Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)

sabato 18 gennaio 2020

Conoscere la disattesa


Gli umani di quest’epoca sono dei disinformati informatissimi. È come se non riuscissero a mettere insieme i pezzi (o non volessero), per cui ognuno vive basandosi su quello che ritiene di aver capito. In questo non ci sarebbe nemmeno qualcosa di strano, se non che  mancando qualsivoglia coesione in questa società che non sia il profitto o l’immagine di sé, gli esseri risultano condannati a una solitudine atroce, della quale nemmeno sono totalmente consapevoli. Da qui arriva l’esigenza di tutti questi corsi di yoga, cucina, cucito, ballo sudamericano, ecc. 
Conoscere veramente l’uomo, significa conoscere la disattesa. L’uomo manca sempre il bersaglio, tanto più quando gli sembra di centrarlo. Questo accade perché l’uomo è un essere manchevole, che attende di essere completato da un Dio, che non si fa vedere da nessuna parte. A volte, però, la Presenza completa ciò che mano umana non potrebbe. E nemmeno ci si accorge di quanti miracoli accadono ogni istante.

lunedì 13 gennaio 2020

Hammamet, il bianco e la morte


Il film mi ha fatto una grande impressione. Mi è sembrata una delle opere più interessanti degli ultimi anni. Non vorrei soffermarmi sulla prestazione di Favino, semplicemente superlativa. È qualcosa che capita poche volte, credo, nella carriera di un attore. In un’altra epoca sarebbe passata alla storia. Craxi ci apparso davanti, nella sua concretezza umana. Favino non ha imitato Craxi, è diventato Craxi.
Che importanza potrebbe avere la storia di un politico in totale declino, alla fine del secolo scorso, se non quella di trasmettere un messaggio di cui la gente dell’ormai inoltrato XXI secolo ha un bisogno inconfessato? E di cosa la gente ha bisogno oggi, a vent’anni di distanza dagli eventi narrati? Perché ci interessa Craxi?
Non è la storia di un successo, roba così tanto in voga oggi, ma quella di una catastrofe, senza riscatto. Cosa ci attira in essa? Forse il sentimento che nel dolore si diventa veri: nel dolore immedicabile, nella sconfitta, nel peccato, all’ombra della morte, nella polvere, si diventa umani, ci si avvicina umili al mistero. E noi abbiamo bisogno di abbassarci, in quest’epoca, un bisogno inconfessabile, di cui abbiamo vergogna. Abbiamo bisogno di guardare in faccia la verità che non vogliamo vedere, cioè che da tanti anni noi poggiamo i piedi sul vuoto e questo vuoto ci spaventa ma nello stesso tempo ci attrae. Perché portare avanti ciò che è disumano è troppo doloroso.
In una Tunisia livida, che sembra malata quanto il protagonista, si consuma l’ultima stagione di uno dei più potenti uomini politici italiani del dopoguerra. Autoesiliato per sfuggire alla prigione, Craxi mantiene intatta la sua arroganza e la sicurezza di essere nel giusto, fino alla fine, eppure ci appare capace ancora di generosità, di gentilezza, come pure di furori improvvisi. Il film non indugia sulle motivazioni politiche, non indaga sui torti e le ragioni. È come vedere gli ultimi giorni di Napoleone a Sant’Elena, quando ogni cosa è perduta e restano solo piccole vestigia di un potere antico, ombre di antichi privilegi. Craxi passa le sue giornate nella noia, nei disagi fisici, circondato dai familiari, una moglie che sembra perennemente in vacanza, una figlia che si dedica completamente a un padre che ama morbosamente, un nipotino in sovrappeso e non troppo intelligente, una servitù autoctona e spettrale.
Il vuoto riempie i grandi spazi bianchi, il cielo bianco, il deserto, i fichi d’India, I muri bianchi delle case, tutto bianco, un bianco che sottolinea l’approssimarsi della morte.
E questo mi pare il motivo nascosto di tutto il film: la morte, la sua attesa, il tempo sospeso della condanna, il desiderio di espiazione, mischiato a quello di rendersi vittima sacrificale, di andare fino in fondo al proprio destino. Craxi è una figura tragica, il che costituisce un’eccezione notevole nel panorama italiano. L’italiano, come si sa, rifugge dalla tragedia e riversa in commedia ogni cosa, che poi quasi puntualmente sfocia nella farsa. Craxi sembra, consapevolmente o no, volersi sottrarre a questo italico destino.
Figura di decisionista così atipico tra i politici italiani, ha voluto accentrare su di sé il potere e vuole, coerentemente, accentrare su di sé anche le conseguenze che la perdita di questo potere comporta. Uomo libero, pur nella sua arroganza e nel suo egocentrismo, non accetta di sottoporsi a un giudizio che ritiene ingiusto. Perché deve pagare solo lui, per una consuetudine (il finanziamento illecito ai partiti) che è sempre andata bene a tutti? Non è innocente, Craxi. Lui ha abusato del potere, lo ha conosciuto e vissuto in tutti i suoi meandri, se ne è abbeverato, ha fatto della sua vita strumento stesso del potere. E il potere lo ha risucchiato e sputato via.
Allora quello che gli resta da fare è morire. Craxi ingaggia la sua partita con la morte. Quando potrebbe tornare in Italia e farsi operare da medici validi rifiuta. Gioca con la sorte, si fa operare in Tunisia. L’operazione va bene, ma è troppo tardi. Craxi se l’è giocata fino in fondo. Nel sogno finale ritorna il ragazzino che per puro capriccio prendeva a fiondate i vetri del collegio: per pura ribellione, per puro gioco, per puro desiderio di mettersi alla prova e fare di sé il proprio destino.
Non è cattolico come Andreotti, Craxi: egli attinge più alla tragicità greca.
Si fa autore del proprio destino e va incontro all’hybris.
Andreotti si attacca al cristianesimo e cavalca tutte le ere, arrivando a tardissima età.
Craxi e Andreotti, sono due possibilità inerenti all’animo italiano: Craxi e del tipo meno diffuso e si può stare certi che è quello che finirà sempre male. È il tipo mussoliniano. Stuzzicare la bestia italiana è molto pericoloso. Dalla commedia si passa alla farsa e dalla farsa si passa alla macelleria, quando meno ce lo si aspetta.  
Non è possibile giustificare quello che in fin dei conti è stato un politico controverso e assai discutibile. Il film però non può fare a meno di renderci un personaggio notoriamente poco simpatico, sgradevole e arrogante, uno di noi: e cioè un complicato, irrisolto, dolente essere umano di fronte alla propria mortalità e all’incomprensibile mistero di un cielo bianco che ci sovrasta.

