Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)

martedì 22 maggio 2018

Democrazia ai semafori

"Tutta una parte del mondo era diventata libera. Allora aveva iniziato a spostarsi e il risultato era stato che ai semafori degli incroci si vedevano i polacchi, li chiamavano così, anche se magari non venivano dalla Polonia. Questi volevano ad ogni costo lavarti il tergicristallo in cambio di qualche moneta. Poi i polacchi si erano fatti furbi e da un momento all'altro di polacchi non ce ne sono stati più perché avevano fatto un salto di qualità e la loro vita era migliorata grazie alla democrazia e al lavoro. Dunque ai semafori c'erano finiti gli albanesi, poi i marocchini, poi i romeni e insomma il progresso della libertà nel mondo si poteva capire dal succedersi dei popoli ai semafori."

Confessioni di un lavoratore non specializzato.

lunedì 21 maggio 2018

Mussolini si commuove?

"Chissà, mi chiedevo, se anche Mussolini qualche volta si era commosso guardando le stelle? Che importa. A me Mussolini non piaceva ganto, anzi mi faceva un po' paura. Mussolini poteva anche non commuoversi mai. Io invece mi commuovevo per le stelle. Affacciato al balcone, nel fresco della notte, leggevo le istruzioni per trovare le costellazioni, le seguivo con il dito e mi sembrava di essere dentro quell'immenso cielo e respiravo il cielo e non ero più io, ma soltanto cielo e non so spiegare come tutto fosse così bello, bello da farmi scoppiare di gioia."

Confessioni di un lavoratore non specializzato

domenica 20 maggio 2018

"Il lavoro lo mangi e lo sputi"

"Farsi venire gli esaurimenti per il lavoro, è veramente una cosa che non capisco"
"Nemmeno io la capisco."
"Il lavoro bisogna mangiarselo" continuava lui come se non avessi parlato.
"Il lavoro lo mangi e lo sputi. Lo mangi tu il lavoro, non aspetti che ti mangi lui."

Confessioni di un lavotatore non specializzato

sabato 19 maggio 2018

Non ci sono uomni poco interessanti ...

Non ci sono uomini poco interessanti.
I destini sono come le storie dei pianeti.
Ognuno è unico, non c'è pianeta che gli sia uguale.
E se qualcuno ama stare in disparte,
anche il suo stare in disparte è interessante.
Tutti hanno un mondo segreto.
E in quel mondo c'è un attimo felice,
come pure l'ora più orribile,
ma tutto resta sconosciuto.


Evgenij Evtušenko

mercoledì 7 marzo 2018

Elezioni 2018 o dell'italianamente possibile

Elezioni 2018.
Voto di "pancia" sì, voto di "pancia" no, la terra dei malandrini non finisce mai di brulicare.
Manifesta impossibilità di ottenere un governo che possa governare, come previsto. La tendenza è quella tutta italiana al pastrocchio dal quale si esce solo facendo ammuina o mandando tutto a pallino. I 5 stelle hanno vinto clamorosamente, ma viene evidenziata ovunque la vittoria della Lega Nord, quello sì voto “di pancia”, come vera grande vittoria. Il Berlusca messo in secondo piano, ma tiene botta facendo l’ago della bilancia nella micidiale e onnipresente “coalizione di destra”, che pretende, italianamente, di avere vinto lei le elezioni. Neanche tanto sotto sotto vorrebbero fare un bel colpo di mano ed estromettere i 5 stelle dal governo: ci proveranno, di sicuro. I centro destri si sentono in diritto, da buoni fascisti, di fare come cazzo vogliono. 
Insomma nei prossimi mesi c’è la possibilità che si ripeta la porcata che già i bei tomi onnipresenti in Parlamento portarono a termine nel 2013. Solo che questa volta non è il PD, partito votato all’estinzione, ma la coalizione di centro destra a cercare il colpaccio. O meglio, è ancora tramite il PD che succederà, un PD versione suicida. Preferirà sparire pur di fare un governo con i 5 stelle? Comunque vada il suo destino politico è segnato.
Sarebbe comico e tragico, ma italianamente possibile che il partito che ha veramente vinto le elezioni si ritrovi solo all'opposizione ...
In fondo è la concusione più naturale. Questo paese è sempre stato di centrodestra, nella sua essenza.
I vecchi ruderi novecenteschi ipertrasformisti, è giusto vadano a stabilirsi nel museo delle cere.
E i 5 stelle forse sono più nel loro luogo naturale all'opposizione ...
Chissà.
Ma sì, divertiamoci un altro po'.
Tanto, come diceva Keynes, nel lungo termine ...

venerdì 2 marzo 2018

A caccia del Reale

Nevica. Fa freddo. Un po’ di aria siberiana è colata quaggiù, verso il centro Europa, a causa del fatto che il riscaldamento climatico globale ha fatto collassare non so quale anticiclone da qualche parte. O forse non era un anticiclone, non ricordo bene.
Il mondo (ma quanta attenzione bisogna avere oggi per pronunciare o scrivere questa parolina?) va avanti con le sue interconnessioni incalcolabili. Il dibattito su cosa sia quello che definiamo reale, va ugualmente avanti come un lungo nastro di concetti che si srotola come strisce di carta da una di quelle vecchie telescriventi anni 70, accumulandosi sul pavimento delle nostre concezioni.

