straccioni che vengono trasmessi in diretta dalle TV di tutto il mondo. Viene invocata la pena di morte per i più irriducibili, come si dice, che sono neri, albanesi, rumeni, molti italiani disoccupati. Il novanta per cento di questa gente è di sesso maschile. Da qui nasce un’altra furibonda protesta sul fatto che la violenza ha sempre origine maschile e che il potere maschile non protegge abbastanza le donne. Nei disordini scoppiati dall’inizio dell’anno le vittime donne hanno superato il centinaio ma, nonostante nella maggior parte dei casi queste donne siano state uccise negli scontri con la polizia, la colpa di questa violenza maschile ricade sui rivoltosi sconfitti.
Quindi questi criminali nemici dell’umanità, questa macchia inaccettabile in una Europa pacificata da quasi settant’anni, come dice il capo del governo scampato miracolosamente al massacro, questi rimasugli di una sanguinosa epoca ideologica e maledetta, devono essere eliminati. Ci sono diversi problemi per realizzare questo obiettivo. Il primo problema è che la pena di morte non è più prevista dalla legge fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Occorre dunque fare una revisione totale del codice penale con il rischio di tornare indietro di un secolo nell’ambito dei diritti civili. Ci sono discussioni etiche interminabili, come si dice.
Ciò che resta del governo, però, vuole fare piazza pulita degli Straccioni. E anche la cosiddetta gente comune, che sotto sotto ci ha goduto nel vedere massacrati a colpi d’ascia e spranghe certe facce che per decenni sono apparse in televisione a dire sempre le stesse stronzate, anche la gente comune, ne ha abbastanza. Vuole pace e ordine. Vuole vedere sparire gli Straccioni. Vuole godersi le esecuzioni capitali in diretta da casa.
Troppa violenza per le strade, pensa la gente comune, ora basta, lo spettacolo è durato troppo. Il secondo problema è che molti dei rivoltosi sono  stranieri, per lo più senza permesso di soggiorno.
Il governo è inflessibile. Italiani o stranieri, devono essere puniti con la morte per quello che hanno fatto a un governo democratico di un paese democratico.
Attraverso una procedura paradossale, dovuta al timore che qualcosa di simile a quello che è successo il venti maggio possa ripresentarsi in qualsiasi altra democrazia europea, gli Straccioni vengono equiparati ai terroristi internazionali e processati da un tribunale internazionale per crimini contro l’umanità.
I governi dei paesi di appartenenza, non possono e non vogliono impedire il processo ai danni dei loro concittadini. Tutti i governi sono unanimi. Mai più, mai più si deve verificare la possibilità che la popolazione più povera e dunque moralmente più debole e influenzabile da ideologie distorte, come dice il presidente degli Stati Uniti, possa aggredire fisicamente un governo democratico. I governi romeno, albanese, senegalese, marocchino, filippino, peruviano, ecuadoreño accolgono la decisione del tribunale internazionale senza batter ciglio. Solo i governi scandinavi avanzano delle riserve ma non vengono minimamente ascoltati. L’unica condizione che viene posta dagli altri governi è che l’esecuzione deve avvenire in territorio neutro e che gli esecutori siano cittadini dei paesi coinvolti.
La cosa viene accordata in fretta. I governi democratici o meno democratici di Europa, Africa e Sud america si mettono d’accordo alla svelata.
I rivoltosi vengono tutti condannati a morte per fucilazione.
Alcuni rivoltosi italiani riescono a farsi convertire la pena dalla fucilazione all’ergastolo. Tutti quelli stranieri invece sono spacciati. La comunità internazionale grida all’ingiustizia ma la cosa viene messa presto a tacere con il pretesto che i fatti del venti maggio, anche se riguardano nello specifico il governo di un solo paese, sono in realtà una minaccia potenziale per qualunque governo del mondo e quindi di competenza internazionale.
Il governo più danneggiato ha la precedenza nel giudizio finale di clemenza. La polemica non si sgonfia così facilmente e anzi rischia di far mandare a monte tutta la faccenda e allora il governo italiano fa marcia indietro. Verranno risparmiati dall’esecuzione capitale solo dieci ragazzi e tre ragazze, tutti ancora minorenni. Gli altri italiani verranno fucilati assieme agli altri.
I membri dei diversi plotoni di esecuzione vengono presi dall’esercito albanese, rumeno, peruviano, ecuadoreño, senegalese. Per solidarietà anche il governo americano e perfino quello iraniano offrono plotoni di esecuzione per gestire la faccenda in maniera più neutra possibile. Il governo israeliano offre un plotone specializzato in esecuzioni per manifestare la solidarietà con la democrazia messa in pericolo dalle rivolte popolari.
È una vera rivoluzione sociale. Anche fazioni che si sono fatte la guerra fino a poche settimane prima, si riunisce in concordia per condannare a morte gli Straccioni.
Le TV di tutto il mondo riprendono i plotoni israeliano e iraniano fianco a fianco, mentre caricano i fucili, puntano e invece di mirare gli uni addosso agli altri, sparano contro i rivoltosi Straccioni legati ai pali.
Quando i corpi legati sobbalzano sotto i colpi e si afflosciano, un boato di applausi, come si dice, esplode nelle piazze dove sono allestiti i maxischermi che permettono a migliaia di persone di assistere all’evento.
La pace è finalmente scesa sul mondo. La democrazia del nostro paese e, di conseguenza, la democrazia di tutti i paesi del mondo, è salva. Il sangue dei rivoltosi viene velocemente ricoperto di segatura.

