Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)
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lunedì 21 ottobre 2013

Reality

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  -        Beh, ma voi siete impazziti.
Sandra: li ho guardati e ho pensato: ma voi siete impazziti.
Federico: Questa ci ha guardato e ci ha detto: ma voi siete impazziti.
Giuseppe: c’era questa donna, capisci, continuava a urlare, siete pazzi, siete pazzi!
-          Taci scema, stanno arrivando, mettiti giù.
Giuseppe: a un certo punto ho dovuto dire a questa isterica: stia giù signora, stanno arrivando.
Federico: qui, capite, eravamo in pieno marasma e questa … come posso dire, questa mentecatta, se ne esce con, ma voi siete impazziti!
Sandra: Questi due … come posso dire, questi due bastardi, mi hanno sopraffatta, ecco. Ho avuto una paura folle.


martedì 26 marzo 2013

Deliri antropomorfi




Tutti artisti e nessun fruitore. Una volta tutti raccontavano storie e poi c’era il cantastorie ufficiale, un cantastorie dei cantastorie.
Con la divisione del lavoro è nato l’artista.
Man mano che aumenta il numero degli artisti, si  può essere sicuri di trovarsi di fronte a una società in declino.

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Industriali di tutto il mondo, unitevi! Si tratta di distruggere alla radice l’ultimo baluardo di dignità di quegli straccioni che producono i vostri prodotti. Fateli produrre ancora più all’estero, all’estero dell’estero, per meno di quattro soldi. Poi compratevi voi stessi i vostri prodotti e ficcateveli su per il culo.
Inducete al coma diabetico strati sociali sempre più elevati di popolazione! Schiacciateli sotto il loro stesso peso che voi avrete contribuito ad alimentare. Fate che si divorino da soli! Fate straripare il pianeta di carni molli, puzzolenti, maleodoranti. La gente sa ancora leggere e scrivere, non va bene! Non deve più riuscire a compitare nemmeno una schedina del totocalcio. Devono essere ottusi sempre più, fino ad accasciarsi negli angoli delle strade.
Perché ci sia l’assoluta uguaglianza, la disuguaglianza deve trionfare! Quando ci saranno trilioni di schiavi in giro, i padroni saranno condotti alla rovina. Verranno schiacciati!
Tutto imploderà, rimarrà solo da tirare lo sciacquone.
Una volta che lo spettacolo è iniziato non ha senso rimpiangere quello che succedeva dietro le quinte. Devi recitare e poi sparire.

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Essere guardato così, perdio, ti ripaga di tutta una vita. Essere guardato così, come si guarda chi ti vuole trovare. Essere guardato così, come celebrare un appuntamento con il destino. Essere guardato così, è il senso della vita.

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Freddezza degli abissi. Cuore e piedi caldi.

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Tristi euforie. Ma in fondo vorresti solo tracimare e vedere quello che succede. Lasciare macerie sotto il sole, per provare un rimorso.
Solo smania di protagonismo? Non direi. Più che altro, le energie non utilizzate sono assai distruttive. La volontà di potenza frustrata diventa istinto di distruzione. È così semplice.
Per non finire male, basta non prendersi sul serio. Ma il dolore, quello, ha un’altra origine.
Ci si prende sul serio e non si deve. Allo stesso tempo il dolore devasta.
Hai un bel non prendere sul serio il dolore, quello ti devasta.
Al mondo ci sono troppe opinioni e soprattutto, troppa gente.
Questo sovraffollamento di gente e opinioni non può portare a nulla di buono.

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Echi della tua voce, dopo tutto questo tempo. Le tue gambe dai polpacci magri. Una voglia color caffè sul tuo avambraccio destro. Allegra per finta, volonterosamente superficiale. Occhi ridenti, capelli biondi a caschetto. La tipica donna che non avrebbe mai potuto essere mia. E infatti non lo sei stata.

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Pazzia clamorosa. Buttare per aria un continente.

