Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)

sabato 7 settembre 2019

Enjoy the real thing



È assolutamente funzionale e in armonia con le regole della natura che il debole soccomba e il forte sopravviva. Il forte, come aveva giustamente intuito Nietzsche, non è il migliore, ma solo il meglio adattato. La natura non mantiene in vita eccezioni. Gli esseri eccezionali vengono spazzati via al pari degli esseri mal riusciti. Solo il medio sopravvive e prospera. È così che la natura si perpetua. È per questo che a capo delle élite non ci sono esseri eccezionali, ma esseri medi altamente funzionali. L’eccezione, il genio, influenza in qualche modo la società, presto o tardi, ma sempre come dall’esterno e sempre a scapito dell’individuo di genio stesso, che in qualche misura rappresenta un vicolo cieco esitenziale. Ecco perché una società non può in alcun modo essere governata da persone di genio. È semplicemente innaturale.
Il funzionamento della società prevede la divisione dei compiti e naturalmente (questo avverbio non può fare altro che ricorrere) le élite altamente funzionali utilizzano l’opera delle classi inferiori per prosperare. In natura ci sono innumerevoli esempi di questo tipo. Il parassitismo è comunissimo, come la simbiosi o la mimesi.
La dialettica servo padrone comincia al baluginare delle prime società di agricole, man mano che i nostri antenati smettevano di essere cacciatori – raccoglitori. Serviva che qualcuno guidasse e qualcun altro si sottomettesse. Sono tutte cose già risapute, ma saperle di nuovo è sempre utile per capire a che punto siamo.
È dunque altamente funzionale che le società umane (tutte) prevedano qualche forma di schiavitù reale o virtuale, volontaria o involontaria. Non affermo che ciò sia bello, o giusto, o peggio ancora che io sia d’accordo con questo, anzi tutto ciò mi ripugna. Ma dal punto di vista naturale questo è il metodo migliore per far funzionare le cose.
La società umana è parte della natura, al pari delle dighe costruite dai castori, dei termitai, dei formicai e dalle mandrie di caribù. La differenza può essere qualitativa, ma l’essenza è la stessa. La cultura è il nostro esoscheletro. Un essere umano non può semplicemente esistere al di fuori di una cultura, di qualsivoglia tipo. Chi, per qualche motivo (è il caso dei cosiddetti “ragazzi lupo” o di Kaspar Hauser) cresce fuori dal contesto umano, non acquisisce caratteristiche umane, ma rimane un essere che non è né umano, né bestia. L’anima umana non può fiorire che nella “cultura”, cioè nel sistema di linguaggio simbolico e mitico che informa gli umani in un dato territorio.
Ecco dunque che quel grande organismo naturale che è la società umana globale prospera attraverso la divisione in classi (cioè in sfere di influenza) e naturalmente sono le classi più potenti che si accaparrano le risorse che le classi più deboli possono godere solo in misura nettamente minore. Noi pensiamo che ciò sia orrendo perché veniamo da secoli di retaggio cristiano nel quale ci viene insegnato che i poveri sono benvoluti da Dio e i ricchi alla fine andranno all’inferno, ma naturalmente questa è una stronzata che i ricchi si sono inventati per fare stare tranquilli i poveri. In realtà se un Dio esiste, esso è evidentemente, inevitabilmente, inequivocabilmente dalla parte delle classi e degli individui più ricchi, dotati e agiati. "A chi ha verrà dato,  a chi non ha verrà tolto anche quello che ha." Così c’è scritto nel Vangelo e il senso è inequivocabile. La Natura (maiuscola) va avanti in questo modo, eliminando o usando i più deboli per aumentare la forza dei forti. È per questo che Dio, se esiste, non è buono. La consolazione serve per mantenere a un livello accettabile la sofferenza dei deboli che altrimenti potrebbe intaccare l’equilibrio naturale, che prevede che qualcuno prosperi e qualcun altro soccomba. La prosperità universale, semplicemente, non è contemplata dalla natura.