sabato 11 gennaio 2020

Sogno di inizio decennio


Giunto dall’altra parte di questo simbolico muro del tempo, eccomi nel nuovo decennio. Crisi e/o opportunità, come sempre. Non si saprà mai se il nostro atteggiamento fa veramente la differenza, tanto le cose vanno solo così come vanno. Spingiamo il masso su per la collina, con il sorriso, felici, come prescriveva qualcuno. Che la felicità sia autoconvincimento o reale soddisfazione solo la nostra coscienza può dirlo.
Vedo su Youtube un servizio di BPS (Black Pidgeon Speaks) sul fatto che i cinesi stanno comprando mezzo mondo, sotto forma di infinite proprietà immobiliari in Canada, Africa, buona parte dell’Asia, Australia, Nuova Zelanda. Questo cambia gli assetti geopolitici in modo imprevedibile. Nei TG si accalcano notizie sulle tensioni tra Iran e USA.
La strage di neuroni compiuta dal politicamente corretto va avanti giorno dopo giorno: a questo punto anno dopo anno. L’idiozia è conclamata ormai da tempo e questo secolo ha ormai vent’anni: è un ragazzo che scalpita in cerca di una sua identità. Naturalmente il suo genere è fluido, né maschio, né femmina. Un secolo transgender.
Il cervello umano è plastico: questo è il suo pregio, che ci ha consentito di trionfare su tutte le altre specie animali. Il risvolto inquietante di questa plasticità è la velocità con cui si accolgono le mode, il camaleontico modo di essere, specialmente delle giovani generazioni, che sono in grado di assumere qualunque forma in modo pressoché istantaneo, a ogni nuovo stimolo. Questo fenomeno crea un curioso tipo di conformismo anticonformista.
Non c’è mai stata una così grande diversità di stili di vita come in quest’epoca, eppure mai come in quest’epoca la gente sembra tutta uguale. È qualcosa che fa pensare.
Naturalmente Checco Zalone ha fatto un nuovo film, guarda caso sull’immigrazione. Se ne sentiva veramente la mancanza, poiché ha fatto un abbastanza prevedibile record d’incassi. Evidentemente il cosiddetto italiano medio ha bisogno di essere indottrinato ancora meglio su quello che deve sentire. Sentire, non pensare. Del pensiero in Italia non ci si occupa. Comunque, l’italiano medio è in ottima compagnia in tutto il mondo.
L’umanità è molto più stupida adesso che nel passato e non c’è modo di farla deviare dal solco in cui si è inserita.
Le élites non sono, tutto sommato, più intelligenti dello stupido popolino manipolabile. Anche i ricchi vivono in un’illusione dalla quale non possono svegliarsi. Il pianeta ruota, silenzioso, intorno alla sua stella e una malinconia senza nome scende su tutto.
O Mensch, gib acht!
Ma non si sveglia, non c’è possibilità. Da un sogno scivola dentro un altro sogno, e poi in un altro sogno ancora.


