Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)

venerdì 14 ottobre 2016

I tempi stanno a - cambiando



Un Nobel se ne va, un Nobel se ne viene.
Non mi voglio inserire nel filone delle polemiche è - giusto, non - è - giusto dare il Nobel a uno strimpellatore di chitarra con una brutta voce. La somma giuria di Stoccolma ha deciso così e pace.
I suoi testi sublimi hanno cambiato il destino dell'umanità, si dice: e chi sono io per contraddire la giuria del Nobel?
Quello che accomuna i due Nobel, quello uscente per cause naturali e quello entrante per cause di ristrutturazione del pensiero svedese in senso spettacolare - debordiano, è una certa marginalità dal settore della, non saprei come altro chiamarla, letteratura.
E' dunque evidente che la giuria del Nobel ormai intende la letteratura in senso molto lato. A questo punto sarebbe giusto dare il premio anche a qualche autore di fumetti e ce ne sono certi che sicuramente lo meriterebbero. Molti manga giapponesi sono letterariamente stupendi. Anche gli autori di certe serie televisive come I Soprano o il Dr. House meriterebbero il Nobel, come pure quelli di Gomorra o House of Cards: perché no, sarebbe giustissimo.
Tutto ciò che influenza l'immaginario collettivo merita il Nobel. Questa è l'intuizione dei giurati svedesi. Anche Berlusconi meriterebbe il premio Nobel per la letteratura. Ah no, lui è di destra. Niente premio allora.
Grillo non è ancora al suo livello. Poi non si capisce se è di destra o di sinistra. Nemmeno Renzi.
Premio Nobel per la letteratura a Papa Francesco, dunque.
Premio Nobel per la letteratura anche a Paperino (anche se è solo un personaggio immaginario).
Insomma i giurati del Nobel hanno pienamente compreso quello che sta avvenendo da un po'.
Da un certo punto di vista questo a - cambiamento dei tempi è stimolante.
La vita si nutre di paradossi, ormai mi è chiaro da molto tempo.
Il paradosso di quest'epoca (uno dei tanti) è che mentre la letteratura così come la si intendeva fino alla fine del secolo scorso è diventata ininfluente, tutto il mondo è diventato letteratura.
Il fantasma della letteratura aleggia in mezzo a milioni di semianalfabeti e analfabeti di ritorno.
La specie umana vive ormai in un lunghissimo ininterrotto romanzo planetario con miliardi di personaggi tutti intercambiabili, tutti uniti nel guardarsi vivere tramite mezzi inconcepibili fino a mezzo secolo fa.
Viviamo in tempi letterari quanti altri mai: una balzachiana Commedia umana si snoda attraverso le reti televisive, Internet, smartphone e il traffico congestionato delle metropoli con tutti i drammi e le farse che si consumano sotto questo breve strato di atmosfera che avvolge il corpuscolo sul quale stiamo viaggiando verso chissà dove.

martedì 11 ottobre 2016

Quattro Quartetti



Avanti viaggiatori! senza fuggire dal passato
a vite differenti o a qualsiasi futuro.

Voi non siete la stessa gente
che ha lasciato la stazione
o che arriverà a una destinazione qualsiasi,

mentre i binari sfuggenti si stringono dietro di voi;
e sul ponte pulsante del transatlantico
mentre guardate il solco che s’apre dietro di voi,
non dovete pensare che “il passato è finito”
o che “il futuro è davanti a voi”.

Al cader della notte tra le antenne e il cordame,
c’è una voce che canta (ma non all’orecchio,
mormorante conchiglia del tempo, né in linguaggio alcuno).

“Avanti, o voi che credete di viaggiare;
non siete voi quelli che videro il porto
allontanarsi, né quelli che sbarcheranno.
Qui, tra la sponda di qua e quella lontana,
mentre il tempo è sospeso, considerate il futuro
e il passato con mente imparziale.

Nel momento che non è d’azione né d’inazione
potete ricevere questo: “in qualunque sfera dell’essere
la mente dell’uomo possa essere intenta
al tempo della morte” – ecco l’unica azione

(e il tempo della morte è ogni momento)
che darà frutto alla vita degli altri:
e non pensate al frutto dell’azione.

Andate avanti.
“O viaggiatori, o naviganti,
voi che giungete al porto, e voi il cui corpo
soffrirà la prova e il giudizio del mare,
o qualsiasi altra fine, questa è la vostra destinazione.”


Così Krishna quando ammoniva Arjuna
sul campo di battaglia.

Non: buon viaggio…

ma: avanti, viaggiatori.

