Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)
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lunedì 21 settembre 2015

Benvenuti a MasterShit


Sono passati già sette anni dall’inizio della cosiddetta Crisi Mondiale del 2008. Da allora ci sono state guerre, epurazioni, imbecillità a carrettate in TV, oltre a un aumento esponenziale del cosiddetto cambiamento climatico. Gli anni dopo il 2010 (compreso) hanno registrato un clima caldissimo e/o bizzarro. Noi andiamo avanti imperterriti a sparare le nostre cazzate.

Nel 2011 abbiamo raggiunto i sette miliardi di abitanti umani su questo azzurro e marrone pianetino. Hanno esultato alla notizia, non si capisce bene perché: forse più siamo, più ci divertiamo, pensano i benpensanti. È come una grande festa, una bisboccia planetaria. Venghino, signori, che più gente entra, più bestie si vedono, diceva l’imbonitore all’ingresso dello zoo.

Ma sono contento.

Ho 80 euro in più in busta paga grazie alle giravolte dell’ennesimo ciarlatano al governo. Governo che, per inciso, in Italia è già il terzo instaurato senza che nessuno l’abbia eletto.

È l’ultimo modello di democrazia: perché far fare al cittadino la fatica di votare? E infatti il cittadino ormai è abituato: a votare non va quasi più.

La demenza sta esplodendo, dilagando, travolge ogni confine.

C’è un nuovo simpatico stato islamico del quale nessuno sentiva la mancanza, e tutto grazie alle solerti attenzioni internazionali degli Usa che hanno eletto il pianetino azzurro – marrone a loro giardinetto con gazebo incluso.

Se il mondo, prima del 2008 era inesplicabile e grottesco, da sette anni a questa parte è diventato funesto e beffardo, come una maschera di pulcinella addosso a un feroce saladino, armato di scimitarra.

In Italia, c’è stato un cambiamento: per ora, Berlusconi (almeno questo, santo dio!) ce lo siamo tolto dai coglioni. Solo che quello che c’è al suo posto, non solo non è meglio, ma ha proprio l’aria di essere quello che tirerà l’inculata finale.

In compenso sono esplosi i programmi di cucina e il fenomeno Real Time.  La TV è il centro della vita del peone. Non c’è e non ci può essere altro, tranne forse i social, per cercare di fare quattro chiacchiere o al limite scopare, come diceva il Guccini una volta.

Mangiare è la prima occupazione del cittadino moderno.

È una curiosa variazione del pese dell’Albero della Cuccagna Globale di medievale memoria, in cima al quale c’è ogni ben di dio e i peones ci si arrampicano gioiosi.

Esperti ci introducono nel regno del benessere spettatoci, cioè partecipare solo visivamente alla Grande Abbuffata delle élite. Guarda, cittadino, guarda e sogna. Con qualche pacchetto economico puoi fingere per un pomeriggio di essere ricco, mangiando cucina povera, che fa molto più chic. Nel frattempo tu, peone, ti trasformi nella brutta copia del tuo padrone. Sembra tutto indistinguibile, ma se guardi bene, il peone lo becchi sempre.

Vorrebbe ma non può, non sa. Si scopre la sua inadeguatezza a entrare nell’Universo dell’Imprenditoria Planetaria, quelli che fatturano realmente: i degni possessori di SUV, villette al mare e montagna, compartecipazioni in società off shore e così via. Eroi del nostro tempo. È la modernità stile camorra, che tra l’altro è molto televisiva.

Gli eroi dei nostri tempi sono loro.

Se gli eroi dei nostri tempi sono dei lardosi chef o dei nevrotici ristoratori, vuol dire che la Grande Crisi Globale è riuscita (almeno in Italia, ma non credo solo qui) a fare tornate il peone alle basi della vita.

Mangiare, bere, scopare, cacare.

A quando, infatti, una bella trasmissione sulla merda?

Ci sono tanti tipi di merda: sciolta, dura, marrone, scura, a torciglione, a torta di fango, a pallette. Dimmi come caghi e ti dirò chi sei.

Esperti che evacuano in cessi sistemati gli uni accanto agli altri e i concorrenti giudicano dal colore e dal profumo delle preziose deiezioni, di quali leccornie si siano cibati gli eroi del nostro tempo. Ai vincitori il titoli di MasterShit.

A pensarci bene, questa trasmissione TV esiste già, si chiama vita media.

 Giudichiamo tutti contenti del nostro diritto di poterlo fare, le cagate che il potere ci propina e siamo anche solerti a voler fare distinzioni.

Viviamo nell’illusione che la merda non sia tutta uguale.

Immagino quello che succederebbe se un innocente bambino esclamasse “ma questa è tutta cacca!”

Ma non vogliamo traviare la gioventù, il nostro passaporto per il futuro.
Bisogna imprimere nel cervello delle nuovissime generazioni che c’è merda e merda.

Il peone si consoli, non è più solo: stanno arrivando i rinforzi.

Tra altri sette anni saremo la nazione europea con più immigrati, in una superficie compelssiva di soli  301.000 km2.

Ci piacerà un sacco. Ne sono convinto. Non vedo l’ora che la zona vicino alla quale abito, diventi una piccola banlieue, colorata, vivace, piena di brio, spumeggiante, un inno alla vita che spazzi via la malinconica vecchiaia delle periferie. Era ora, santo Dio, ne sentivamo tutti il bisogno. Venite fratelli, prego, mi casa es vuestra casa, volente o nolente.