giovedì 5 dicembre 2019

Il paradiso di Goebbels


Il XXI secolo sarebbe stato il paradiso di Goebbels.
Il nazista sarebbe estasiato dalle infinite possibilità di gabbare la gente offerta dalla tecnologia. Questo secolo ama la propaganda, vive di essa, si nutre di sensazioni, emozioni, mezze verità, piegate e piagate per plasmare la cosiddetta opinione pubblica verso destra, verso sinistra, sopra o sotto, secondo la convenienza del momento. Siamo al Black Friday delle opinioni, ognuno ordina on line la sua, se la fa su misura, in uno stordimento generale che aumenta l’immane confusione che c’è sotto il cielo. Masse addormentate e addomesticate da giochini, Internet, TV e aria e cibo inquinati assimilano tutto ciò che vola raso terra con una prontezza inquietante, senza farsi una domanda, senza andare oltre il proprio smartphone (che ha preso il posto del naso), senza il rischio che sorga uno straccio di visione d’insieme. E dove non è più possibile una visione critica d’insieme, la volontà del cittadino virtualmente cessa di esistere. Ci sono solo reazioni emotive, automatiche, acefale.
Ci mancavano le “sardine”, poveri esseri, magari pure convinti di essere in gamba, presi e stritolati dai media che non vedevano l’ora di un nuovo filone da esaurire.
E intanto la protesta contro il “clima d’odio”, nato dall’odio nei confronti di un uomo politico, ha tutto l’amaro sapore di un inconfessato desiderio di guerra civile. Lo hanno detto che lo vorrebbero appeso per i piedi in piazzale Loreto o preso a sprangate sulle gengive. Lo hanno detto, anche se hanno cercato di rimangiarselo. Lo hanno detto che lo odiano e, come conseguenza odiano i milioni di persone che lo votano o vorrebbero votarlo. E questa cosa, in democrazia, è assai preoccupante. C’è una gran voglia di menare le mani, in questo paese. Ci sono troppa rabbia e troppa frustrazione, accumulate in anni. Quanto più la società vira verso il più esasperato e frustrante individualismo consumistico, quanto più ci si inventa un finto collettivismo, una partecipazione a compartimenti stagni che crea divisioni, tifoserie, scuderie che si combattono senza esclusione di colpi.
La disoccupazione, la cronica carenza di infrastrutture, la burocrazia demente e demenziale, l’impoverimento atroce delle fasce medio basse, legato a politiche economiche e migratorie poco lungimiranti (per usare un eufemismo), insomma tutto ciò che è veramente alla base dell’odio sociale che si sta diffondendo, non conta. È sufficiente scegliere un bersaglio, il comune nemico. Chi meglio del cattivone Salvini?
Le “sardine” si muovono in banchi. Il nomignolo scelto è sintomatico dell’epoca. Esseri con un cervello piccolo che non possono fare nulla da soli si muovono a caso in acque profonde. È facile farli andare dove si vuole. È facile fare nascere incidenti, di cui naturalmente sarebbe responsabile Salvini. E intanto da altre parti i giochini continuerebbero.
Povera patria, cantava Battiato.
Naturalmente è ancora più facile che tutto si sgonfi come una pizza mal lievitata. Non scordiamoci mai che questo è il paese dei tarallucci e vino. Qualunque tipo di metafora culinaria va bene, in un paese votato più al cibo che al sol dell’avvenire. Bella ciao all’aglio, olio e peperoncino. E sardine sott’olio, che c’hanno pure gli omega 3.

