Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)

venerdì 23 maggio 2014

L'intelligenza del fanatismo



Elezioni europee. Strilli di scimmie sugli spalti. Pro e contro. Tutto nel pallido miraggio di un cambiamento che non potrà mai avvenire da quei pulpiti. Grillo, devo ammetterlo, mi è simpatico, da sempre. Molto di quel che dice, è condivisibile. Anche quel che non è condivisibile, comunque, va sempre visto in una prospettiva che non è mai fissa.

Quel po’ di carica rivoluzionaria presente nel M5S fa raddrizzare i peli sulla schiena dei puristi: quelli che hanno depositato il copyright della rivoluzione da qualche parte. Alt, dicono. Tizio (o caio) ha scritto che la rivoluzione è questo e quest’altro.

Certo la “rivoluzione” grillina non va a toccare i modi di produzione. Niente al mondo lo può fare. Per ora.

È qualcosa, però, di cui non si è mai visto l’eguale finora. I tentativi di assimilare il M5S al fascismo del 1919, al Partito dell’Uomo Qualunque, al nazismo, al comunismo, non riescono. È sempre la vecchia tendenza di vedere l’oggi con gli occhi di ieri. Vedere la storia come un fenomeno che si ripete mi sembra una fallacia logica. C’è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che appartiene solo al presente.

Mi piace il M5S perché è una delle risposte del XXI secolo alla merda novecentesca. È un prodotto odierno, nato dall’oggi, destinato a navigare a vista verso il domani. Niente futuri radiosi, niente sol dell’avvenire: soltanto gente che si mette insieme a rimestare sulle macerie dell’adesso per provare a trarne qualcosa di diverso, un pragmatismo fiabesco.

È l’utopia del presente, la sola possibile in quest’epoca.

Intendiamoci, nonostante ribadisca la mia simpatia per il M5S, so quasi per certo che è destinato a fallire, sia che vinca, sia che perda: non credo, in altre parole, che potranno realmente cambiare la sostanza delle cose. È però un grande tentativo. È bello che succeda proprio in Italia, paese ormai completamente cinico e ottenebrato.

L’Italia è il laboratorio dei più grandi esperimenti sociali, diceva il solito Debord (cosa non ha anticipato quel povero alcolista suicida? Si dovrebbe studiare nelle scuole e invece è rimasto solo un nome che fa figo pronunciare, di solito senza averlo letto).

Ripeto, qualunque cosa accada, il M5S è destinato al fallimento, o alla trasformazione in qualcosa di altro. Ma nonostante tutto quello che possono dirne i detrattori, la vita lì dentro pulsa, stranamente in controtendenza con i tempi.

È proprio questo che fa incazzare e allarmare tutti, sentire l’alito del possibile sul collo.

Sentire che c’è qualcuno che si muove, a tentoni, sbagliando, fuori dagli schemi, da profano, tutto quello che si vuole: è intollerabile, mi rendo conto.

Meglio pensare che il M5S sia solo una banda di accoliti di un guru pazzo e incazzoso, dei lobotomizzati, dei poveri di spirito plagiati.

Io ho fatto parte di una setta, nella mia vita passata. I meccanismi della psicologia di gruppo, li ho dapprima vissuti sulla mia pelle e poi, quando a fatica me ne sono staccato, studiati.

Le dinamiche gruppali sono molto simili tra di loro. Dentro al M5S, si è ancora nella fase in cui c’è molta attenzione alla purezza iniziale del messaggio e c’è una forte coesione intorno al messaggio stesso, molto più che intorno al personaggio Grillo. Si fa attenzione, si coltivano capacità individuali.

Hanno resistito al fuoco di sbarramento ininterrotto di tutti i media nazionali, tesi a screditare il loro movimento. Si sono fatti largo nella palude di menzogne o peggio, mezze verità, che avvolgono la coscienza civile di questo paese. Non si sono mescolati, errore che gli italiani, avvezzi al compromesso, ancora non gli perdonano.

Ci vuole intelligenza e fanatismo per fare questo. Il fanatismo dell’intelligenza: quella percentuale di intransigenza che se è proiettata verso scopi “nobili” può essere motore di trasformazione.

Resta solo da vedere quando il fenomeno comincerà a degenerare.

Hanno dalla loro parte il fatto di essere circondati in ogni direzione solo da esempi negativi. Questo è un grande sprone a cercare di fare qualcosa di meglio.

Dubito che saranno eletti. Dubito anche (sono costretto a ripeterlo ancora), qualora lo fossero, che riusciranno a fare molte delle cose che si prefiggono, ma è importante che qualcosa del loro movimento rimanga. Quello che non potranno fare adesso, lo farà qualcun altro magari tra venti o trent’anni.

L’astuzia della ragione, l’ha sempre messo nel culo a tutti, a partire da Hegel stesso, per finire a Marx, Gramsci, Hitler, Stalin, Roosevelt, Gandhi, King, Pippo Baudo, Berlusconi, Madre Teresa, Jovanotti, Renzi … e anche Grillo.  

6 commenti:

  1. ne leggo cose in giro, su queste elezioni, ma tu, sei l' unico che, con chiarezza ha espresso la migliore analisi/critica /opinioni...impeccabile.Ti ringrazio per avermi chiarito anche dei dubbi.E' sempre un piacere leggerti.

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    1. Grazie a te, S, per essere passata di qua.

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  2. E' proprio questo il punto. Il "fiato", o meglio il brivido del "possibile", non importa quale possibile, basta che qualcosa avvenga, tra thriller mediatico e suspence fantapolitica in cui dalla statica dell'ordinario si passa al film d'azione dell'evento spettacolare, caotico, qualsiasi cosa basta che scardini la noia del reale, eccita gli animi e le viscere e fa ribollire i peggiori istinti travestiti da puritanesimo, in un'acclamazione corale virtual-tribale in cui il cittadino medio, abituato a delegare ma pieno di rabbia repressa accumulata, gode del suo spossessamento e adesione al clan di quelli che in molti cominciano a fiutare come i futuri vincitori.

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    1. Nella storia umana, in fondo, non è sempre successo nient'altro che quello che descrivi? In Italia, aggiungo, la rabbia accumulata fa presto a dissiparsi. Poi rimangono i pasticci da risolvere.
      Ciao Diogene

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    2. Appunto, ragione in più per assumersi la responsabilità di remare in direzione ostinata e contraria.

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    3. Come previsto, ha vinto chi doveva vincere, con il 42% di astensioni. Se ne prende atto e si va avanti. CI si avvia alla normalizzazione di tutto. Gli interessi dei soliti, le chiacchiere da salotto televisivo i bla bla bla.
      Sotto la parola "riforme" faranno passare il peggio del peggio, camuffato da meglio.
      Si vede che gli 11 milioni di italiani (tanti sono, non di più) che hanno votato PD, sono fautori di un sano realismo beneducato. In fondo, Grillo dice troppe parolacce.
      Berlusca è pronto a fare alleanze. Il minestrone è sempre lo stesso. Un poco più salato ogni anno che passa.

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