Quando i rivoltosi del venti maggio sono stati passati per le armi, una bella mattina di giugno, durante una diretta televisiva trasmessa dal cortile di una prigione in disuso nell’isola di Pianosa, il movimento degli Straccioni ha cominciato a mangiare sé stesso. Quando milioni di persone avevano visto sui loro schermi i plotoni di esecuzione scaricare pallottole su decine e decine di uomini legati ai pali, quando hanno visto le figure legate afflosciarsi a terra, hanno provato un doppio brivido dovuto all’eccitazione della morte violenta e al pensiero tremendo che dopo questo passo indietro di civiltà l’Europa e il mondo avrebbero fatto molta fatica a tornare a un livello accettabile di convivenza civile. Ma il terrorismo, la ferocia inaccettabile di chi usa la violenza per distruggere le fondamenta della nostra vita, deve essere combattuta con fermezza e senza inutili e fuorvianti sentimentalismi, ha detto il capo del governo.
Anche il Vaticano ha approvato tacitamente, come si dice, le esecuzioni, pur pregando per le anime irrequiete di queste persone che non hanno avuto, come dice il papa, rispetto per i ruoli sociali che sono la base della civiltà cristiana.
L’attaccamento alle cose materiali come il vile denaro, ha detto il papa apparso con il suo vestito bianco dalla sua solita finestra , l’attaccamento alle vuote aspettative del più vile consumismo, il mille volte sciagurato attaccamento a ideologie pseudo libertarie che la storia del novecento ha già ampiamente condannato e che niente hanno a che fare con la verità di Cristo, hanno portato a questa iattura che affligge oggi la società.
La civiltà come la conosciamo corre grave pericolo oggi, ha detto il papa. Non possiamo permetterci debolezze nel condannare il terrorismo ideologico, anche se bisogna implorare il perdono di Dio su queste povere anime.
Il presidente degli Stati Uniti ha approvato completamente le parole del papa e anche il presidente della Russia e quello della Francia e quello della Gran Bretagna e così via. E così il movimento degli Straccioni, passato alla più assoluta clandestinità, condannato agli occhi del mondo, si è dissolto nel nulla.
Nel giro di poche settimane i poveri hanno smesso di prendersela con i ricchi e hanno ricominciato a prendersela tra di loro, come è sempre stato.
L’ordine delle cose è stato ristabilito da adesso fino allo spegnimento del sole.
Il mio paese è diventato l’avanguardia di un nuovo movimento sociale nel quale i ruoli sono sacri e inviolabili.
Dio lo vuole. Il potere lo vuole. I poveri stessi lo vogliono.
Proteggeteci da noi stessi, dicono i poveri ai governanti.
Diteci cosa dobbiamo fare e lo faremo.
Per tutti i secoli dei secoli, amen. 

