Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)

giovedì 5 luglio 2018

Contro la rete contro i media contro tutto e il suo contrario

Youtubers di ogni tipo (che però tendono pericolosamente a somigliarsi) si schierano in fazioni che si combattono tra loro sputtanandosi. Il contendere verte su: è giusto sostenere immigrazione, non è giusto farlo, con corollario di: 1) è vero che X fa Y e provoca Z, 2) non è vero, Y ha provocato Z che ha reagito producendo X che 3) a sua volta è una imitazione di W come viene evidenziato in questo video. Subscribe, please.
Poi c’è la forsennata questione dei media mainstream che mentono come respirano (un media non respira, è solo una metafora) tutti tesi a sostenere i propri padroni a ogni costo. Poi si scopre che anche certe informazioni in rete sono pilotate, certi opinionisti youtubers sono evidentemente prezzolati e si urla allo scandalo, poi si scopre che è una fake news. E si ricomincia daccapo.
La Gabbanelli è informazione mainstream per cui, mentre sembra spiegare bene le collusioni di T con K in realtà mostra solo un pezzo del discorso in quanto si scopre che K è nemico giurato di H che ha tutto l’interesse a che T venga quanto meno ridimensionato. Le Iene fanno lo stesso sputtanando certi maghi e incensandone altri e così pure Otto e mezzo e La gabbia e Piazza pulita sono tutti rigorosamente contro il neo governo, così come erano tutti rigorosamente a favore del governo precedente. Tutta l’informazione mainstream è fatta da programmi che in fondo tutelano gli interessi del loro padrone, cioè il sistema capitalistico finanziario. Nel frattempo si scopre però che lo stesso sistema capitalistico ecc, finanzia anche Google e Facebook lasciando non pochi dubbi su quanto l’informazione web possa essere libera.
Le opinioni, le teorie, le rivelazioni, le notizie, le contro notizie si accavallano e si intrecciano senza fine, come strani animali vermiformi che pullulano nell’oceano virtuale del Sistema.
Nessun idealista tedesco, nemmeno nei suoi più elevati sogni (o deliranti incubi) avrebbe potuto prevedere che un giorno un intero pianeta sarebbe assurto al livello delle Idee platoniche digitalizzate.
In questo oceano l’indifferenziato cerca di incarnarsi goffamente. Agire significa intorbidare ancora più le acque, illudersi di fare la differenza, ma è solo un’altra opinione che erutta dal fondo.
Si scopre dunque che la carne fa bene e la pasta male, e che le malattie non esisterebbero se l’uomo vivesse ancora nelle caverne. Salvo smentita dalla scienza ufficiale, ma si sa che la scienza ufficiale, è tutta al servizio del grande capitale, e anche sull’evoluzione ormai ci sono grossi dubbi, in quanto anche Darwin è al servizio del grande capitale poiché la teoria dell’evoluzione avalla il più spregiudicato neoliberismo. Gli scienziati cercano di spiegare che la teoria di Darwin è complessa e sottoposta ormai a numerose revisioni, nonostante il suo nucleo essenziale rimanga inalterato. Darwin non ha mai veramente detto che l’evoluzione è basata sulla sopravvivenza del più forte, bensì del più adatto, e che oltre a meccanismi di sopraffazione, la natura mette anche in atto meccanismi di cooperazione. Ma la scienza, mente quasi al pari dell’informazione mainstream. L’unico vero scienziato è rimasto Zichichi, si sa.
L’obbiettivo del demone della dialettica, in questo marasma quotidiano, è che ognuno scelga la sua opinione e con essa si trastulli, la utilizzi come bambola gonfiabile con cui galleggiare nel mare dell’indifferenziato e ogni tanto sfogare i propri istinti.
Se un essere di un altro pianeta cercasse di capire qualcosa della specie umana immergendosi nel bailamme chiamato informazione contemporanea, a un primo impatto si troverebbe in mezzo a un tornado di cose che gli ronzano intorno e addosso. Sembrerebbe impossibile riuscire a destreggiarsi lì in mezzo. Poi il nostro essere ultraterreno comincerebbe a capire lo schema. Si accorgerebbe che ogni discorso, sebbene apparentemente complesso, verte intorno a un nucleo centrale costituito dall’interesse personale di chi lo esprime. Per interesse personale si può intendere, più in generale l’interesse del gruppo di cui fa parte chi fa il discorso.
La verità contenuta nel discorso stesso è ininfluente. Ci possono essere discorsi in cui la percentuale di verità (cioè di riscontro con la realtà fattuale esterna al discorrente) è molto elevata, ma non è questo che si ricerca, quanto piuttosto la preservazione e, ove possibile, l’incremento sociale del proprio gruppo di appartenenza.
Se questo essere ultra terreno, per uno strano effetto sinestetico che noi umani non possiamo neppure immaginare, “vedesse” le varie informazioni, queste le apparirebbero come vorticanti macchie di colori diversi tutte tendenti a inglobare macchie di altri colori, senza tuttavia mescolarsi quasi mai. A volte una macchia riesce a inglobarne un’altra e il colore di quest’ultima si mescola con quella più potente: ma in questo modo anche l’identità della prima macchia, pur vittoriosa, è cambiata per sempre. Questa nuova entità si scontra con altre macchie formando schemi di colori senza limiti.
È un gioco come quello di Krishna che crea l’universo. Trastulli. Il movimento delle macchie è creato dal frangersi continuo dei colori nel mare della volontà di potenza. Espansione, contrazione, spiegazione, colorazione, tutto virerebbe verso il bianco se cessasse di agitarsi.
Vedere questo schema generale è come vedere il gioco di Dio. Non c’è verità se non fuori dallo schema. Chi è dentro lo schema non è dentro la verità, ma dentro a una macchia colorata che lotta per inglobarne un’altra.
“Il senso del mondo giace fuori di esso.” Wittgenstein.