venerdì 4 ottobre 2019

Il mondo salvato dalle ragazzine

Il fenomeno Greta Thumberg  è sintomatico di un'era che, nonostante l'enorme sviluppo tecnologico, riscontra un ridotto sviluppo razionale. L'umanità presa nel suo complesso, con tutti i suoi sette miliardi e mezzo di individui, può essere raffigurata come un un adolescente di 14 anni non particolarmente intelligente. Per cui Greta è la perfetta rappresentante dell'umanità perplessa di fronte ai guai che ha combinato.
Non poteva essere che una ragazzina, in più affetta da sindrome di asperger, a farsi portavoce del nuovo ecologismo che avanza. Un ragazzino, un maschietto, probabilmente sarebbe stato troppo occupato a masturbarsi con youporn o giocare a Call of Duty. Doveva per forza essere una ragazzina. Forse grazie a lei risolveremo alcuni problemi, dato che i potenti si sono commossi. Diverremo tutti gli attenti soldatini della monnezza. È come ci vogliono i potenti. Ebeti che fanno la raccolta differenziata  e utilizzano le tecnologie green, zombie ecologici. La colonizzazione della Galassia è un'eventualità remota, irrealizzabile per ora e forse per sempre, anche se secondo Elon Musk dovremmo già sfrecciare oltre gli anelli di Saturno e messi in grado di respirare acido cianidrico senza conseguenze, grazie alla tecnologia. Ma poi chi ci andrebbe sulle stelle? Tante piccole greta e compagni? Non credo. Loro, il nostro futuro, i futuri umani, hanno poche idee, ma molto chiare: più green, più divertimento bio, niente più cose brutte e cattive. Salviamo il pianeta. Finalmente lo spot della Coca Cola troverà la sua epica, perfetta, commovente realizzazione.
No, le stelle o la prospettiva di una estinzione gloriosa, possono aspettare.
Meglio mangiare cacchine bio e farsi le seghe sulle nuove tecniche di filtraggio che ci permettono di bere la nostra stessa urina in 8 gusti diversi. Meglio viaggiare come ragazzini di 12 anni su monopattini ad alta velocità, sfrecciando ecologicamente su e giù per le strade. I prossimi anni vedranno tante splendide folle di coglioni in monopattini multicolori e biciclette a pedalata assistita per i più anziani. Tutti in tuta, tutti belli, tutti sani, con o senza reddito di cittadinanza, tutti intenti a sfrecciare in mezzo a torme di immigrati irregolari che stazioneranno ovunque sulle strade cagando e pisciando dove capita, d'altra parte non è colpa loro se non c'è posto. Ci aspetta un paradiso green, è inevitabile, la parola inglese non viene nemmeno più segnata in rosso dal correttore word, ormai è fatta.
Naturalmente le cose sono un po' più complesse. Un cambiamento di mentalità generale è auspicabile. Estiguerci sarebbe più teatrale, pochi son disposti. Ma già lo sappiamo, usciremo di scena con una scorreggia e non con una fiammata.