martedì 7 agosto 2012

La democrazia è la dittatura del XXI secolo


Tu dici, la fine della Storia. Quella con la maiuscola, naturalmente, le nostre piccole storie minuscole non entrano qui. Tu dici, dunque, la fine della Storia. E io chiedo, quale Storia? Cos’è la Storia: un insieme di date, eventi tipo le Crociate, lo Sbarco in Normandia, la nascita e l’estinzione di una sconosciuta dinastia africana nel Congo del X secolo? Quando è iniziata la Storia: con i rotoli babilonesi, con l’invenzione della ruota? E quando è finita, con il crollo del Muro di Berlino, con la fine dell’URSS? E quando è ricominciata: forse in questo fastidiosamente troppo simbolico 11 settembre 2001? Cos’è la Storia, oltre che una ininterrotta serie di eventi per lo più sanguinosi? È curioso pensare invece che eventi epocali come il crollo del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS siano stati privi di spargimenti di sangue. È come se il gigante stanco si sia abbandonato alla morte e migliaia di vermi siano fuggiti dal suo immenso corpo in decomposizione. La fine della Storia, dici. Vediamo di capire. Il concetto di fine della Storia è essenzialmente hegeliano.
La Storia è un fiume le cui acque vorticose si devono placare nell’oceano della fusione di Concetto e Tempo, cioè del sapere e del soggetto, coscienza giudicante e coscienza agente. Tutto avrà termine nell’estrema riconciliazione, nell’omogeneità delle vite, in un mondo in cui tutti i bisogni di tutti saranno appagati. Questa suprema conciliazione, per Hegel, è il dominio perfetto dello Stato, non come si immagina di solito, lo Stato prussiano: Hegel ha passato gli ultimi anni di vita nel “crepuscolo” come lo chiamava, cercando di trovare “la rosa nella croce del presente” lamentando l’insufficienza della Ragione. L’immagine futura dell’Assoluto integrato, Hegel non la conobbe: è lo stato stalinista. Non, come si potrebbe pensare, il regime hitleriano: il Terzo Reich era assai poco ambivalente, i suoi fini erano troppo evidentemente distruttivi. Lo stalinismo è dunque il prodotto finale della Storia. Lo stalinismo è sanguinario, crudele e perfetto. Proprio per questo è il modello perfetto di Stato, il modello perfetto di mondo nel quale avviene la riconciliazione di tutte le contraddizioni, attraverso la forza, l’astuzia, l’inganno, la delazione, l’esilio, la morte, ma anche la lusinga, l’adescamento, la finta benevolenza. Come non vedere che, in qualche modo nascosto, cupo e terribile, lo stalinismo è il desiderio nascosto di ogni democrazia, ciò che ogni governo democratico vorrebbe inconsciamente essere? Non per niente Debord parlava dello stalinismo come del regime dello spettacolare “concentrato”. Ora viviamo nel regime dello spettacolare “diffuso”. Come non vedere l’istinto di morte che, mentre viene cacciato dalla porta, rientra dalla finestra? Hegel sperava in una riconciliazione pacifica delle contraddizioni, vedeva nella fine della Storia, la vera prima manifestazione dello Spirito Assoluto nel quale l’uomo, definito da lui il Concetto, potesse esprimire il proprio pieno potenziale, contribuendo alla collettività, felice di dare la vita per essa, in quanto l’individuo esiste solo dentro la collettività. Non si può pretendere troppo da un uomo vissuto tra il 1770 e il 1831. Tuttavia Hegel sapeva che il Concetto, la filosofia, la sapienza che è anche (forse) speranza, giungono sempre troppo tardi, sul far della sera come la nottola di Minerva. Arriva, cioè, quando la guerra e la stupidità hanno già devastato nazioni e cuori. Hegel vedeva la fine della Storia allontanarsi sempre più, come l’orizzonte al quale una nave tende ad avvicinarsi senza tuttavia poterlo mai raggiungere. Raggiungerlo veramente, significherebbe arrivare alla fine del mondo, e precipitare nel nulla ma il mondo è una sfera e dunque non ha mai fine, e il nulla è tenuto fuori, come se si fosse nell’utero materno. Il mondo non ha neppure inizio. Forse non inizierà mai, forse l’utero-mondo non partorirà mai qualcosa degno di vivere. Hegel è rimasto così, avvolto in un infinito crepuscolo fino alla morte per colera. Sarà dunque morto sostanzialmente cagando fuori l’anima. Avvolto dai fumi della febbre la sua coscienza giudicante avrà perso molta della sua proverbiale lucidità. Decisamente quel giorno del novembre 1831 per lui la Storia fu finita.
Cos’è dunque la Storia? Sicuramente un flusso di eventi specificamente umani che tendono tutti al soddisfacimento di desideri più o meno uguali ma contrapposti. In sostanza la Storia è la storia di chi vince la gara per la sopravvivenza. La Storia è storia della classe dominante e dei suoi schemi difensivi, ideologici e psicologici. Da qui deriva l’illusione che con la fine pressoché spontanea dell’URSS la Storia potesse assestarsi su un indefinito ordine mondiale, più o meno pacifico, retto dal mercato globale e dalle concezioni liberali, cioè meno Stato possibile e più possibilità di speculare per tutti. Qui l’Occidente, o meglio, la classe dominante dell’Occidente, ha commesso un grosso peccato di arroganza. Ha creduto che i conti fossero ormai chiusi, una volta liquidato il suo vecchio nemico, l’Est. L’Occidente arrogante ha preferito ignorare, ritenendoli innocui o controllabili, i residui della sua antica lotta contro l’impero sovietico. Vale a dire tutti i terroristi e i fanatici integralisti, coccolati e addestrati per far fuori Ivan. Tutti noi, nati al tempo della Guerra Fredda, siamo vissuti così, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Dopo il Crollo, i cattivi si sono sparpagliati in giro e gli alleati dei buoni (ovviamente, gli occidentali) gli si sono rivoltati contro. Abbiamo vissuto per decenni in un mondo diviso da uno specchio. E ognuna delle parti rifletteva l’altra. Ora lo specchio è andato in frantumi e in cosa l’Occidente si può specchiare, ormai? Ora, tutto è Occidente, è tutto ciò che è contro di noi è brutto, straccione, fondamentalista, Altro, troppo Altro. Noi rifiutiamo di specchiarci nel nuovo specchio che è sorto dalla macerie nel frattempo. Rifiutiamo di  vedere la nostra immagine rozza e violenta che ci viene rimandata dai paesi poveri, dai paesi che bombardiamo. Fingiamo, fingiamo che la Storia sia finita, che d’ora in poi ci saranno solo guerricciole infinite di aggiustamento per eliminare chi non ci somiglia troppo, ma che sostanzialmente la nostra visione del mondo trionferà. Dobbiamo essere tutti democratici e tutti commercianti, in un modo o nell’altro. La cosa tragica è che il “nemico” di adesso, il fondamentalismo islamico, il “terrorismo” non propugna una visione radicalmente Altra, che per noi è inaccettabile, come può essere il comunismo, la rivoluzione: niente di tutto questo. Il nemico propugna gli stessi nostri valori, solo distorti, ancora più impoveriti e imbarbariti. Non ci sono più due visioni del mondo che si combattono: esiste solo lo straccione che confida in un Dio arcaico contro il manager in completo scuro che confida nella merce, o meglio, nel business, a sua volta derivazione di un Dio arcaico che nel frattempo si è evoluto. In mezzo a tutto ciò, Mafia e Stato fanno i loro giochetti. Le filosofie orientali sono neutre e anzi in realtà più tendenti a dare a Cesare quel che è di Cesare e anche di più. Business is business. Non a caso tantissimi uomini d’affari e politici orientali fanno mostra della loro fede buddista senza che questa le impedisca di commettere alcunché. Il fatto è che nell’appiattimento ideologico imperante, gli straccioni hanno alzato la testa. Ne fanno una questione di identità, cioè noi contro loro. L’identità è tutto, nel XXI secolo. Più non si capisce cosa cazzo è l’identità, più il tema dell’identità (e per identità si intende per lo più la religione o l’etnia di nascita) diventa cruciale. E la Storia, che non ha mai smesso di tendere al suo vero fine, cioè il godimento estremo della classe dominante, continua a procedere, macinando vite, finendo di fare a pezzi coscienza agente e coscienza giudicante, finendo di far cagare l’anima a Hegel come in quelle (per lui) atroci e definitive notti del novembre 1831. L’unica cosa che consola è pensare che vista dalla prospettiva di un osservatore vivente, che ne so, tra un migliaio di anni, questa contrapposizione in blocchi durata meno di mezzo secolo, con tutte le conseguenze che stiamo vivendo adesso, sarà forse una paginetta o due su un manuale. Quello che rimarrà, saranno invece gli sfracelli ambientali ed economici che avrà prodotto il capitale. La fine della Storia, dunque, dici. Ma la Storia può avere fine solo se c’è un fine. Se il fine è la riconciliazione, la soddisfazione del bisogno, la Storia è un’illusione. Mai nessun fine collettivo è stato realizzato veramente, consapevolmente, tranne il tentativo leninista maoista. E si sa come è andato a finire. Nel mondo cosiddetto “libero” è la stessa cosa. Ho persino il sospetto che, dopo tutto, l’elevato grado di benessere nel quale vive molta gente, sia tutto sommato casuale, non voluto dal potere. Solo in seguito, il potere si è accorto che il benessere delle classi mediobasse gli faceva comodo. Semplicemente, l’espansione dei mezzi di produzione prima e il libero mercato poi hanno consentito, marginalmente, a molti di stare bene. La classe dominante ha bisogno di consumatori, dopo tutto. Forse la vera riconciliazione umana avviene sotto il segno della merce. Da qui nasce l’illusione della Fine della Storia. Il capitalismo produce come surplus, benessere per milioni di persone, un benessere pagato a caro prezzo.
Democrazia e capitalismo sono uniti indissolubilmente. Il gioco della merce ha bisogno di persone libere di acquistarle, venderle, farle circolare. La libertà la si compra pagandola sotto forma di vita degli altri. Il capitalismo non può fare a meno di sfruttare, non può fare a meno della disuguaglianza, non può fare a meno di esternalizzare. Tutti vogliono saltare sul carrozzone. Ma nel carrozzone non c’è posto per tutti. Il surplus prima o poi finisce. Allora chi guida il carrozzone fa finta che sì, il posto c’è, anche se non è così, per prendere tempo, perché gli straccioni sperino, vivano sperando senza che niente per loro cambi mai.
Tu dici che non sai. Non lo so, non lo so che cos’è e cosa succederà, dici.
E invece lo si sa benissimo. Andrà a finire che riempiranno il carrozzone fino a sfondarlo, ma anche fino a un minuto prima della catastrofe riusciremo a far finta che non sta succedendo niente. Non a noi, perlomeno. E allora ci sarà veramente la fine della Storia, forse. Il lungo sonno della merce, dal quale non vogliamo e non possiamo destarci ci condurrà all’oblio. La Storia è sempre staliniana, sanguinaria, crudele, ambivalente, perfetta. E il maggior pericolo di quest’epoca è non vedere che lo stalinismo è il compagno oscuro della democrazia. La democrazia è stalinismo senza Stalin e (quasi) senza gulag. Come lo stalinismo inghiottiva gli avversari del regime, così la democrazia inghiotte gli avversari della merce. Anche la democrazia può essere sanguinaria, crudele e perfetta. La democrazia è la dittatura del XXI secolo, il modello imbellettato di una finta rappresentanza popolare da esprimere a suon di morti ammazzati. La democrazia ha però in sé quel residuo di giustizia per cui, in maniera quasi casuale, a volte qualcuno può farcela, a cambiare qualcosa. Ma mai l’essenziale. Chi tocca l’essenziale muore. Le monde n’est que abusion, diceva François Villon. Il mondo non è che inganno.