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Un barlume di esitazione nei tuoi occhi, e, in quell’istante, mi arrivi da un’altra prospettiva. C’è un lato di te che ancora non si è mostrato, ma mi si mostra ora, una stanchezza arruffata, un imbarazzo adulto, sotto quell’aria da ragazzina. No, non sei esattamente giovane, ma proprio per questo sei ancora più desiderabile.

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Appuntamento con i tuoi occhi. Immancabile.




sabato 26 gennaio 2013

Camus contro il Pensiero Unico




Se si eccettua l’inaccettabile idiozia che vorrebbe Sisifo felice, occorre rivalutare e ripensare Albert Camus, a cento anni dalla nascita. Fu forse un anarchico, in fondo, come afferma Michel Onfray, nel suo recente saggio non ancora pubblicato in Italia. Era un uomo che cercava la verità e soprattutto la vita, oltre il filtro vischioso delle ideologie.
La sua profonda onestà, la sua ricerca di una gioia di vivere all’ombra della morte, il suo esistenzialismo senza concessioni al vittimismo, il suo non consentire che si potesse uccidere in nome di un’idea, ce lo rendono caro.
Ci si chiede, e se fosse vissuto?
Se fosse morto nel 1993, o 1996, sull’ottantina (poteva benissimo succedere, nonostante la sua non eccelsa salute), avrebbe potuto attraversare le idiozie post comuniste, post moderne e post tutto. Che conclusioni ne avrebbe tratto? Del terrorismo islamico, lui algerino pied noir, cosa avrebbe scritto? Avrebbe appoggiato la Legge Mitterand, negli anni ottanta? Avrebbe giustificato le BR? Forse no. Ne L’uomo in rivolta era stato chiaro nel condannare il terrorismo.
Avrebbe ceduto alle tentazioni di diventare un filosofo alla moda, un filosofo televisivo? Avrebbe dato una amichevole pacca sulla spalla a Bernard Henry – Levy e ai nouveau philosophes o gli avrebbe smascherati per quegli ipocriti borghesi che sono? Sarebbe stato filoisraeliano o avrebbe appoggiato la causa palestinese? Si sarebbe riconciliato con Sartre? 
È triste pensare che forse neanche lui avrebbe resistito allo scempio della società dello spettacolo. Avrebbe aiutato Debord a disintossicarsi dall’alcool? Sarebbe stato anticapitalista? Mah. Si sarebbe scoperto forse ecologista, chi sa. E della globalizzazione cosa avrebbe detto? E dell’invasione delle filosofie orientali? Come si sarebbe districato nella palude del Pensiero Unico? Contro chi si sarebbe rivoltato, quando al mondo non c’è più un posto dove andare?
Un uomo della sua acutezza, avrebbe nettamente percepito che essere un intellettuale riconosciuto e stimato, dopo la fine del comunismo, significa essere complice, volente o nolente, delle nefandezze dell’esistente. Con la sua solita coerenza, si sarebbe auto esiliato nella sua tenuta di campagna, oppure sarebbe tornato in Algeria, pied noir, una volta per sempre. Avrebbe vissuto solo il natio sole africano, in mezzo agli arabi, avvicinandosi al misticismo sufi. Chi lo sa, le alternative sono tante ed è certo un po’ ozioso pensarci.
Tuttavia capire cosa ne sarebbe stato di lui, può aiutarci a capire cosa ne è stato di noi, consumatori di merce spettacolare, impoveriti e senza via d’uscita.
L’auto esilio, il non consentire, il resistere, sono le uniche possibilità rimasteci.
Camus ha tracciato la strada in un’epoca, la sua, dura, feroce, ma più comprensibile, più netta. L’uomo in rivolta del XXI secolo ha il suo bel daffare a capire anche solo contro chi rivoltarsi. Deve prima trovare se stesso. E deve farlo alla svelta, prima che tutto crolli.