In fondo l’idea principale della sinistra (in comune anche con la destra sebbene con orientamenti differenti e in comune anche con i tre monoteismi) è che l’universo sia essenzialmente antropocentrico.

Tutti questi apparati concettuali non producono alcuna consapevolezza che tra un topo ragno, un coleottero e un essere umano le differenze siano quantitative più che qualitative. I castori costruiscono dighe, dopotutto. Dighe che hanno un sia pur minimo impatto ambientale. Tra noi e i castori la differenza è solo apparentemente qualitativa, in realtà è quantitativa.
Noi siamo parte del mondo, una specie tra tante. Siamo più attrezzati a livello intellettuale. Bisognerebbe capire che cos’è l’intelletto e se abbia senso parlare di “idealismo” escludendo il fatto che le categorie dello spirito hegeliane decisamente non riguardano anche la vita sociale dei capibara. Eppure la vita sociale dei capibara esiste. Come pure quella dei cavallucci marini o dei coralli.
L’antropocentrismo è il vulnus alla base di ogni concezione filosofica. L’accumularsi di teorie nella mente di questo povero primate non lo porta più vicino alla verità di un solo millimetro.
L’unico vero momento di ultra percezione, questo povero animale deve averlo avuto in una scena tipo 2001 Odissea nello Spazio. Vede il femore del caribù e gli viene in mente che può darlo in testa al suo simile e prendersi la sua fetta di territorio. Allargarsi. Questo concetto di allargarsi passa poi all’Egitto a Babilonia, a Roma, arriva alle colonie inglesi, nasce l’Idea dello sfruttamento. Servo e Padrone. Hegel ne fa un indigesto papiro. Il capitalismo, in fondo, nasce da quella prima scimmia del cazzo. Ecco, il Reale, sempre lui. Il Reale è il fondo cieco nel quale  nasce l’Idea e l’Idea è sempre strumento di sopraffazione / collaborazione. Il Reale è il monolito nero di 2001.
Il reale non si lascia lacaniamente cogliere, direbbe Slavoj Žižek.
Tutto si riduce a un soggetto supposto sapere, il Grande Altro che condiziona tutto ma di cui possiamo solo supporre l’esistenza. Da una parte il Simbolico, il Reale, e dall’altra parte gli oggetti, irriducibili.
Siamo a caccia del Reale. Dopo la morte di Dio cosa resta? Almeno il Reale. Passiamo da uno spettro all’altro.
Quello che abbiamo è invece il cosiddetto “realismo capitalista”.
È un’idra a cento milioni di teste, la perfetta incarnazione di Shiva il distruttore.
È questo il Reale con cui ciascuno di noi, volente o nolente, deve fare i conti.
Possiamo cambiare la Realtà, o subire il Reale?

sabato 27 gennaio 2018

Appunti su Evola e la Dotttrina del Risveglio

La dottrina del Risveglio di Julius Evola. Buddismo ariano, aristocratico ed eroico.
In fondo la concezione “tradizionale” di Evola ha qualcosa di paradossale. Se addirittura il buddhismo nacque già in un’epoca di decadenza, 2500 anni fa, non si capisce bene quale mai sia stata l’epoca del fulgore delle tradizioni. Giace in qualche era preistorica, in qualche altra dimensione temporale? Risale ad Atlantide di cui parlava già Platone? Non so perché, io che sono un uomo di tipo decisamente “inferiore”, non degno e non pronto ad assimilare le inconcepibili saggezze “tradizionali”, associo spontaneamente la “tradizione” alla fantarcheologia di Peter Kolosimo.
Nonostante tutto, però, il buddhismo spiegato da Evola ha un suo profondo fascino e lancia in qualche modo richiami che arrivano fino alla rivisitazione buddhista in chiave esistenziale di Keiji Nishitani.
Il Buddha, Gautama Siddharta, lo Shakya Muni, non si ferma di fronte a nessun condizionamento, e portato dal suo eroismo guerriero va oltre il divino, oltre il bene e il male, oltre, persino, al “dissolvimento nel tutto” visto anch’esso come un inganno. Egli, il “Buddho”, approda al “vuoto perfetto”, là dove “la mente si spezza”, e opera il perfetto Risveglio al sunyata, l’incondizionato. Tutte le versioni mitiche Mahayana sono un arrendersi molto prima di arrivare in vista della “riva opposta”, sono rimasticazioni destinate all’illusione dell’uomo inferiore.
L’illusione più subdola, dopo quella del Dio personale, è quella del “nirvana”.