martedì 24 luglio 2012

Panico spread



Lo spread sale.
Un tizio uccide 12 persone da qualche parte in America. Ci si stupisce del perché accadano certe cose. Bisognerebbe stupirsi del perché non accadono più spesso.
Qualcuno decide per qualcun altro e nella maggior parte dei casi quest'altro lascia fare.
Lo spread sale.
Scambio di flebo uccide neonato.
Lo spread sale.
La Siria vuole usare le armi chimiche. Previsto lancio di detersivo. Raffica di esplosioni in Iraq.
Lo spread. Sale.
Monti dice che è colpa di chi diffonde indiscrezioni sullo scudo anti spread. Che sale.
Un esperto dice che non esiste governo che possa risolvere il problema della speculazione finanziaria. Chissà perché, credevo bastasse proibirla per legge: una bella legge internazionale. Chi specula viene condannato a morte. Crimini contro l'umanità. Sembra che non si possa fare.
Milan, via Ibra e Thiago. Non ci dormo la notte.
Cassano diviene fondamentale. Mio dio.
Lo spread sale. Lo spread sale le scale, gradino, dopo gradino.
Noi, chiusi a chiave, nel caldo immane, tra l'odore del vape e il condizionatore acceso solo in soggiorno. Vai in cucina e stramazzi per l'escursione termica.
Lo spread sale.
Baleari, altro che crisi. Non c'è spread, lì. Solo figa vogliosa di incontri e vita spericolata. Arrivarci costa poco. Restarci un po' di più. Annientati dal niente. People from Ibiza.
Lo spread ansima dietro la porta. Leggero leggero. E' sul pianerottolo.
Ti dici, che vale tutto questo? Perché a me? A noi?
Lo spread, dal pianerottolo, lancia un sibilo, sottile, continuo, persistente.
Lo stai pagando caro questo benessere, in fondo, Un po' troppo esigenti, questi qui. Questi qui, chi? Come è successo tutto questo? Quando l'abbiamo deciso? Ce ne hanno mai parlato prima? Non ricordo, non ricordo. Le cose ti piombano addosso e non sai perché lo fanno, ma loro, le cose, lo sanno. Bimbo cade dal 10° piano. Vittima della vita anticipata. Lo spot della coca cola è italiano.
O my god. O my god. OMG!
Lo spread gira la maniglia della porta chiusa.
Siamo impietriti, la televisione accesa su Real Time farfuglia nefandezze da ore e noi fissiamo quella cazzo di porta, attoniti. Spettro default. Ci prenderanno il frigo. La macchina del caffé. La carta igienica. Non potremo più andare al Brico.
Damasco, 20 fucilati. Ecco come nutrire il vostro cane. Carne riso verdure. Fargli fare moto.
Lo spread batte alla porta.
Una teenager si opera più volte per sfondare. O per essere sfondata. Russe, sexy e trasgressive. Mescolano in dosi sapientissime giovinezza e istigazione allo stupro.
Inter Juve duello infinito.
Lo spead preme la porta. Sempre più, la porta si incurva.
Viaggio a Lourdes, partenza da Orio al Serio, 5 giorni pensione completa 470 euro. Lo spread spalanca la porta, ma non  riusciamo a vederlo, un buio colossale, improvviso, avvolge l'appartamento, il condominio, il quartiere, la città, la nazione, il continente, il pianeta. Un rumore sordo, l'esplosione originaria deve essere stata così, silenziosa, buia. Saldi 30% su oreficeria, gioielleria, argento, permuta.
In mezzo al buio, una luce. Diventa sempre più forte.
La TV.
Polvere fotonica sullo schermo. Sfrigola. Cambia lo scenario.
Dal balcone cominciano a vedersi nuove costellazioni. Tira vento.