Thomas Stearns Eliot

sabato 30 luglio 2016

Ebbrezza d'estate

Resta da capire come mai i cosiddetti terroristi non provino mai ad attentare direttamente luoghi di potere, preferendo fare mattanza di cittadini inermi.
Il motivo è di ordine pratico (i luoghi di potere sono più inaccessibili) e di ordine psicologico (quello che si cerca non è la destituzione di un potere, religioso o politico, ma la distruzione stessa, il delirio mistico della morte).
Un mondo a senso unico come questo fa esplodere le tensioni distruttive che in esso sono contenute.
Gli attori e gli agiti sono marionette, personaggi secondari e sostituibili.
E' per questo che mi sono stupito sentendo del tentativo di colpo di stato in Turchia. Mi ricordo di avere pensato che sembrava di essere tornati ai vecchi tempi, quando i colpi di stato erano di moda, tipo in Grecia. Ma le mode vecchie non funizonano più e il tentativo di colpo di stato contro Erdogan (tutti ormai sanno che si pronuncia " Erdoan") non ha funzionato, come è nello zeitgeist attuale.
Si sprecano le analisi sociopolitiche, quando basterebbe scomodare il demone dell'estate ela giovinezza che è (come si sa) primavera di bellezza.
Nello zeitgeist attuale  la varie figurine sulla scacchiera inseguono certamente obiettivi strategici, ma più profondamente cercano l'ebberezza del controllo e del suo contrario.
L'estate è la stagione più mortifera, quella in cui il culmine della vita porta in sè anche l'inizio della dissoluzione. I giovani esplodono.
Le due guerre mondiali sono scoppiate in estate. Non fai scoppiare una guerra mondiale in primavera o inverno, pare brutto. I giovani scalpitano.
Gli eccessi violenti hanno il loro massimo turgore, qui nell'emisfero boreale, in questa pazza stagione.
L'eccesso di vita è contiguo alla morte, sempre. Dioniso impazzito di ebbrezza, si mette a macellare le genti, in nome dei princìpi più strani.
Analisi un po' troppo junghiana? Sia pure. E' un modo come un altro per dare un nome all'inquietudine che ci sovrasta. Che la si chiami guerra di religione, declino dell'occidente, crisi del sistema capitalistico, il momento in cui un uomo o un gruppo di uomini inizia l'opera di distruzione, quello che si muove, quello che accade, va al di là delle nostre percezioni quotidiane.
Viene in mente lo Straniero di Camus, condannato  a morte per aver ucciso un arabo, senza perché, per un riflesso di sole.
Lo Straniero è moltiplicato per mille, diecimila. Allah è un pretesto. L'Isis è un pretesto perfino per se stesso. L'Assurdo regna e genera i suoi giovani mostri. Dietro di loro, burattinai e burattini a loro volta, personaggi oscuri. Non verremo lasciati in pace tanto presto.



domenica 26 giugno 2016

Metodi efficaci di valutazione politica

Chi sa veramente se la GB ha fatto bene o male a uscire dalla UE. Le opinioni, come al solito, si accavallano e non portano a nulla di concreto.
Esistono però sistemi più semplici e quasi infallibili per valutare la validità di una decisione politica così epocale*: la faccia da becchino di Severgnini, il disappunto plastico della Gruber e il rosicamento di Renzi.

I megaburosauri di Bruxelles non lasceranno smantellare facillmente il loro giocattolone: troppo ci hanno guadagnato finora. Ma qualunque cosa accada, l'unica cosa certa è che l'Italia farà la sua solita politica: accodarsi al vincitore di turno, chiunque sia. E' curioso che in un sondaggio fatto su cosa pensano gli italiani della UE i risultati siano stati negativi in maggioranza. Alle stesse persone hanno poi chiesto se allora sia più giusto uscire da questa fallimentare baracca. La risposta è stata a maggioranza no. Come dire: fa schifo, ma ci restiamo, hai visto mai. Tengo famiglia.

* "Epocale" è termine eccessivo. Tra 50 anni della UE non fregherà più niente a nessuno, impegnati come saranno a non affogare nella merda che stiamo producendo ora.

lunedì 6 giugno 2016

Prove tecniche di eccetera eccetera

Suppongo che le migliaia di affezionatissimi lettori di questo blog (faccina su questo punto) si stiano chiedendo che fine ho fatto. Ci sono, ci sono, miei cari. Cambiamenti repentini di sedi lavorative e tante piccole incombenze quotidiane mi tengono lontano dal magico mondo della Rete. Ma non appena sarò riuscito a organizzarmi meglio (che vuol dire anche ritrovarci un po' di voglia) mi rifarò sentire.
Avevo promesso tutta una serie di (pseudo) recensioni letterarie e io sono uno che le promesse le mantiene. Mica ho specificato l'anno.
Vi auguro, nel frattempo tanta serenità e a presto.

mercoledì 23 marzo 2016

Promemoria


Pierre Delvaux La Venere dormiente


Domenica ho compiuto 54 anni. Una età ragguardevole, un tempo. Mio nonno paterno non ci è arrivato, è morto due mesi prima di compierli. Mia madre non ci è arrivata. Si è fermata molto prima. Proust è morto a 51 anni, Cartesio a 53, DFW a 46, Glenn Gould a 50, Gustav Mahler poco prima dei 51, PKD a 53, Moliere a 51, ecc. ecc.

Esempi illustri, come pure esempi qualunque, vanno e vengono in una specie di staffetta senza fine.

Si va avanti a superare quelli che se ne sono andati e poi toccherà a noi e l’universo continuerà nella sua opera di di disgregazione. Ogni anno un pezzo si stacca, una molecola decade, il sogno luminoso dell’eterno amore e eterna giovinezza sbiadisce ancora un po’ di più, la trama ormai scolorita fino alla semi trasparenza. Ci si vede la realtà attraverso. Ed è la realtà ad avere sempre più importanza.

Comincio a sentire l’onnipresenza della morte e nello stesso tempo la vita diviene sempre più evidente, potente, vibrante. Meno spazio alle finzioni e più alla cosa – in – sé.

Galleggiamo nel vuoto, come bolle distanti, silenziosi e stranamente sempre più felici, nonostante tutto, di quella felicità fatta di barlumi di sole anche dentro il buio.

Avere sempre più passato dietro di noi, anche se irrecuperabile, anche se non ci si pensa mai, è una forza. Si cammina, come diceva Proust, sui trampoli dei propri anni e più ce ne sono, più lontano lo sguardo si porta. Il nero orizzonte si fa vicino, ma intorno c’è anche la sterminata evidenza della vita, la grandiosa epifania del tutto. È uno spettacolo commovente e sublime. È la gioia della stella che splende bruciando se stessa.