Nossignore, non dimentico che Evola sotto la pretesa di un razzismo “spirituale” e non meramente “biologico” si rese complice,  per arrogante noncuranza, delle atrocità naziste.
Non dimentico le sue simpatie per le SS e non dimentico le stronzate della destra, la ripugnante superiorità provata nei confronti della misera plebe che arrancava e subiva. “Tipi umani” inferiori e superiori secondo le dottrine tradizionali. È vero però che il buddhismo stesso non celebra l’uguaglianza degli esseri e anzi, nei testi canonici esistono delle vere e proprie gerarchie umane, per cui addirittura uccidere un certo “tipo umano” (esempio, un assassino) comporta meno karma negativo che ucciderne un altro.
Ricordo di averlo letto in un opuscolo di studio della Gakkai – Nichiren Shoshu. Poteva essere il 1991. Ricordo persino che trovai che fosse un pensiero realistico  e che prestasse il fianco a molti fraintendimenti.
Sentieri impensabili attraverso le pianure desolate della Verità.
I quesiti fondamentali sono sempre quelli: che cosa è “veramente” vivere? Come farlo al meglio? Cosa deve fare un essere umano per essere degno di tale qualifica? Esiste un senso morale non condizionato? La morte, come viverla? È un passaggio o la fine? In entrambi i casi non acquista più senso. Non ha proprio importanza, dal punto di vista del “senso” che tutto continui o finisca. Se continua, è solo una continuazione del mistero. Se finisce, finisce nel mistero.

Il Risveglio, la cosiddetta illuminazione, non è altro che l’annientamento del demone della dialettica. La mente non può contenere il sé né l’universo. La comprensione è essenzialmente Visione.

In fondo sarebbe bello rinascere nella Terra Pura. Una grande tentazione. Perfino Nichiren, sembrerebbe, gli ultimi anni della sua vita auspicava una pura terra in cui approdare con il daimoku, un interregno tra una rinascita e l’altra dove vi fosse pura beatitudine. Tutto l’opposto del duro Risveglio del Buddha storico, la consapevolezza del sunyata. Samsara e nirvana sono una cosa sola.
Felicità e disperazione due facce della stessa medaglia.

La Tradizione nella concezione di Evola è una specie di impalcatura metafisica che sostiene le trasformazioni umane: quell’insieme di “valori” che rimane essenzialmente immutato e che serve a mantenere il contatto tra l’essere umano e il sopra naturale. Per soprannaturale si intende ciò che va oltre le categorie di essere e non essere.
È per questo che il panorama è vasto, va dallo gnosticismo al buddhismo zen, allo zoroastrismo, al taoismo, al confucianesimo, al tantrismo, all’alchimia, alle vie della mano destra e sinistra ecc. ecc.
Che poi questa impacatura metafisica sia "reale" è tutto da verificare.
Evola rimane difficoltoso nel 2017 con il suo razzismo, il suo pensiero gerarchico, aristocratico e anti democratico. Per Evola io sarei un uomo di tipo inferiore, un plebeo. Me ne farò una ragione,
Tuttavia rimane un pensatore con cui fare i conti, aòmeno per quanto riguarda la sua spiegazione del buddhismo delle origini.
Non so se quello che afferma risponda a completa verità: tutte le ricerche ermetiche e mistiche potrebbero essere liquidate come mere stronzate, ma la concezione che qualcosa sussiste per un po’ dopo la morte e poi svanisce mi risuona. Solo chi ha operato una trasformazione di sé non muore dopo la morte del corpo ma entra … nel Nirvana, il non condizionato. Qualcosa di inconcepibile accade intorno a noi e non lo vediamo. Attribuiamo un senso positivo a potenze infere e non ci accorgiamo di quelle superiori. L’uomo moderno è confuso.
Rimane da chiarire l’anti evoluzionismo di Evola. In che modo negare il fatto “scientifico” dell’evoluzione? La specie umana deriva innegabilmente da mutazioni di altre specie. Ma cos’è allora l’autocoscienza, cos’è la trascendenza?
L'anti evoluzionismo è semplicemte inaccettabile.