mercoledì 11 aprile 2012

Pensieri nani 3


La verità è una bugia con la faccia nera.
*
Mi basta un mattino di sole dalle vetrate di un bar e tutti gli straordinari pagati, per credere per un attimo all'armonia universale. Sono un uomo del mio tempo.
*
Il contrario di un male non è necessariamente un bene, anzi lo è molto raramente. E viceversa.
*
Cosa cerchi? Informazioni. Su cosa? Gratificazioni. Cosa hai trovato? Sapore di fiele in bocca.
*
Praticamente tutto quello che facciamo è privo di qualsivoglia senso, che non sia quello di giustificare la nostra chiassosa presenza.
*
Triste? Ma tutt'altro, mon ami.Non c'è niente che conosca meglio della felicità. Arriva, ti colpisce e scappa via, ma rimani innamorato, per sempre. La felicità è un imprinting.
Gli uomini non si suicidano in massa per questo motivo: hanno conosciuto tutti, almeno una volta, la felicità.
La felicità è il migliore espediente messo in commercio dalla vita per propagandare sé stessa. Come fanno le belle donne, la felicità si offre solo a chi non la cerca. Bisogna guardarsi dal desiderarla. Allora, e solo allora, lei si incuriosisce di te. E comincia a girarti intorno, furtiva. Non cedere e cadrà tra le tue braccia. Per un po'.
*
La gente è la gente, non siamo mai noi: come dire che la gente non esiste.
*
Delocalizzateci, teste di cazzo. Non vi resta che questo. Forza, state delocalizzando tutto in nome delle eterne leggi del capitale, andate avanti. Forza, galantuomini, vi resta solo  quest'ultimo passo da compiere. Delocalizzate tutti gli italiani. Ne avrete in cambio tutto un territorio da far fruttare. A quando le deportazioni in massa? Non vi preoccupate, nessuno farà chiasso. Fazio, Scalfari, Saviano e tutti gli altri ci rassicureranno sulla necessità di questo passo decisivo per risolvere il problema del PIL. Ci adageremo come molli lombrichi in fondo alle barchette e ce ne andremo, lasciandovi soli. L'alba di un nuovo Capitale sorgerà sui vostri lividi volti di vampiri, ma non vi farà male. Sarete felici, finalmente, senza tutti quegli straccioni intorno.
*
Questa pioggia, questo sole, questa alternanza di chiaro e scuro. Sedili di plastica in una sala d'attesa. Chiacchieriamo, innocenti, buffi, intenti a trovare sollievo dal mondo per mezzo di esso.
Vero viaggio è l'attesa.

venerdì 6 gennaio 2012

Horror pleni


Il mondo oggi (2012) è troppo pieno per essere nichilista. Siamo soffocati dalla pienezza, senza poter quasi respirare.
Anno dopo anno abbiamo otturato inavvertitamente tutti i buchi dai quali avrebbe potuto filtrare Dio.
Trenta o quaranta anni fa, Dio avrebbe potuto filtrare ancora attraverso delle persiane chiuse. Attualmente, è possibile intravedere qualcosa, se ci si sforza di guardare bene, solo all’alba, in cima ai tetti. Le cose vanno un po’ meglio se si è al mare o in montagna.
Allora è possibile cogliere i vagiti della Presenza soffocata dalla stupidità universale.

