Passa lo straccio sopra gli interstizi neri delle piastrelle
bianche di questo posto bianco e tutto questo bianco si sporca così facilmente,
non riesco proprio a capire perché si ostinino a fare queste piastrelle bianche
nei bagni dei luoghi pubblici.
Dovrebbero fare le piastrelle nere, così lo sporco non si
vedrebbe, ma poi forse non ci sarebbe neanche bisogno di qualcuno che pulisca e
allora addio posto di lavoro. Quindi forse è meglio se lasciano le piastrelle
bianche anche se le fessure tra una piastrella e l’altra sono sempre nere, è
così difficile pulire bene.
Passa lo straccio. Strofina bene. Strofina più che puoi. Questo
è il motivo perché sei qui.
Quanto tempo, ormai? Da sempre, si direbbe.
Che poi, una dice, il destino. Io ci credo al destino. Ho
bisogno di crederci. Ho bisogno di credere di non avere mai avuto scelta.
Perché se mi venisse il sospetto che faccio questa vita perché l’ho scelta io,
meglio sarebbe spararsi. Il fatto di non avere avuto scelta mi conforta, in un
certo senso. Il destino. Un soffio di vento e voilà, sei qui, un altro soffio
di vento e voilà, sei di là. Che meraviglia! Nessuna responsabilità, mai. Mai
assumersi una responsabilità.
La responsabilità di una vita, poi… ma che esagerazione!
Che cosa perdi tempo a pensare, pensi sempre a un sacco di cose
inutili.
Passa lo straccio, invece. Passa lo straccio.
Queste righe nere tra le piastrelle non vengono mai pulite, per
la miseria!
Per me è importante fare tutto per benino, non voglio che
nessuno possa dire, ma quella sta qui tutti i giorni e non pulisce nulla!
Perché lo dicono, lo so. Non sono mai contenti. Nessuno si accontenta mai del
lavoro di un altro, è così. Il lavoro di un altro è per definizione sempre un
lavoro fatto male.
Per me no, invece, io rispetto sempre il lavoro di tutti …
Certo ci sono questi stranieri che, si vede, non hanno voglia,
ce l’hanno scritto in faccia. Voglia di lavorare, saltami addosso, questi
stranieri! Vengono qui a fare chissà cosa, a pretendere chissà cosa, ma sotto
sotto, se potessero mollerebbero il lavoro e si metterebbero a ballare o a
drogarsi o a bere birra, questa gente beve troppa birra, ecco la verità.
Passa lo straccio e non pensarci. Passa lo straccio, passa lo
straccio, passa lo straccio ma queste righe nere non se ne vanno!
Che poi si sentono superiori, lo vedo. Quando sono
sull’autobus, si comportano come se non fossero su uno dei nostri autobus, cioè
un autobus della nostra città, ma sul loro autobus! Sono tutti lì,
stravaccati, in piedi o seduti e non ti fanno mai passare e se provi a
infilarti in mezzo a loro per uscire dall’autobus prima che ti si chiudano le
porte in faccia ti guardano pure male. Se poi cerchi un posto a sedere, niente,
l’hanno già occupato loro. E poi parlano parlano parlano così tanto che mi
sembra di essere a bordo della torre di Babele. Per loro tutto dovuto, tutto!
Dovrebbero girare con gli occhi bassi e invece tra un po’ comanderanno loro!
Comandano già loro, ecco la verità! Io non sono mai salita su un autobus
pensando, questo è il mio autobus! Sempre buongiorno, buonasera, prego
signora si sieda, sempre rispetto per tutti, perché io lo so che i mezzi
pubblici non sono roba mia.
Niente è roba mia, qui.


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