martedì 3 luglio 2018

Sull'utilità e il danno della storia nella vita

Sì dice che la rivoluzione russa fu finanziata da alcuni banchieri tedeschi e americani. Lenin ricevette soldi, parecchi soldi, dal Kaiser Guglielmo II e il ritorno di Trockij in Russia nel 1917 fu finanziato niente meno che dalla  J P Morgan di New York. Lo scopo principale nel finanziare questi famosi rivoluzionari era mettere fuori gioco una volta per tutte la Russia zarista. L'obbiettivo dei banchieri tedeschi e americani era potersi spartire i nuovi e fiorenti mercati petroliferi mondiali e tutto il resto del commercio internazionale, senza quella che sarebbe stata una concorrente troppo forte per risorse. La Russia aveva il difetto di essere ricchissima, con una popolazione poverissima e tutte e due le gambe infilate in Europa. Era troppo da sopportare. Cosa c'era di meglio di una bella rivoluzione popolare per metterla in ginocchio definitivamente?
Cosa c'è di vero in questa versione dei fatti non lo so, è quantomeno verosimile.
Di solito chi parla di queste cose fa partire un pippone sul complotto giudeo - pluto - massonico con accompagnamento di Illuminati vari, per finire con il Nuovo Ordine Mondiale ecc ecc.  Me ne guarderò bene. Ci provo' quell'ingenuo di Celine e gliene incolse talmente male che la sua vita ne fu rovinata.
Oggi, grazie a Internet, un po' di complottismo non si nega a nessuno. Come sempre però, verità e idiozia si mescolano a tal punto che non si distingue più nulla.
Un controllo assoluto su questo verminaio che è la storia umana, non mi sembra verosimile. Le variabili sono troppe perfino per le elite più potenti. Tuttavia la volontà di potenza non dorme mai. La storia è un incubo idiota dal quale non vogliamo svegliarci. Il fiume del divenire è una corrente spaventosa dentro la quale ha luogo una strabiliante eterogenesi dei fini, come dire che le cose vanno a cazzo come vogliono, nonostante tutti i complotti. Le analisi sono sempre tutte fatte a posteriori.
E intanto ancora non capiamo veramente cosa fa di noi, noi. 

sabato 23 giugno 2018

Analisi differenziale

Il cosiddetto istinto di morte è più forte nei maschi, i quali si devono notoriamente dissipare nelle guerre o, in mancanza di esse, in attività pericolose / idiote / inutili.
Una società quasi completamente (ma potremmo togliere anche il "quasi") femminilizzata come quella occidentale, - globale in cui viviamo offre poche o nessuna chance per il maschio che non ce la fa. O si femminilizza e allora si deprime o rimane se stesso e allora collide con il resto del mondo. E si deprime. La depressione è inevitabile. A volte la depressione è così mascherata che sembra quasi normalità. Ma se si va a grattare sotto la crosta, ecco tutto un pullulare di compulsioni, dipendenze, malanni psicosomatici,  disperazioni ovattate che affliggono il maschio del XXI secolo.
È così semplice, in fondo.
Se diventi una rock star ti uccidi. Se non lo diventi ti uccidi lo stesso. Se non ti uccidi, uccidi il tuo dolore e vivi come uno zombie, cioè come il 98% della popolazione terrestre umana.