martedì 27 dicembre 2011

Guardandomi intorno


Guardandomi intorno vedo una grande confusione: confusione ideologica, morale, esistenziale. Confusione politica, confusione artistica, confusione di ruoli, mezze verità, il regno delle opinioni, fumoso come il regno delle ombre.
Il cielo stellato sopra di me, il disordine morale dentro di me.
Nonostante tutto, fuori c’è il sole. Da questo angolo si vedono gli alberi e il cielo azzurro. Intorno, case in costruzione. L’avanzare del Capitale tutto intorno fa un rumore sordo. Non bisogna perdere di vista il contesto. Primi anni del XXI secolo. Crisi economica mondiale. Fossi nato nel 1932, forse ce l’avrei fatta.
E invece. 1962.
I pensieri vengono a tratti, faticosi, poco allineati. Di malavoglia. Basterebbe poco per inebetirsi completamente. Smettere di essere un giunco pensante e diventare un giunco e basta. I miei pensieri, poi, non sono così penetranti per distinguermi dall’inorganico. Quello che rende me, me, è solo memoria. Basterebbe un attacco di Alzheimer per rendermi privo di ogni identità. Pura biologia. Per inciso, è stato il destino di Norman O. Brown, filosofo freudiano marxista della Vita contro la Morte. Gli ultimi tempi si sarà cagato addosso. Ha raggiunto lo scopo. Il nirvana.
Io, piccolo giunco pensante del 2011, guardo il cielo sopra di me. Totale Impotenza.
La notte si vede Orione. A fatica.
Forse dovrei scrivere della Rivoluzione che non c’è.
Forse dovrei tornare al surrealismo.
Forse dovrei descrivere il Principio del Piacere. Scene staccate, grottesche, violente, comiche, surreali, diaboliche, angeliche. Ne sarò mai in grado?

martedì 8 novembre 2011

Eyes wide open


Io so che mi stanno fregando.
Una caratteristica di questa epoca è che, se uno vuole, può sapere. Forse il potere si sente talmente gigantesco che il movimento di qualche scimmia attaccata a un PC lo lascia indifferente. Sta di fatto che una persona può sapere, se vuole.
Dopo la sua vita non sarà più la stessa.
Scegli di aprire gli occhi: quando li hai aperti, non puoi più chiuderli.
È una esperienza che ho fatto diverse volte nella mia vita e, come risultato, ne ho ricavato solitudine, sofferenza, disperazione, frustrazione … ma non tornerei indietro per tutto l’oro del mondo. È il mio unico orgoglio, l’unica mia rivendicazione … la verità anche più orrida, amara, disperata … ma la verità.
Vivere nell’illusione è la peggiore disgrazia che possa accadere a un essere umano.
Meglio vivere con il cuore oppresso dalla verità, che con la leggerezza della menzogna. Prima o poi il cuore oppresso si alleggerisce, perché una verita a lungo acquisita ti trasforma dentro, ti alleggerisce davvero.
Non c’è maggiore ricompensa su questa terra.
Una leggerezza vera.

venerdì 21 ottobre 2011

Ma perché non li processano mai?


Non ho il tempo, né la voglia e certo nemmeno la capacità di fare dotte disquisizioni sociopolitiche sull'assassinio di Gheddafi.
Quello che mi indigna è il modo in cui il potere tratta il peone-telespettatore.
In questo spensierato XXI secolo non c'è bisogno di motivazioni concrete, di analisi, di fatti veri e incontrovertibili per scatenare guerre e ammazzare poveracci.
Si vede gente agitare mitragliatori, si vedono colonne di fumo, qualche cadavere, si parla di "ribelli", non si sa nemmeno da dove vengano, si vede il dittatore di turno massacrato.
C'è sempre qualcosa che non torna.
Ma perché non li processano?
Si proclama una reductio ad hitlerorum di tutta questa gente e non se ne parla più.
Ma non c'era un tribunale internazionale?
Non si erano divertiti a Norimberga?
Sai che audience adesso ci poteva essere per un Gheddafi TV.
Livelli addirittura inauditi per un Bin Laden.
Niente. I processi ai dittatori o ai terroristi sono passati di moda.
Arriva una signora di nome Clinton e dice che gli USA preferirebbero che il tale o il tal'altro dittatore venisse preso morto? Presto fatto. Il dittatore giace nella polvere. Giustizia è fatta.
Poi uno si chiede: con che criterio una nazione non in guerra preferisce che il capo di un'altra nazione sovrana venga preso morto?
Perché non hanno voluto che Bin Laden fosse processato?
Perché non hanno voluto che Gheddafi fosse processato?
Perché del processo a Saddam Hussein lo spettatore occidentale non ha capito un cazzo? Tutto quello che Saddam diceva era percepito come l'ennesima farneticazione di un Hitler nel bunker.
Però si è visto anche il coraggio e la dignità con cui Saddam ha affrontato la morte ... quello non poteva essere manipolato.
Meglio non ripetere questi errori, no? Perché correre il rischio di un vero contraddittorio, come si dice?

Sono domande oziose, lo so. Il perché si sa benissimo.
Ma è legittimo chiederselo. I media ufficiali, naturalmente, non se lo chiedono. Preferiscono mantenere in piedi una facciata nella quale non crede più nessuno.
I nemici della democrazia, vanno democraticamente massacrati.
Il re non può essere più nudo di così ... ma nessuno è più così innocente da dirlo.
Cosa temono da un processo equo?
Vogliono evitare che i suddetti personaggi si difendano dalle accuse? Ma non è un diritto umano, sancito dall'ONU? Che raccontino certe cose? E perché non dovrebbero farlo?
Oppure temono che mostrino fierezza nei confronti degli accusatori? Un cadavere insanguinato e impolverato non incute rispetto, ma solo ribrezzo e pena.  Un uomo fiero, può essere considerato un martire. Ed è pericoloso.
Quindi niente processo. Sono solo dittatori o terroristi assassini. E' questo che si deve vedere, niente altro.
Di fronte a uno che viene acchiappato e accoppato viene facile dire se lo meritava.
Ma sarebbe invece stato molto interessante ascoltare quello che aveva da dire Gheddafi, o quello che aveva da dire Bin Laden.
Non i proclami farlocchi, quelli che si vedono con le strisce in arabo in fondo allo schermo e le facce da beduino. In quei video potrebbe esserci di tutto, magari stanno trasmettendo la ricetta del manzo arrosto, per quel che ne sappiamo noi.
No, bisognava ascoltare bene, quello che aveva da dire Gheddafi. Dopotutto era uno che ha concluso affari con mezzo occidente.
Era uno che due anni fa ha piantato le tende a Roma. Stessa cosa per Bin Laden, la cui famiglia faceva affari con i Bush.
C'è veramente qualcosa di orrendo nella sfacciataggine mista a paura dei nostri padroni americani. E nel macchiettismo servile dei nostri politici. *