sabato 7 settembre 2019

Enjoy the real thing



È assolutamente funzionale e in armonia con le regole della natura che il debole soccomba e il forte sopravviva. Il forte, come aveva giustamente intuito Nietzsche, non è il migliore, ma solo il meglio adattato. La natura non mantiene in vita eccezioni. Gli esseri eccezionali vengono spazzati via al pari degli esseri mal riusciti. Solo il medio sopravvive e prospera. È così che la natura si perpetua. È per questo che a capo delle élite non ci sono esseri eccezionali, ma esseri medi altamente funzionali. L’eccezione, il genio, influenza in qualche modo la società, presto o tardi, ma sempre come dall’esterno e sempre a scapito dell’individuo di genio stesso, che in qualche misura rappresenta un vicolo cieco esitenziale. Ecco perché una società non può in alcun modo essere governata da persone di genio. È semplicemente innaturale.
Il funzionamento della società prevede la divisione dei compiti e naturalmente (questo avverbio non può fare altro che ricorrere) le élite altamente funzionali utilizzano l’opera delle classi inferiori per prosperare. In natura ci sono innumerevoli esempi di questo tipo. Il parassitismo è comunissimo, come la simbiosi o la mimesi.
La dialettica servo padrone comincia al baluginare delle prime società di agricole, man mano che i nostri antenati smettevano di essere cacciatori – raccoglitori. Serviva che qualcuno guidasse e qualcun altro si sottomettesse. Sono tutte cose già risapute, ma saperle di nuovo è sempre utile per capire a che punto siamo.
È dunque altamente funzionale che le società umane (tutte) prevedano qualche forma di schiavitù reale o virtuale, volontaria o involontaria. Non affermo che ciò sia bello, o giusto, o peggio ancora che io sia d’accordo con questo, anzi tutto ciò mi ripugna. Ma dal punto di vista naturale questo è il metodo migliore per far funzionare le cose.
La società umana è parte della natura, al pari delle dighe costruite dai castori, dei termitai, dei formicai e dalle mandrie di caribù. La differenza può essere qualitativa, ma l’essenza è la stessa. La cultura è il nostro esoscheletro. Un essere umano non può semplicemente esistere al di fuori di una cultura, di qualsivoglia tipo. Chi, per qualche motivo (è il caso dei cosiddetti “ragazzi lupo” o di Kaspar Hauser) cresce fuori dal contesto umano, non acquisisce caratteristiche umane, ma rimane un essere che non è né umano, né bestia. L’anima umana non può fiorire che nella “cultura”, cioè nel sistema di linguaggio simbolico e mitico che informa gli umani in un dato territorio.
Ecco dunque che quel grande organismo naturale che è la società umana globale prospera attraverso la divisione in classi (cioè in sfere di influenza) e naturalmente sono le classi più potenti che si accaparrano le risorse che le classi più deboli possono godere solo in misura nettamente minore. Noi pensiamo che ciò sia orrendo perché veniamo da secoli di retaggio cristiano nel quale ci viene insegnato che i poveri sono benvoluti da Dio e i ricchi alla fine andranno all’inferno, ma naturalmente questa è una stronzata che i ricchi si sono inventati per fare stare tranquilli i poveri. In realtà se un Dio esiste, esso è evidentemente, inevitabilmente, inequivocabilmente dalla parte delle classi e degli individui più ricchi, dotati e agiati. "A chi ha verrà dato,  a chi non ha verrà tolto anche quello che ha." Così c’è scritto nel Vangelo e il senso è inequivocabile. La Natura (maiuscola) va avanti in questo modo, eliminando o usando i più deboli per aumentare la forza dei forti. È per questo che Dio, se esiste, non è buono. La consolazione serve per mantenere a un livello accettabile la sofferenza dei deboli che altrimenti potrebbe intaccare l’equilibrio naturale, che prevede che qualcuno prosperi e qualcun altro soccomba. La prosperità universale, semplicemente, non è contemplata dalla natura.