venerdì 22 giugno 2018

Populismi 4: ancora su destra e sinistra

Affermare che destra e sinistra sono involucri svuotati di senso, non significa affatto che le istanze (le aspirazioni, le idee) dietro a questo concetti siano venute meno. C’è bisogno di ritrovare una certa identità comunitaria, di popolo (destra), come c’è bisogno di prendersi cura degli svantaggiati, degli ultimi (sinistra). C’è bisogno di redistribuzione delle ricchezze in senso egalitario (sinistra), come c’è bisogno di riconoscere che l’uguaglianza può diventare una trappola (destra). C’è assoluto bisogno che i diritti umani di base siano rispettati (sinistra), come c’è altrettanto bisogno del più lucido realismo nel giudicare gli eventi (destra). C’è bisogno, insomma di un nuovo modo di ripensare la realtà sociale nel senso di un superamento del capitalismo (sinistra) che tenga però anche conto che alcune pulsioni umane sono incancellabili e vanno gestite (destra).
Gli aspetti oscuri della destra (razzismo, violenza, intolleranza), si sono scagliati contro gli aspetti oscuri della sinistra (classismo, violenza, intolleranza). L’errore degli ultimi duecento anni (errore terribile, foriero delle più grandi tragedie) è aver visto come opposti dei fenomeni che sono complementari.
In buona sostanza la destra può essere vista come “esistenziale”, cioè propugna una natura umana immutabile, individuale, gerarchica, territoriale, tradizionale, che va mantenuta, “conservata”. La sinistra è “normativa” afferma che la natura umana ha un’origine nei rapporti socio economici e può essere dunque corretta, e va corretta, in senso collettivistico, dinamico, tecnico, extraterritoriale, sganciato dalle pastoie di qualsivoglia “tradizione” e che il “progresso sociale e tecnologico” è la direzione sulla quale puntare la barra del timone.
Forse sarebbe un’ambizione troppo grande puntare a una unione di queste forme complementari? Sì, probabilmente sì. L’uomo non è pronto a fare questo salto. Non è pronto a unire compassione e grazia e giustizia, dentro di sé. Libertà, uguaglianza, fraternità. Troppa libertà disgrega. Troppa uguaglianza soffoca. Fu per questo che Robespierre, illustre carnefice e vittima della libertà e dell’uguaglianza, fece aggiungere agli obiettivi primari della Rivoluzione la fraternità, unica forza che può impedire i massacri. Unica forza che può unire le forze complementari. Unica forza che non entra mai in campo se non raramente e per brevi, intensissimi momenti che però ci hanno consentito finora di non spazzarci via dal pianeta.
È così. La destra non sarà mai sconfitta. E nemmeno la sinistra. Esse esistono come forze complementari dell’animo umano.
I “populismi” di quest’ultimo decennio sono un mescolamento di destra e sinistra, una polverizzazione, un omogeneizzato di tutto quello che è stato il conflitto sociale degli ultimi cento anni. A tratti, nel pulviscolo, si riconosce qualcosa, ma tutto resta essenzialmente indistinto. Questo omogeneizzato di destra – sinistra è il risultato della distruzione sistematica della coscienza individuale nel capitalismo liberista. Dato che il cittadino consumatore deve solo tutelare i propri vantaggi di consumo e niente altro, le politiche sociali ed economiche, sono sempre più schematiche. Nel voto “di pancia” che ha fatto vincere in Italia e in altre zone dell’Europa i “populismi”, giace la sofferenza dell’irrisolto, il tentativo estremamente goffo dell’individuo di riprendersi una sorta di collettivo che la società liberista ha fatto letteralmente sparire.
Bisogna fare attenzione a non sottovalutare il bisogno di “populismo” che ha l’uomo medio di questo tempo. Può essere criticabile, puerile, mediocre, ma il dolore che sottende questi movimenti, è reale, è anzi, l’unica cosa reale rimasta.
Siamo tutti orfani di qualcosa, in quest’epoca. Ci curiamo con dei surrogati. Giochiamo con concetti svuotati perché non abbiamo la forza di tornare umani, o diventare veramente tali, una buona volta.
Che significa diventare “umani”? Significa compiere in sé quella totalità, la fraternità, che ci sfugge sempre e che in quest’epoca non è nemmeno più un miraggio, accecati come siamo dai fantasmi della libertà e dell’uguaglianza. 
(continua)