Non c'è più nessun rispetto (neanche il più piccolo barlume) per l'intelligenza delle persone.
Bombardano quei paesi con bombe al fosforo e noi con migliaia di cazzate.
Il Secolo Americano prosegue. Non è detto però che arrivi alla fine. C'è sempre la Cina, c'è sempre la Russia. In mezzo ci siamo noi.
C'è molta confusione sotto il cielo.
E il cielo è nuvoloso.

* Naturalmente si può sempre discutere se non sia meglio avere come padroni gli americani, piuttosto che gli arabi o i cinesi. E' una obiezione legittima. L'antiamericanismo a tutti i costi è stupido. Conviene dunque capire bene a che padrone sottomettersi, dato che un padrone l'Italia ce l'avrà sempre.
E' il suo triste e servile karma.
Ma qui sottindendo un leopardiano nulla al ver detraendo.

lunedì 17 ottobre 2011

Ma questi da dove vengono?


I black bloc rovinano sempre tutto, mannaggia. Non è che lo fanno apposta?
Si infilano nelle proteste pacifiche e ne fanno carnai. Poi si dileguano e vengono arrestate regolarmente persone che non c'entrano nulla. Non è che lo fanno apposta?
La gente protesta, qualcuno spacca qualcosa e tutti i giornali gridano per giorni all'indignazione contro gli indignati. Non è sempre la stessa solfa?
Poteva scapparci il morto, dicono. Ma non è quello che in fondo in fondo desiderano, per mettere una bella pietra tombale sul diritto di protestare?
Penso che bisogna trovare nuove forme di lotta se si vuole concludere qualcosa.
L'eterna ripetizione degli stessi schemi porterà sempre alle stesse conclusioni.
Soprattutto bisogna partire da un progetto di società alternativa da realizzare. Senza, non si va da nessuna parte.
La massa non capisce un cazzo, la massa si fa sempre guidare da chi parla più forte. Ma, purtroppo, oggi, chi parla più forte è dalla parte dei padroni. Si guadagna di più.
E poche, sporadiche manifestazioni di rabbia collettiva, non portano che folklore.
Andremo verso un futuro al bromuro. L'obiettivo è calmare gli animi per incularci in santa pace.
Addolcire, addolcire, addolcire. La violenza è da aborrire, suvvia. Non vorrete mica turbarci? Non vorrete mica che paghiamo le tasse anche noi?
Questi block bloc servono a fare capire ai pecoroni quanto è brutta la violenza, esecrabile la protesta.
Chissà da dove vengono?
Per me provengono dallo stesso buco del culo che caga chi ammazza i lavoratori. Provengono da chi non crede e non ha mai creduto nella possibilità di un uomo nuovo.

Appunti dal futuro 2


Scontri di piazza. Gente indignata si indigna dell'indignazione suscitata dalla loro stessa indignazione.
Si temono ripercussioni.

Wall Street è il remake di un vecchio film: I Ragazzi della Via Pal. In Italia è noto come I ragazzi del Muretto.
Parla di scontri di bande di dodicenni. Vince la banda il cui capo ha il membro più lungo. Ammortamento di capitale, si chiama.
Il seguito è stato censurato perché erano troppe le scene esplicite di coprofagia.
Si temevano ripercussioni.

Poteva scapparci il morto, dice il ministro, ma per fortuna l'hanno tenuto fermo. Il morto, non il ministro.
Si temono ripercussioni.

Crolla la Borsa. I consumatori vengono sostituiti ogni 150.000 KM da nuovi consumatori, di nuovissima generazione.
Quelli nuovi verranno lasciati liberi di consumare, mentre quelli vecchi verranno spediti nelle nuove stazioni orbitali: che, essendo nuove, saranno prive di ossigeno.
Si temono ripercussioni.

Testimoni attendibili hanno visto Steve Jobs aggirarsi per le strade di Cupertino. Alcuni suoi collaboratori l'hanno incontrato nella mensa aziendale di Apple.
L'hanno riconosciuto dallo spezzare il pane.
La notizia è stata tenuta segreta fino ad ora. Si temevano ripercussioni in Borsa. Hanno lasciato stare, perché tanto è già crollata. La Borsa, non la notizia.

Nel 2050 saremo 9 miliardi.
Va tutto bene, il pianeta è programmato per esplodere al 25 miliardesimo umano che tirerà la catena in Africa.
Possiamo turarci il naso fino al 2200. Dopo, si temono ripercussioni. Sotto forma di stronzi giganteschi.
Nessun riferimento razzista.

Il capitalismo è morto.
Il comunismo è morto.
Il liberalismo è morto.
Dio è morto.
San Francesco è malato.
Allah non pervenuto.
Buddha è depresso.
Si temono ripercussioni.

La religione del futuro sarà il veltronismo.
Solo che non si chiamerà così.
La vecchia borghesia non verrà sostituita.
Verrà clonata.