Le culture orientali prevedevano che l’uomo, per essere felice (leggi: saggio) dovesse cercare di vivere in equilibrio con queste forze naturali e dunque comprendere il livello in cui si trovava e uniformarsi ad esso, sapendo che il Tao” tratta le diecimila creature come cani di paglia” e il wu wei (agire senza agire, cioè in realtà agire con distacco) è la chiave di tutto.
L’occidente non può agire con distacco, anzi crede anzi che l’individuo sia protagonista della propria vita. È a causa di questo atteggiamento intraprendente e guerresco che l’occidente ha conquistato il pianeta, al punto che oggi tutto è Occidente. Dal punto di vista naturale, esso ha prevalso, risultando nettamente vincitore. Si è creato dunque uno squilibrio. In natura gli squilibri, presto o tardi, portano all’estinzione dei fenomeni squilibrati. Anzi, lo squilibrio potrebbe benissimo essere uno dei mezzi con cui la natura azzera il campo di gioco, cancella la lavagna, resetta l’hardware. Piano piano, senza fretta. Va tutto bene, qualunque cosa accada. O va tutto male, qualunque cosa accada. Possiamo scegliere il nostro filtro interpretativo, per la natura è lo stesso.
Il motivo per cui in Occidente ha prevalso la visione progressista dell’esistenza (abolizione del tempo ciclico dell’antichità e credenza nell’idea di progresso illimitato) è racchiusa nella personalizzazione del principio primo della natura. Dio è uno, è maschio (inutile fare finta che non sia così), è il capo tribù che dobbiamo seguire per vincere sui nostri nemici. Questa è la concezione ebraica che ha prevalso e che poi si è mitigata con influssi orientali facendo sorgere il Cristianesimo con la sua grande invenzione dell’amore universale, la compassione, che in realtà esisteva già nel buddhismo, in forma più ascetica.
La compassione è dunque la grande scoperta, l’abbraccio che riscaldava le anime dolenti degli umili, degli schiacciati dalla grande ruota della macchina naturale. Era la parte materna che riscaldava il freddo glaciale dello spirito paterno, rendendo la vita sopportabile. Nasce il culto della Madonna, la Madre. Dove si va senza una Madre? Da nessuna parte.
Nietzsche aborriva la compassione, poi è impazzito abbracciando un cavallo maltrattato ed è finito a farsi cambiare il pannolone dalla mamma.
L’universo è un posto freddo e senza pietà. La Madre è il rifugio. L’uomo, nato da padre e madre, segue il suo Padre cosmico e brama la sua Madre cosmica per poter ritrovare ciò che ha perduto, da qualche parte, milioni di anni fa.
Ma naturalmente indietro non si può tornare. La conciliazione degli opposti non avviene mai, pena l’annullamento dell’essere. Ci si può solo muovere verso di essa. Bisogna camminare.
Restano però i deboli, i meno adatti, gli sfruttati, le classi inferiori. Che farne di loro?
L’ordine della natura ne prevede l’eliminazione progressiva. È atroce ma è così. È inaccettabile per noi esseri “civilizzati”, ma è così. Non si può dire  e soprattutto non lo si può pensare dato che noi stessi (perlomeno io) ne facciamo parte, ma è così.
L’eliminazione non si attuerà certo con i metodi brutali dei secoli passati o quelli tecnologico – apocalittici del novecento, ma con un progressivo indebolimento, imbastardimento, addormentamento delle coscienze. Gli innumerevoli esseri in sovrappiù, quelli che, se ne lamentava la Lagarde, vivono troppo a lungo, vanno piano piano lasciati al loro destino: basta erodere il welfare, basta aumentare impercettibilmente il costo della vita, basta che giovani di altre terre, prevalentemente maschi, possano entrare e prendere possesso dei territori, piano piano. Basta ottundere le menti con idee basiche, con false speranze, basta intorbidare le acque e piano piano tutto si sistemerà. I poveri aumenteranno sempre di più di numero e si noteranno sempre di meno e quando saranno maggioranza, si faranno fuori da soli. Mai e poi mai i poveri erediteranno la terra.