Le culture orientali prevedevano che l’uomo, per essere felice (leggi: saggio) dovesse cercare di vivere in equilibrio con queste forze naturali e dunque comprendere il livello in cui si trovava e uniformarsi ad esso, sapendo che il Tao” tratta le diecimila creature come cani di paglia” e il wu wei (agire senza agire, cioè in realtà agire con distacco) è la chiave di tutto.
L’occidente non può agire con distacco, anzi crede anzi che l’individuo sia protagonista della propria vita. È a causa di questo atteggiamento intraprendente e guerresco che l’occidente ha conquistato il pianeta, al punto che oggi tutto è Occidente. Dal punto di vista naturale, esso ha prevalso, risultando nettamente vincitore. Si è creato dunque uno squilibrio. In natura gli squilibri, presto o tardi, portano all’estinzione dei fenomeni squilibrati. Anzi, lo squilibrio potrebbe benissimo essere uno dei mezzi con cui la natura azzera il campo di gioco, cancella la lavagna, resetta l’hardware. Piano piano, senza fretta. Va tutto bene, qualunque cosa accada. O va tutto male, qualunque cosa accada. Possiamo scegliere il nostro filtro interpretativo, per la natura è lo stesso.
Il motivo per cui in Occidente ha prevalso la visione progressista dell’esistenza (abolizione del tempo ciclico dell’antichità e credenza nell’idea di progresso illimitato) è racchiusa nella personalizzazione del principio primo della natura. Dio è uno, è maschio (inutile fare finta che non sia così), è il capo tribù che dobbiamo seguire per vincere sui nostri nemici. Questa è la concezione ebraica che ha prevalso e che poi si è mitigata con influssi orientali facendo sorgere il Cristianesimo con la sua grande invenzione dell’amore universale, la compassione, che in realtà esisteva già nel buddhismo, in forma più ascetica.
La compassione è dunque la grande scoperta, l’abbraccio che riscaldava le anime dolenti degli umili, degli schiacciati dalla grande ruota della macchina naturale. Era la parte materna che riscaldava il freddo glaciale dello spirito paterno, rendendo la vita sopportabile. Nasce il culto della Madonna, la Madre. Dove si va senza una Madre? Da nessuna parte.
Nietzsche aborriva la compassione, poi è impazzito abbracciando un cavallo maltrattato ed è finito a farsi cambiare il pannolone dalla mamma.
L’universo è un posto freddo e senza pietà. La Madre è il rifugio. L’uomo, nato da padre e madre, segue il suo Padre cosmico e brama la sua Madre cosmica per poter ritrovare ciò che ha perduto, da qualche parte, milioni di anni fa.
Ma naturalmente indietro non si può tornare. La conciliazione degli opposti non avviene mai, pena l’annullamento dell’essere. Ci si può solo muovere verso di essa. Bisogna camminare.
Restano però i deboli, i meno adatti, gli sfruttati, le classi inferiori. Che farne di loro?
L’ordine della natura ne prevede l’eliminazione progressiva. È atroce ma è così. È inaccettabile per noi esseri “civilizzati”, ma è così. Non si può dire  e soprattutto non lo si può pensare dato che noi stessi (perlomeno io) ne facciamo parte, ma è così.
L’eliminazione non si attuerà certo con i metodi brutali dei secoli passati o quelli tecnologico – apocalittici del novecento, ma con un progressivo indebolimento, imbastardimento, addormentamento delle coscienze. Gli innumerevoli esseri in sovrappiù, quelli che, se ne lamentava la Lagarde, vivono troppo a lungo, vanno piano piano lasciati al loro destino: basta erodere il welfare, basta aumentare impercettibilmente il costo della vita, basta che giovani di altre terre, prevalentemente maschi, possano entrare e prendere possesso dei territori, piano piano. Basta ottundere le menti con idee basiche, con false speranze, basta intorbidare le acque e piano piano tutto si sistemerà. I poveri aumenteranno sempre di più di numero e si noteranno sempre di meno e quando saranno maggioranza, si faranno fuori da soli. Mai e poi mai i poveri erediteranno la terra.