I lavoratori non stiano in pensiero.
Verranno tutti assorbiti.
Ai fini del maggior assorbimento possibile, è consigliabile lasciare i vestiti negli appositi armadietti.
Altrimenti, ci saranno ripercussioni.

mercoledì 7 settembre 2011

Danzare la vita


E dunque: danzare la vita: solo questo conta.
In faccia e in culo a tutto e tutti.
Danzare in faccia a chi non cerca la verità.
Danzare in faccia a tutte le versioni ufficiali.
Danzare in faccia ai servi, mille volte peggio dei padroni.
Danzare in faccia al dolore e alla morte.
Danzare in faccia ai critici, ai professori, agli accreditati alla cultura ufficiale.
Danzare in faccia alla facce di merda.
Danzare in faccia a chi ci vuole solo come pezzi di carne da ammucchiare e gestire.
Danzare in faccia all’assurdo.
Danzare in faccia a quell’idiota di Sisifo e alla sua stupida pietra.
Danzare in faccia ai superbi.
Danzare in faccia agli idoli, ai miti, alle fiabe.
Danzare in faccia al regime.
Danzare in faccia alla malattia.
Danzare in faccia ai musi duri e incarogniti dei mentitori ufficiali.
Danzare in faccia alla cosiddetta arte.
Danzare in faccia alle buste paga, ai creditori, ai debitori, agli insolventi di regime.
Danzare in faccia alla carcassa della televisione mondiale.
Danzare, piroettando su un coperchio chiuso di pianoforte, in faccia ai collusi dell’ordine del mondo.
Danzare in faccia alle mafie, delle quali le meno pericolose sono quelle con le armi.
Danzare in faccia agli ipocriti.
Danzare in faccia all’amore.
Danzare in faccia all’odio.
Danzare in faccia alla filosofia, alla storia, alla letteratura.
Danzare in faccia agli aerei in decollo.
Danzare in faccia a un’alba o a un tramonto.
Danzare in faccia a fucili puntati, schivare le pallottole piroettando in punta di piedi.
Danzare in faccia alla stupidità e all’intelligenza.
Danzare, danzare, danzare lungo il sentiero invisibile.
E, a tarda notte, spegnersi in lievi canti rivolti alle stelle.
Morire in faccia alla luna, danzando l’attesa del nuovo, inevitabile, sole. Felici, senza aspettarsi di rivederlo. Quel sole danza. Quella danza sei tu.

martedì 26 luglio 2011

Meno male che è un pazzo


Anders Breivik ha fatto in piccolo, e senza previa autorizzazione, quello che USA e paesi coalizzati fanno da tempo in Medio Oriente. Cioè, ha massacrato uomini donne e bambini che non la pensavano come lui. Nel nome delle stesse idee.
Oddio, ha sbagliato direzione geografica. E poi non si può fare tutto da soli. Che arroganza. Sputtanare così certi gioielli teorici, poi, è imperdonabile.
Insomma, tutta la faccenda suona così sospetta, che, se non ci fossero di mezzo una novantina di morti, rasenterebbe il ridicolo.
Solo che i padroni del mondo se ne fregano del ridicolo. Questo è più di un sospetto.
La solita domanda: a chi giova?
A che livello di gioco si trova questa mossa?
Prendete una Norvegia in forte odore antisionista e di accordo con la Russia di Putin.
Prendete un malloppone di 1500 pagine dove grosso modo sono riassunte le idee neocon e teocon che infestano il pianeta da una decina di anni.
Aggiungete la paranoia nazi.
Mescolate con un bel po' di nazionalismo.
Spruzzate quanto basta di dietrologia su tutta la superficie del composto.
Agitate e mescolate il tutto al ritmo di "Guardate cosa succede se finiamo nelle mani degli anti-imperialisti".
Il risultato è: dobbiamo lasciare stare certe brutte cose e anzi, vegliare perché i giovani virgulti della nazione non arrivino neanche a pensarle, certe brutte cose.
Il fatto è che certe brutte cose, sono l'essenza stessa dell'imperialismo contro il quale Breivik si scaglia.
Cortocircuito mentale. Schizofrenia.
L'anti-imperialismo USA combatte con le stesse armi dell'imperialismo USA.
Non si capisce più un cazzo.
Benvenuti nel XXI secolo.
Meno male che Anders Breivik è un pazzo.
I peones dormano sonni tranquilli.
Come sempre.

mercoledì 20 luglio 2011

Benvenuti a bordo della capsula del tempo

L’uomo del XXI secolo è quello che dovrebbe sapere tutto e invece non sa un cazzo.
È quello che ha avuto a disposizione secoli d’esperienza e sofferenza demente dei propri antenati, per impedirsi di commettere errori, e tuttavia non è riuscito ad altro che a diventare una scimmia goffa, volgare, meschina e con il culo sporco.
È quello che mangia-consuma-crepa in un colpo solo, senza mai essere venuto al mondo.
È quello del turismo low cost, dei paradisi fiscali e degli infradito, dei tatuaggi e della merda televisiva.
È quello che produce escrementi da qualunque orifizio. Specialmente dalla bocca.
È quello che qualunque cosa faccia, è fottuto da qualcuno. Non può che fallire gli obiettivi. Anche quando gli sembra di realizzarli.
È quello che assembla opinioni sul mondo prese a prestito dal cyberspazio.
È quello che ancora fa ballonzolare i suoi due neuroni su e giù  per il concetto di destra e sinistra, smaniando per identificarsi in qualcosa.
È quello che non è mai nato e non è mai morto, è un buco di culo che cammina.