È semplice come la natura, perché la natura è semplice e crudele.
La natura è dalla parte delle élite, sempre. L’utopia è contro la natura. Il mistero atroce è questo. È eroico lottare contro la natura: è un'impresa che merita onore e rispetto. Ma bisogna che la realtà venga alla luce. L’amore continua a palpitare nei cuori degli esseri umani, questo povero amore fino all’ultimo splenderà nel buio. L’amore, prodotto della natura, è lo specchio che riflette e svergogna la natura stessa, la sua indifferenza. L’amore vince tutto, proprio perché è destinato a perdere sempre. Nella sconfitta, vince.
Dio si commuove, forse, da qualche parte, ma il corso della natura resta sempre uguale. È bene saperlo, bisogna avere il coraggio di vederlo.
Se dovesse mai accadere (ed è accaduto) che una classe ne rovesci un'’altra ecco che tutto rimarrebbe uguale. Semplicemente si riformerebbero altre élite che riproporrebbero il giochino, magari sotto il segno della pace e della fratellanza universali. Ma in realtà vi sarebbero ancora degli sfruttati, degli ultimi, degli abbandonati. L’utopia della ridistribuzione equa delle risorse è attuabile a un prezzo talmente alto che sarebbe incompatibile con le risorse realmente disponibili sul pianeta. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire, sopratutto a se stesso. Sarebbe come cercare di creare il moto perpetuo. Senza contare che il tutto potrebbe funzionare solo se gli umani fossero in un numero molto più basso e ragionevole. Ma questo non è il caso del pianeta Terra: non succederà mai che la popolazione diminuisca volontariamente. La natura da una parte vuole la crescita continua, dall’altra vuole la distruzione altrettanto continua. Una cosa non può esistere senza l’altra.E in mezzo ci siamo noi.
Rimane fissa l’idea tenace del progresso, dell’andare avanti in eterno, sempre avanti, sempre meglio, sempre di più. Verso dove? Verso il paradiso, la felicità, la coincidenza degli opposti, il Nirvana, i saldi a fine mese, le ferie, il domani, il comunismo, la pensione. In mezzo a questa tensione universale chi comprende il wu wei sa che lo Yang prevarrà sullo Yin finché lo Yin tornerà a prevalere sullo Yang e così via, in eterno. Perché darsi pena?
L’occidente, nella sua spinta inarrestabile, cerca metodi inconsci per fermarsi. Credo che l’Occidente lo desideri ardentemente questo declino che sembra non arrivare mai. Il tramonto dell’Occidente è lungo, molto lungo.Man mano che tramonta, tutto il mondo è diventato Occidente.
Ma alla fine della notte si vedrà la luce. La compassione trionferà. L’abbiamo sempre saputo. Il discorso della montagna, la rivelazione del Sutra del Loto sul picco dell’Aquila, i rotoli del Mar Morto, la Mecca, la Cappella Sistina … tutto ci porta lì.
Per capire bene di cosa si sta parlando, non c’è niente di meglio che guardare il finale della serie televisiva Mad men: il protagonista, un incallito pubblicitario in cerca di redenzione, ha una specie di satori in cui, al colmo della beatitudine, crea quello che poi sarà il jingle più diffuso e caratteristico di tutti i tempi.
Questo lampo di genio illumina l’universo e getta luce sul vero obiettivo dell’uomo, sullo scopo finale della sua venuta sulla terra. Ecco la conciliazione degli opposti, la perfetta armonia, la fine delle classi, il trionfo dell’umanità, ecco finalmente svelato il mistero di tanto lottare e tanto soffrire. Ecco il nettare degli dei.
Acqua zuccherata e anidride carbonica e qualche altro piccolo mistero mai svelato.
Enjoy the REAL THING!!

