Cronache Babilonesi

Cronache Babilonesi
Escursione nella Filosofia - Edward Hopper (1959)

venerdì 7 settembre 2012

Pensieri nani 3


Rousseau e Kant, fautori del 700, Hegel e Schopenhauer, fautori del 800, Marx e Freud, fautori del 900 …

Sempre il solito diramarsi delle soluzioni. L’uomo è buono o è cattivo? L’uomo è migliorabile o no? Nichilismo o speranza? Né l’uno né l’altro.

Questo pianeta ha prodotto la vita. La vita è materia che organizza sé stessa. Materia cosciente. Dalla materia (mater) nasce lo Spirito. Lo Spirito vivifica la Materia.
Noi siamo COLORO CHE RESPIRANO.
La definizione di vita è: ciò che respira. Anche gli alberi respirano.

Il concetto di felicità è fuorviante. Esso è in realtà il più fuorviante di tutti.
La felicità esiste, senza dubbio. Ma focalizzarsi sulla felicità è drogarsi.
Lo Spirito è benevolo e malevolo insieme. Bisogna godere della benevolenza e sopportare la malevolenza, come il navigatore sopporta la burrasca. È inutile maledire la burrasca.
Essa è parte integrante del mare. È lo scotto da pagare per avere splendide e ininterrotte giornate di sole.
Allo stesso modo è fuorviante avere una visione pessimistica o ottimistica delle cose.
Stiamo navigando e se dobbiamo navigare, dobbiamo procurarci gli strumenti per evitare le tempeste. Qualora incappassimo in una tempesta, dobbiamo avere l’esperienza per uscirne vivi.
Il male nasce dalla compressione, il bene dal’espansione. Tuttavia bisogna guardarsi dal prendere questa affermazione come assoluta.

L’uomo ha un assoluto bisogno di trascendenza. Questo termine, tuttavia, non implica una aspirazione verticale dell’essere, ma un desiderio di Altro. Il più grosso mistero  non è l’esistenza o non esistenza di Dio, ma l’esistenza dell’Altro.
Fondersi con l’Altro, capire di essere uno con tutto ciò che vive, pur restando un organismo separato, questa è la trascendenza. Questa è una aspirazione laterale, orizzontale. Vedi Levinas e il concetto del Volto dell’Altro.

In altre parole, l’amore. Concetto inflazionato e mal chiarito. Da indigestione. Si parla di amore e si annusa l’ipocrisia. È comprensibile. Nei secoli dei secoli è successo di tutto.
Ma il bisogno rimane intatto.

11 commenti:

  1. D' accordo con te, alla fine il nocciolo, di tutte le speculazioni possibili di pensiero,
    riconducono sempre all' amore...

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  2. Lui dice: "Tra esseri ci si può scambiare tutto tranne l'esistere". Certamente, d'accordo: nessuno potrà mai penetrare il mio dolore, compatirlo, né, probabilmente, anche solo rappresentarselo mentalmente con approssimazione.
    Io, questo, lo posso superare, lo posso sopportare, oppure anche no: potrei morirne, ma non è affatto importante, se è il trascendersi che conta, se è lì che si concentra il senso del vivere. Se dovessi cercare una ragione alla mia vita, alla mia umana inattaccabile solitudine, avrei già precluso-nel pormi l'oziosa domanda-, la maturazione del senso stesso, perchè esso, molto semplicemente, NON PUO' riguardare me.
    Quindi, rimane l'Altro, da amare di un amore che non contempli né cupidigia né morbosità; amarlo proprio perché 'Altro'. Il Volto del diseredato, del diverso, dell'incomprensibile, allora, mi esorta alla Giustizia universale ed io, che solo così riscatto il senso d'esistere, sento non già di dover agire, ma, nell'intimo, di non potere e volere fare altrimenti altro.

    In un certo senso ed ampliandone la lettura, Massimo, nelle tue riflessioni sento evocato anche il concetto di "bisogni primari" che la Weil riteneva naturalmente insiti nell'umana natura.

    Ed oggi, così come viviamo, più o meno conniventi, noi stiamo andando tutti in direzione "ostinata e contraria" a questa.

    Un caro saluto.

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  3. non che ne fregherà particolarmente a qualcuno ma non riesco a trovarmi molto in quest'ultimo post del blog (a trovare un'appiglio sensibile per poterne discutere), commento lo stesso perchè stavo leggendo i precedenti pensieri nani e ho visto questo: "Ogni generazione ha il suo modo di essere ossessionata dalla morte" e credo sia una delle cose più intelligenti che ho letto ultimamente e complimenti(?) [o è, la frase sopra, una nota da Rilke o una cosa del genere?]

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  4. @ Anonimo

    No, caro anonimo, niente Rilke. Questi sono pensieri nani, appunto, poco sviluppati. A volte non so nemmeno da dove vengano.
    Credo che l'amore sia diventato un tabù, proprio perché siamo ormai sfiancati da secoli di miserie. Eppure il bisogno di trascendere è rimasto intatto. Dove non si attua, nasce la violenza. Almeno, spesso è così.

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  5. e che Rilke non poteva permettersi dei pensieri nani anche lui nel caso? :P giusto per dire che non voleva essere un modo di riconoscere un blasone o che altro, semplicemente forse l'aver letto troppo e fatto poco mi fa pensare (o presentire) che dire Rilke, dire Girard o dire qualsiasi altro nome sia più il segno di una geografia che non un pedigree, tutto qua ;) sul bisogno di trascendere è rimasto intatto penso tu ci prenda in maniera sconcertante, sul dove non si attua avei da rifletterci di più... un aforisma che ho letto da poco di un autore spagnolo vivente di cui però non ricordo il nome purtroppo dice che il nostro tempo è attendere che avvenga il miracolo e che lo compia il diavolo; mi è sembrato molto azzeccato quando l'ho letto. non so se è una risposta a quanto mi scrivi, però

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  6. @ Sirio59

    Cara Morena, noi andiamo sempre verso l'altro, in un modo o nell'altro. Il fatto che l'incontro sia praticamente impossibile se non a un livello di trance (chiamiamola trascendenza) costituisce tutto il problema.
    Dovremmo re-istituire le danze tribali ...

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  7. Alcuni pensieri sono presi alla lettera dai frammenti postumi di Nietzsche

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    1. @ Anonimo 29/09/2012 14:09
      Mi sapresti dire a che punto dei frammenti postumi ti riferisci? Così, per curiosità, perché se sono stati presi alla lettera a mia insaputa, vuol dire che tra me e Fritz c'è una affinità elettiva ...

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  8. anch'io ho un concetto simile di trascendentalità, concetto che spesso si incrocia con quello di alienazione -così come mi pare sviluppato dal moro di Treviri



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  9. sull' argomento ti potrebbe interessare, se non lo conosci già, quello che scrisse Massimo Bontempelli in "Trascendentalità e capitalismo", reperibile in rete

    da

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    1. Mi interessa, cercherò di leggermelo, grazie.

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