Un paio di settimane fa mi hanno aperto la macchina per rubarmi la batteria.
È un piccolo, gradevole antipasto di ciò che saranno degli anni Venti del XXI secolo.

lunedì 14 maggio 2012

Real Time come meditazione della vita offesa


Mi rende sempre più perplesso il fatto che ci si ostini a vedere nella cosiddetta cultura americana un modello di riferimento. Una società di sociopatici violenti, obesi al 60%, semi analfabeti, guerrafondai e fondamentalisti religiosi, guida il mondo occidentale con il suo esempio.
La cultura americana del I'll make it (ce la farò) riempie ormai i palinsesti.
Disordini mentali, disordini alimentari, disordini prepuberali, tate televisive per aiutare figli sempre più mentecatti, come cucinare il branzino, il migliore party, il miglior vestito per il mio matrimonio, uomini e donne ... la Tv è interattiva nel senso della totale illusione che quelli là dentro sono esattamente come noi, anzi, siamo noi. Ma chi sono questi noi?
La gente comune, quella che non conta un cazzo né mai lo conterà. I fruitori sono diventati fruiti e fruitori di sé stessi, in un circolo vizioso che avrebbe inorridito Adorno.
Il serioso pensatore tedesco parlava di vita offesa, come conseguenza del diffondersi della società consumistica. Vita offesa è una vita che non riesce a liberarsi. Adesso è ancora peggio ... il processo di liberazione è una opzione da tempo libero ...
Protagonista TV è la gente comune, yeah, calzoncini corti, infradito e tatuaggio ... sempre più brutta dentro, ripugnante, nelle sue case tutte uguali o villette stile americano ... e tutti ce la fanno a superare le difficoltà che la società che essi stessi rappresentano gli ha creato ...
I'll make it!
Protagonista indiscusso della televisione attuale è il corpo in tutte le sue variazioni. Mentre prima obbiettivo primario era la bellezza, ora obbiettivo primario è far vedere il corpo ai vari stadi del percorso da orrido fenomeno escretorio a bellezza. Ai vari livelli è collocata l'anima del peone, che si affaccia solo a fatica da dentro i corpi deformati da vizi alimentari o schifose malattie.
In pratica la TV del XXI secolo è eminentemente realistica perché fa vedere senza infingimenti quanto siamo diventati oggetti. Così come consumiamo il cibo che ci fa raggiungere vette stratosferiche di peso e ripugnanza, così consumiamo soluzioni vitali, allenamenti, percorsi di salvataggio. Così l'esperienza umana della sofferenza, dell'alienazione, del riscatto individuale, diviene una opzione da scegliere su uno scaffale virtuale.
Dai nostri divani vediamo consumarsi esperienze che non mettono mai in discussione il mondo (inteso come società) orribile nel quale viviamo: mai, nemmeno per sbaglio.
Un paio di sere fa, dopo L'armata Brancaleone (il divertente capolavoro di Monicelli sulla cui visione esistenziale ci sarebbe da scrivere ampiamente) ho virato su Real Time dove facevano vedere un programma intitolato perfettamente Shock Life: un passo in più nell'orrore rispetto a Malattie imbarazzanti.
Facevano vedere un tizio americano (ovviamente) con la faccia orribilmente deturpata da giganteschi tumori. Praticamente tutta la parte destra del viso era crollata e pendeva di svariati centimetri al di sotto del mento, come se il volto si fosse sciolto. Non è quello della foto, ma rende l'idea. Il nome della malattia è neurofibromatosi ed è di origine genetica.
Era esattamente come Elephant Man.
Il ragazzo andava in giro in moto e faceva una vita normale, aveva superato brillantemente i traumi dell'infanzia e adolescenza ... senza dubbio dotato geneticamente di un buon carattere ... si era persino sposato (sua moglie aveva un bel viso, ma ovviamente era obesa, come il 60% degli americani), aveva tre figli ed era in attesa del quarto ... quale migliore esempio di I'll make it?
Però, però ... questo tipo aveva una malattia di tipo genetico ... ha messo al mondo dei figli ... con il 50% di possibilità di contrarre la neurofibromatosi ... i figli sono miracolosamente sani (per ora), il quarto in arrivo risulterà sano, ma bisognerà attendere qualche anno per sapere con certezza.
Adesso dirò qualcosa che rischierà di essere frainteso. Per prima cosa dico che queste persone così duramente colpite dalla vita sono assolutamente degne di ammirazione per il loro coraggio e la loro volontà di vivere nonostante tutto. Sono per così dire, nobili esempi di quello che può essere lo spirito umano.
Ma per il resto  ...
Sia la mia compagna che io abbiamo pensato la stessa cosa: questo qui è un pazzo incosciente. Chi gli dà il diritto di giocare con le vite dei propri figli? Chi gli dà il diritto di mettere al mondo gente malata? Solo perché anch'essa un giorno, dopo inenarrabili sofferenze, possa gridare I'll make it?
In nome di cosa, questo uomo per molti versi rispettabile, ritiene di essere padrone della possibile sofferenza dei suoi figli?
Il bigogno spasmodico di farcela non guarda in faccia a nessuno. Il rischio va corso, si deve essere padroni del proprio destino ...
Real Time riesce nel monumentale tentativo di rendere la vanità un fenomeno universale, anche la vanità del malato.
Noi spettatori diventiamo solo consumatori di esperienze e basta, nei quali i protagonisti, nostra immagine riflessa, vincono tutte le sfide, tutte, tranne quella di rendere il mondo un posto migliore ...
chi la pensa in modo contrario è un nazista, propugna l'eugenetica ecc, ecc, la vita è un dono ecc, ecc.
Questo mondo, ridotto a un assurdo fenomeno da baraccone, è un posto completamente privo di buon senso e di vero rispetto per la vita. La vita viene offesa, giorno dopo giorno, senza possibilità di distinguere il vero dal falso. Si vede che la mia compagna e io non ci siamo ancora abituati abbastanza a questo.