venerdì 6 settembre 2019

Disilludersi è un lavoro

Chi è onesto e intelligente non è convinto
Chi è intelligente e convinto non è onesto
Chi è onesto e convinto non è intelligente
Non si fugge da queste tre regole. Sono eterne e inappellabili. C’è da dire che si cade in uno dei bracci della triade a momenti alterni, per cui non sempre si è intelligenti o onesti o convinti. Dipende dal momento che si vive. Per cui ci vuole un po’ di indulgenza con noi stessi per essere stati spesso dei coglioni, cioè persone oneste e convinte.
Il comunismo, il PD, la Soka Gakkai, I 5stelle … la destra, la sinistra … scartavo una stronzata solo per finire in braccio a un’altra … a causa del mio anelito alla verità. Povero ragazzo. La mia coglionesca e romantica ricerca dell’assoluto mi ha fatto imbattere in menzogne di volta in volta sempre più elaborate a tal punto che differivano dalla verità solo per una virgola e quella virgola ci mettevi anni per vederla. E così è passato il tempo, da un giogo all’altro, e io sono diventato sempre più scemo e sempre più solo.
E così ho imparato la dolcezza della disillusione. La disillusione è stata un balsamo per la mia anima. I momenti più belli della mia vita sono stati quelli in cui ho perso un’illusione. Ogni volta mi sono sentito puro, leggero e disposto a salire alle stelle. Sono proprio un inguaribile romantico, quindi per definizione un potenziale coglione. Un coglione si risveglia dal sogno solo per finire dentro un altro sogno. Questo è più o meno quello che dice il taoismo. Ci si risveglia al fatto che si sta sognando, ma si continua a sognare.
Disilludermi è diventato un lavoro, quasi. Negli anni mi sono disilluso da persone, situazioni, movimenti. Cercavo di rimanere puro ed ecco che un’altra illusione mi si attaccava. Dovrei esprimermi in termini poetici, tirare in ballo le onde del mare e il deserto che fiorisce nonostante tutto e le montagne che sfidano il tempo e l’uccello che ogni mille anni con un ala le sfiora e di come tutto, ma proprio tutto verrà inghiottito dalla morte, senza appello e senza scampo.
E invece penso ai 5 stelle e a Casaleggio, al business creato con la complicità di Grillo, guitto senza più un palcoscenico nazionale e in odore di ecologismo: un business nato solo per creare profitti dalla politica. Tutto come da copione: i primi anni belli, sinceri, puri e poi l’impossibilità di dire realmente quello che si pensa, le epurazioni, l’emergere di figure più o meno carismatiche, il contrapporsi agli altri simulando (ma non del tutto consapevolmente) una superiorità etica indiscutibile. Tale e quale la Gakkai, solo che la Gakkai non faceva (formalmente) politica. E la gente ci credeva, nei 5 stelle, e hanno pure vinto le elezioni e io li ho pure votati. Due volte. Nel 2013 e nel 2018. E mi sono incazzato quando le manovre di palazzo di Napolitano hanno impedito nel 2013 ai 5 stelle di formare un governo la prima volta.
A mio parziale riscatto posso solo dire che non ho mai voluto coinvolgermi più fino in fondo, come ho fatto nel passato. Una piccola riserva mentale me la sono conservata, ma questa riserva era più sul fatto che difficilmente i 5 stelle avrebbero potuto attuare i loro propositi e che erano quasi sicuramente destinati al fallimento.
Ma la verità è che il loro scopo (o meglio, lo scopo dei suoi fondatori) non era realizzare il progetto di una società migliore.
È solo quando Salvini improvvisamente (?) “stacca la spina” del governo e fa ripiombare tutto nell’incertezza, che la faccenda si chiarisce. Vogliono le poltrone ad ogni costo, ecco cosa, per semplici questioni di soldi, e di un po’ di potere, certo, ma soprattutto di soldi. Tutto si riduce a questo, non c’è bisogno di tirare in ballo i rettiliani o gli Illuminati e forse nemmeno la BCE, sebbene quest’ultima sia ben contenta della piega presa dagli eventi.
Non credo che il Capitone sia una persona completamente onesta e nemmeno completamente disonesta. È il classico italiano che si barcamena tra onestà, disonestà, pochezza e ammuina, grandi progetti e pochi fatti: niente di nuovo insomma.
Ma i 5 stelle che erano così innovativi, così antisistema … e poi ti votano la von der Leyen. E Conte, tipica figura dell’ambiguo italiano che sorride e te lo piazza in culo nello stesso tempo. Che gente. Senza onore, senza dignità. Per forza. L’obiettivo è il proprio profitto, il profitto della Casaleggio, il proprio potere, la propria durata in un sistema chiuso di privilegi e totalmente autoreferenziale. È un sistema autistico come la piccola Thumberg, la ragazzina che vuole la salvezza del pianeta attraverso l’aiuto dei mercati. Poverina.
I 5 stelle vogliono la loro propria salvezza e niente altro. Non verranno più votati? E chi lo sa. L’italiano dimentica in fretta e la politica in Italia è una questione di tifoseria. Uno zoccolo duro prevarrà. Ma faranno di tutto per durare, perché è lo stipendio che vogliono. Niente altro che questo. Come non capirli?
Non posso fare altro che accettare che ci sono cascato ancora. È facile imbrogliarmi, dunque. Sono lento e farraginoso, lo si evince anche dalla scrittura. Avrei dovuto liquidare il fenomeno in dieci righe massimo e invece sto facendo una spataffiata logora come sono logoro io, senza più trucchi a disposizione.
La cosa più triste è vedere lo zoccolo duro degli elettori 5 selle arrampicarsi sugli specchi per giustificare questa merda. La gente la verità non la vuole vedere, Wanna Marchi è sempre nei nostri cuori nonostante tutto. Questo, dopotutto, è il paese in cui un (ormai ex) ministro dell’interno tira fuori un rosario e a sua volta il presidente del consiglio l’immaginetta di Padre Pio. Ci mancava solo il Mago Otelma che gestiva la Camera e i giochi erano fatti.
Non si vantino troppo quelli che dicono di non esserci mai cascati: non ci sono cascati con i 5 stelle, ma ci sono cascati a braccia aperte con il PD per 20 anni e pur di non vedere che partito di merda è (merda e niente altro) si accontentano di godere del fatto che Salvini è fuori dai giochi. Sprovveduti o in malafede, come sempre.
Tutto è tifoseria da stadio e benaltrismo per reazione. E non serve elencare i provvedimenti positivi che 5 stelle e PD nell’arco temporale in cui sono stati al comando possono avere fatto. Anche Hitler ha fatto qualcosa per i lavoratori, così come Mussolini, così come la Mafia per i siciliani. In mezzo alle nefandezze qualcosa di positivo si fa sempre. Non serve a giustificare nulla e nessuno.
Nulla al ver detraendo sia il mio motto ora e sempre. Sono stato un coglione, è probabile che lo sarò ancora e quando meno me lo aspetto. La coglionaggine è un destino subdolo.
Ricordate sempre, o voi che passate di qui:
Chi è onesto e intelligente non è convinto
Chi è intelligente e convinto non è onesto
Chi è onesto e convinto non è intelligente