sabato 16 giugno 2018

Populismi 3: destra e sinistra

“Ciò che mi obbliga a scrivere, penso, è la paura di diventare pazzo.”
Georges Bataille

Destra e sinistra sono concetti ormai superati. Questa affermazione, indipendentemente da chi la fa, suscita invariabilmente reazioni che vanno dalla perplessità, se va bene, all’aggressività, se si incontra la persona sbagliata.  Chi dice che destra e sinistra sono concetti superati è per forza di cosa uno che è di destra e non lo vuole ammettere. Perché essere di destra nel 2018, naturalmente, è una cosa molto brutta. Al che si potrebbe ribattere che chi crede che queste categorie non si possano in nessun modo trasformare è sicuramente di sinistra. Per quelli di destra essere di sinistra, sempre nel 2018,  è ovviamente una cosa molto brutta. Il superamento delle categorie destra – sinistra, è ancora più inaccettabile per chi si sente legato alla sinistra che è la categoria più visibilmente vicina all’estinzione delle due. È dunque una forma ininterrotta di nostalgia. Qualcuno potrebbe ribattere che il mondo è prevalentemente e tragicamente di destra, ormai, visti i risultati dele elezioni dimolti paesi del mondo, ma non coglierebbe il punto. Le istanze di sinistra non sono affatto sparite. Sono mescolate con quelle della destra in modo indissolubile. D’altra parte il mescolamento dei due fronti non è cosa nuova, accade fin da quando esistono. Ma vediamo un po’.
In primo luogo destra e sinistra sono, nel 2018,  categorie emotive/spirituali, non ideologiche o politiche.
 Nati con la Rivoluzione francese, i concetti di destra e sinistra hanno subito mutevoli variazioni, tutti ruotanti grosso modo intorno a uno stesso asse: destra reazionaria, conservatrice e nazionalista, portatrice delle istanze delle classi dominanti; sinistra rivoluzionaria, progressista e internazionalista, portatrice delle istanze delle classi dominate. Lo schemino da terza media, con tutte le variazioni possibili, può essere riprodotto fino al 1989.
Già prima di questa data però, due notevoli infiltrazioni invasero i campi rendendo le cose ancora più confuse. Nazional socialismo e fascismo nacquero entrambi come fenomeni in cui alcune istanze di sinistra (la difesa delle classi lavoratrici dallo strapotere padronale e bancario) con alcune istanze di destra (il nazionalismo) erano indissolubilmente mescolate. Non si possono scindere fenomeni come il nazismo e il fascismo senza tenere conto della profonda adesione popolare che ebbero. Entrambi i totalitarismi europei si identificarono con la destra in funzione anti comunista, ma le radici di tutti questi movimenti (comunismo, fascismo, nazismo) sono le stesse. Sono tutti frutti della pianta socialista. Il socialismo era naturalmente di sinistra, poiché era internazionalista e propugnava l’abbattimento delle disuguaglianze sociali. Continuando con lo schemino da terza media si vede facilmente che fenomeni evidentemente di destra e fenomeni di sinistra, lungi dall’essere completamente opposti, sono per lo meno contigui. Il demone del nazionalismo, a destra, sfociò nella difesa della “patria”, che poi divenne “razza” che poi divenne razzismo e più che altro antisemitismo. L’origine dell’antisemitismo è molto complessa e non la posso certo trattare qui. La cosa curiosa è che pogrom antisemiti avvennero anche in URSS che avrebbe dovuto essere la patria dell’internazionalismo socialista. Insomma lati oscuri del razzismo e del patriottismo erano presenti nei due opposti schieramenti, sia pure in misura differente.
In buona sostanza destra e sinistra si sono fronteggiati per ben due secoli. Tuttavia, come accade sempre, il nemico lo si odia e lo si combatte senza accorgersi che in qualche misura ci fa sempre da specchio.