È semplice come la natura, perché la natura è semplice e crudele.
La natura è dalla parte delle élite, sempre. L’utopia è contro la natura. Il mistero atroce è questo. È eroico lottare contro la natura: è un'impresa che merita onore e rispetto. Ma bisogna che la realtà venga alla luce. L’amore continua a palpitare nei cuori degli esseri umani, questo povero amore fino all’ultimo splenderà nel buio. L’amore, prodotto della natura, è lo specchio che riflette e svergogna la natura stessa, la sua indifferenza. L’amore vince tutto, proprio perché è destinato a perdere sempre. Nella sconfitta, vince.
Dio si commuove, forse, da qualche parte, ma il corso della natura resta sempre uguale. È bene saperlo, bisogna avere il coraggio di vederlo.
Se dovesse mai accadere (ed è accaduto) che una classe ne rovesci un'’altra ecco che tutto rimarrebbe uguale. Semplicemente si riformerebbero altre élite che riproporrebbero il giochino, magari sotto il segno della pace e della fratellanza universali. Ma in realtà vi sarebbero ancora degli sfruttati, degli ultimi, degli abbandonati. L’utopia della ridistribuzione equa delle risorse è attuabile a un prezzo talmente alto che sarebbe incompatibile con le risorse realmente disponibili sul pianeta. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire, sopratutto a se stesso. Sarebbe come cercare di creare il moto perpetuo. Senza contare che il tutto potrebbe funzionare solo se gli umani fossero in un numero molto più basso e ragionevole. Ma questo non è il caso del pianeta Terra: non succederà mai che la popolazione diminuisca volontariamente. La natura da una parte vuole la crescita continua, dall’altra vuole la distruzione altrettanto continua. Una cosa non può esistere senza l’altra.E in mezzo ci siamo noi.
Rimane fissa l’idea tenace del progresso, dell’andare avanti in eterno, sempre avanti, sempre meglio, sempre di più. Verso dove? Verso il paradiso, la felicità, la coincidenza degli opposti, il Nirvana, i saldi a fine mese, le ferie, il domani, il comunismo, la pensione. In mezzo a questa tensione universale chi comprende il wu wei sa che lo Yang prevarrà sullo Yin finché lo Yin tornerà a prevalere sullo Yang e così via, in eterno. Perché darsi pena?
L’occidente, nella sua spinta inarrestabile, cerca metodi inconsci per fermarsi. Credo che l’Occidente lo desideri ardentemente questo declino che sembra non arrivare mai. Il tramonto dell’Occidente è lungo, molto lungo.Man mano che tramonta, tutto il mondo è diventato Occidente.
Ma alla fine della notte si vedrà la luce. La compassione trionferà. L’abbiamo sempre saputo. Il discorso della montagna, la rivelazione del Sutra del Loto sul picco dell’Aquila, i rotoli del Mar Morto, la Mecca, la Cappella Sistina … tutto ci porta lì.
Per capire bene di cosa si sta parlando, non c’è niente di meglio che guardare il finale della serie televisiva Mad men: il protagonista, un incallito pubblicitario in cerca di redenzione, ha una specie di satori in cui, al colmo della beatitudine, crea quello che poi sarà il jingle più diffuso e caratteristico di tutti i tempi.
Questo lampo di genio illumina l’universo e getta luce sul vero obiettivo dell’uomo, sullo scopo finale della sua venuta sulla terra. Ecco la conciliazione degli opposti, la perfetta armonia, la fine delle classi, il trionfo dell’umanità, ecco finalmente svelato il mistero di tanto lottare e tanto soffrire. Ecco il nettare degli dei.
Acqua zuccherata e anidride carbonica e qualche altro piccolo mistero mai svelato.
Enjoy the REAL THING!!

Nessun commento:

Posta un commento