A livello più profondo si potrebbe tranquillamente affermare che destra e sinistra sono categorie spirituali che appartengono all’individuo moderno/post moderno. Istanze conservatrici, istanze libertarie, istanze comunitarie, istanze progressiste, rivoluzionarie, esistenziali, normative: tutto questo è contenuto nel nostro oscuro animo e viene alla luce secondo i movimenti che i popoli e le élite fanno in quella tragicomica sequenza di insensatezze che chiamiamo storia (rigorosamente minuscolo).
Quello che è accaduto dopo il 1989, con lo spalancarsi delle frontiere e lo scatenarsi del libero mercato, è che ognuna di queste istanze rimaneva nella sua legittimità, ma le carte si sono completamente mescolate. I vecchi partiti della sinistra hanno pensato bene di rimodernarsi in senso liberista: in questo caso ha prevalso l’internazionalismo di sinistra con un camuffamento che è tra i trasformismi più beceri della storia. E' subentrato l’internazionalismo delle merci, cioè una identificazione assoluta con il Capitale e le sue esigenze. Non si è mai vista una resa più totale dal punto di vista ideologico.
La destra dal canto suo, ha da un lato radicalizzato le istanze di protezione borghese perdendo nel contempo quell’impulso anticapitalista che aveva in comune con la sinistra, sia pure con prassi diverse. Man mano che il capitalismo finanziario liberista e neo liberista prendeva piede in occidente e in Europa, l’erosione del potere d’acquisto delle classi medie, di fatto il sensibile impoverimento di chi prima poteva a buon titolo definirsi “borghese”, ha fatto sì che i partiti della destra più popolare potessero fare da cassa di risonanza per il malumore generale.
“Un milione di posti di lavoro” era lo slogan berlusconiano, ma anche i destrorsi del resto d’Europa cercavano di fare promesse simili.
Il trionfo del capitalismo liberista non ha dunque cancellato le istanze che avevano segnato la nascita della dicotomia destra sinistra, si è limitato a spostarle da un campo all’altro. È stata la cosiddetta destra a fare le veci della sinistra nella difesa (o almeno della sua promessa) delle cosiddette classi subalterne. Naturalmente lo ha fatto nel senso del tradizionalmente destrorso concetto di “patria”, “nazione”, “difesa del territorio”, “sicurezza”, tutte per altro rivendicazioni legittime: lo erano anche quelle di Hitler e Mussolini all’inizio. Stando così le cose si era avuto un ribaltamento totale rispetto al passato pre-1989: la destra attirava di più il popolo in difficoltà, la sinistra le classi medio alte, imprenditori a capo delle medie e grosse imprese.
L’Italia, in cui la guerra civile post 1945 non è mai veramente finita, è stato uno dei paesi dove maggiormente la tifoseria ideologica si era accanita. Dopo il 1989, con la scomparsa del PCI e l’avvento di Berlusconi, destra e sinistra sono implose e hanno cominciato ad avvicendarsi al governo del paese senza che qualcosa di veramente essenziale li distinguesse. E tuttavia i “popoli” di destra e sinistra continuavano a guardarsi in cagnesco e pretendevano gli uni sugli altri una superiorità morale che la realtà si incaricava di smentire ogni volta.
Con il finire del primo decennio del XXI secolo questa contrapposizione sempre più stanca, sempre più indistinguibile, è stata spazzata via dai movimenti cosiddetti “populisti”. Allora sì che i vecchi concetti destra – sinistra hanno mostrato definitivamente la corda, peggio, si sono completamente fusi. I movimenti “populisti” piaccia o no, sono la redde rationem della dicotomia destra – sinistra.
Ecco che destra e sinistra appaiono ormai involucri svuotati di senso. Le istanze che li animavano però restano, perché sono umane e dunque in linea di massima le stesse nei secoli, più o meno. (continua)

venerdì 15 giugno 2018

La pietà

L'uomo, monotono
Universo,
Crede allargarsi i beni
E dalle sue mani febbrili
Non escono senza fine
Che limiti


Attaccato sul vuoto
Al suo filo di ragno
Non teme e non seduce
Se non il suo proprio grido

Ripara il logorio alzando
Tombe,
E per pensarti, Eterno,
Non ha che bestemmie

Giuseppe Ungaretti